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Caschi blu in Burundi per fermare la guerra civile

Con la Risoluzione 2303 il Consiglio di Sicurezza approva l'invio di 228 poliziotti nel paese

Burundi

I 15 membri del Consiglio di Sicurezza votano la Risoluzione 2303. UN Photo/Mark Garten

François Delattre, Rappresentante Permanente della Francia all'ONU: "Con la Risoluzione 2303 il Consiglio di Sicurezza si assume le sue responsabilità [...] la Risoluzione rappresenta un grande passo e un messaggio forte che ora deve essere tradotto in fatti”

Il 29 luglio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una nuova Risoluzione presentata dalla Francia riguardante la difficile situazione del Burundi. Con 11 voti a favore e 4 astenuti (Angola, Cina, Egitto e Venezuela) è stato raggiunto l’accordo che prevede l’invio di 228 caschi blu ONU nel paese per un periodo iniziale di un anno, al fine di monitorare la situazione relativa alla sicurezza e fornire supporto alle operazioni dell’Alto Commissariato delle Missioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR). Lo scopo è quello di fermare finalmente gli episodi di violazioni e abusi in una nazione già lacerata dai conflitti interni, iniziati più di un anno fa quando il presidente Pierre Nkurunziza decise di ricandidarsi illegalmente per il terzo mandato consecutivo. Da quel momento centinaia di persone sono state uccise, migliaia sono state arrestate e in 24 000 hanno lasciato il paese.

Le unità ONU per l’ordine pubbliche verranno poste sotto l’autorità di un Senior Advisor e saranno stanziate in tutto il paese a partire dalla capitale, Bujumbura.

Il Consiglio di Sicurezza ha inoltre invitato tutta la società burundese a collaborare con le attività delle Nazioni Unite in modo da facilitare il lavoro delle nuove truppe, rendendo agevoli e sicuri gli spostamenti tra i vari luoghi di detenzione. Il Consiglio, inoltre, si è rivolto al Governo del paese premendo per la distribuzione di 100 Osservatori per i Diritti Umani dell’Unione Africana e di 100 esperti militari e ha chiesto ai vari partiti in lotta di tornare a proteggere e assicurare per tutti il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, tenendo fede agli impegni presi il 23 febbraio scorso riguardo alla liberalizzazione degli apparati di stampa e il rilascio di tutti i prigionieri politici.

Durante la seduta i 15 membri del Consiglio di Sicurezza ha fatto appello anche ai dialoghi inter-burundesi e a tutti gli Stati della regione perché contribuiscano attivamente alla ricerca di una soluzione di pace.

Durante lo stakeout per la stampa seguito alla riunione del Consiglio (vedi video sotto) l’ambasciatore francese alle Nazioni Unite François Delattre, che ha presentato la risoluzione, ha affermato: “Molti pensavano che sarebbe stato impossibile raggiungere un accordo. La Francia però non poteva permettersi di accettare la passività o il fatalismo, poiché la posta in gioco Burundi è troppo grave. Adottando la Risoluzione 2303 il Consiglio di Sicurezza si assume le sue responsabilità e porta a termine un importante atto di diplomazia preventiva. Non siamo certo ancora arrivati alla fine dei conflitto, ma la Risoluzione rappresenta un grande passo e un messaggio forte che ora deve essere tradotto in fatti”.

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