Cerca

OnuOnu

Commenti: Vai ai commenti

L’ONU ammette le sue colpe ad Haiti

Le Nazioni Unite si dichiarano colpevoli per l'epidemia di colera nel paese

ONU colera

L’organizzazione panamericana per la Sanità (PAHO), l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO), l’UNICEF e il Ministero della Salute di Haiti hanno lanciato la prima fase della campagna vaccinazioni contro il colera per 400.000 persone nel 2016. Photo: UN/MINUSTAH/Logan Abassi

Dopo 6 anni dall'inizio dell'epidemia un portavoce di Ban Ki-moon ammette il ruolo giocato dall'ONU, che da cinque anni a questa parte ha sempre respinto ogni tipo di accusa sfruttando l’impunità diplomatica

Le Nazioni Unite ammettono di essere responsabili per la diffusione dell’epidemia di colera esplosa ad Haiti nel 2010 contagiando 770.000 persone e uccidendone 10.000, solo pochi mesi dopo il terribile terremoto che lacerò il paese. Lo ha affermato il viceportavoce del Segretario Generale Farhan Haq durante la conferenza stampa di giovedì 18 agosto presso la sede ONU di New York, quando interrogato da una giornalista ha dichiarato: “A proposito di Haiti, quello che posso dire è che le Nazioni Unite sono coinvolte nella diffusione dell’epidemia di colera a partire dal 2010. Nel corso degli ultimi anni l’Organizzazione si è però convinta di dover far di più per aiutare le vittime. Stiamo prendendo in considerazione una serie di opzioni, e il report inviatoci da uno dei nostri Human Rights Rapporteurs si è rivelato molto utile. Il piano d’azione definitivo sarà rilasciato entro i prossimi due mesi, quando sarà stato completato e approvato dalle autorità asiatiche”.

Il video della conferenza QUI dal minuto 6:30

Il report a cui Haq fa riferimento consiste in un documento privato indirizzato direttamente a Ban Ki-moon, redatto dal professore della New York University e consulente ONU per i Diritti Umani Philip Aston. Nel report, diffuso dal New York Times, Aston afferma senza mezzi termini che l’epidemia “è iniziata per colpa delle Nazioni Unite”, in particolare a causa di una scorretta manutenzione del sistema di scarico di una delle basi ONU nel paese. I primi casi di colera sono infatti stati registrati ad Haiti nell’ottobre 2010 (a più di 150 anni di distanza dalla volta precedente) vicino ad una base che ospitava 454 caschi blu appena giunti dal Nepal, dove la malattia era già diffusa.

Il report è stato inviato a livello informale e può quindi essere accettato o rifiutato dal Segretario Generale. Da cinque anni a questa parte Ban Ki-moon ha sempre respinto ogni tipo di accusa a riguardo, sfruttando l’impunità diplomatica della quale le Nazioni Unite certamente godono. Le famiglie delle vittime hanno infatti intentato numerose cause all’Organizzazione che, però, sono sempre state ignorate.

Le dichiarazioni di giovedì sembrano quindi segnare un punto di svolta rispetto all’approccio adottato verso la questione. “Questa è una grande vittoria per tutte le vittime haitiane che da anni lottano per ottenere giustizia, scrivendo agli uffici delle Nazioni Unite e intentando cause legali” ha affermato Mario Joseph, avvocato haitiano specializzato nel campo della protezione umanitaria che si è fatto portavoce di più di 5000 vittime della malattia.

Anche Beatrice Lindstrom, avvocato per le famiglie delle vittime, ha dichiarato ad Al Jazeera che ora l’ONU deve “mantenere ciò che ha detto attraverso i fatti. Sono ancora necessarie delle scuse pubbliche e dei risarcimenti”. Da questo delicato punto di vista, però, pare che l’ONU non sia ancora pronto a modificare la sua posizione e abbandonare la comoda protezione offerta dall’immunità. Haq ha infatti affermato alla conferenza stampa che “per quanto riguarda i risarcimenti, la nostra posizione legale non è cambiata”. Egli ha proseguito precisando che al momento l’Organizzazione si sta concentrando non tanto sulle cause dell’epidemia ma su come eliminare il morbo: “Stiamo studiando una serie di possibilità per decidere come agire ad Haiti per porre fine al contagio. Il problema non è ancora stato risolto e noi vogliamo mettere al centro le necessità reali delle persone che si trovano sul posto” ha dichiarato il viceportavoce.

Durante la conferenza stampa di venerdì 19 agosto, poi, i giornalisti hanno chiesto a Farhan Haq delucidazioni riguardo al tipo di soluzioni che l’ONU sta valutando ma non hanno ottenuto risposte soddisfacenti: “Ci stiamo lavorando proprio adesso — ha affermato il portavoce — dovremo aspettare ancora. Ciò che posso dire ora è che sarà necessaria la cooperazione della comunità internazionale e delle autorità asiatiche”. (QUI al minuto 10:00)

In un comunicato il Segretario Generale Ban Ki-moon ha espresso grande preoccupazione per le sofferenze che il colera ha portato agli abitanti di Haiti, affermando che “le Nazioni Unite hanno una responsabilità morale vero le vittime dell’epidemia e devono aiutare Haiti a superare questo momento attraverso la costruzione di un sistema sanitario efficiente”. Egli ha poi proseguito ricordando che la situazione richiede il pieno impegno e partecipazione da parte del governo del paese e della comunità internazionale.

Haiti è il paese più povero dell’emisfero occidentale e il tasso di diffusione del colera aumenta di anno in anno. L’ONU sta trovando difficoltà nel raccogliere i 2.27 miliardi di dollari promessi nel dicembre 2012. Vedremo se, con i nuovi piani che verranno a breve rilasciati, la situazione migliorerà. 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter