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Siria e armi chimiche: all’ONU, JIM fa litigare i Grandi

Il Consiglio di Sicurezza continua a discutere il report JIM sulle armi chimiche in Siria

Samantha Power

L'ambasciatrice USA all'ONU Samantha Power durante una delle riunione del Consiglio di Sicurezza (Foto ONU/Rick Bajornas)

USA, Francia e Regno Unito premono per "una risoluzione forte" contro i colpevoli dell'uso di armi chimiche in Siria, ma Russia e Cina affermano che "non ci sono prove sufficienti". L'ambasciatore del governo siriano di Assad al-Jaafari definisce "ipocrita" il CdS che "naviga in acque torbide pur di incolparci"

Sono riprese martedì 30 agosto all’ONU le discussioni tra i 15 stati membri del Consiglio di Sicurezza riguardo all’ultimo report rilasciato in data 24 agosto dal Joint Investigative Mechanism (JIM), guidato da Virginia Gamba, riguardo all’uso di armi chimiche nel contesto della guerra siriana.

Come preannunciato nel nostro precedente articolo la situazione al Palazzo di Vetro è estremamente tesa a causa di una lotta tra titani: i cinque Grandi, i paesi che godono del diritto di veto, stanno infatti adottando posizioni differenti rispetto alla delicata questione, con Cina e Russia che si dichiarano contrarie all’imposizione di sanzioni contro il governo di Assad (riconoscendo invece le colpe attribuite all’ISIS) e Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna che invocano invece una risposta pronta e decisa da parte del Consiglio di Sicurezza.

L’ambasciatrice americana Samantha Power ha infatti così affermato prima dell’inizio della riunione a porte chiuse: “È estremamente importante che il Consiglio si muova velocemente per assicurare che chiunque sia colpevole di questi crimini ne paghi le conseguenze”. Power, inoltre, aveva già usato toni particolarmente aggressivi nel condannare gli attacchi chimici, definendoli “uno strumento barbarico e ripugnante per la coscienza di tutto il genere umano”. Anche l’inglese Matthew Rycroft non sembra avere remore nel punire i colpevoli: “Il governo siriano ha portato a termine attacchi al cloro contro i civili in Siria, e questo è un crimine. Chiunque ne sia responsabile deve pagare il giusto prezzo”. Simile l’approccio del rappresentante francese François Delattre, che ha affermato: “Abbiamo bisogno di una Risoluzione, di una Risoluzione forte”.

In seguito alla riunione, conclusasi nel tardo pomeriggio di martedì, l’ambasciatore russo Vitaly Churkin ha parlato informalmente con i giornalisti. “Gli esperti del JIM si sono confrontati con una sfida molto difficile e hanno fatto ciò che potevano. I nostri esperti continuano a studiare attentamente il documento, ma ci sono ancora delle domande che rimangono senza risposta. Qualcuno ha usato il cloro, questo è un fatto, ma non si può ancora dire chi. Le conclusioni, a volte, sono formulate con modalità che non permettono di avere piena fiducia in loro”. Churkin ha poi fatto notare che “nel report non si fa accenno alla volontà di imporre sanzioni. Non ci sono nomi, prove. Dobbiamo comportarci in modo professionale e indagare a fondo”. Quando una giornalista gli ha domandato se il documento offra dettagli sufficienti per imporre qualsiasi tipo di sanzione contro il governo siriano, Churkin ha risposto: “Francamente, non credo. Continuiamo ad analizzare il report”.

In seguito, il rappresentante del governo siriano alle Nazioni Unite Bashar al-Jaafari ha tenuto uno stakeout per la stampa in cui ha affermato: “Le conclusioni del report sono basate totalmente su testimonianze fornite dai gruppi terroristici, e non sono supportate in alcun modo da prove concrete. Non possono essere considerate sentenze definitive, ed è necessario approfondire le ricerche finché non si arriverà ad avere in mano fatti e non parole. Il governo siriano continuerà a studiare i casi nella sua capacità nazionale in modo da portare alla luce la verità”. Interrogato da Oleg Zelenin di TASS riguardo alla “linea rossa” metaforicamente imposta da Obama nel 2012, al-Jaafari l’ha definita “ambigua e poco chiara”, affermando che ormai da lungo tempo molti governi, tra i quali gli Stati Uniti, “navigano in acque torbide” pur di incolpare Damasco. “La linea rossa segnata da Washington era inaccurata perché basata su informazioni senza fonte”, ha affermato l’ambasciatore. Egli ha inoltre dichiarato di aver inviato più di 100 lettere al JIM con informazioni riguardanti altri 17 casi in cui è stato fatto uso di armi tossiche in Siria, ma le sue richieste di indagine non sono mai state ascoltate perchè “a causa della loro ipocrisia, alcuni membri del Consiglio di Sicurezza si attaccano ai dettagli più piccoli e irrilevanti pur di puntare il dito contro di noi”.

In conclusione anche Virginia Gamba, Direttrice del Joint Investigative Mechanism e quindi responsabile del tanto discusso report, ha parlato con la stampa ripetendo la sua determinatezza nell’individuare i colpevoli, perchè “non possiamo permetterci che gli attacchi chimici diventino la norma nel già devastante conflitto siriano, o in qualunque altra parte del mondo”. Gamba ha poi risposto alle critiche mosse da Churkin, che ha definito il report “eccessivamente tecnico e complicato”, ricordando che i temi trattati sono estremamente delicati e la mole di documenti che è stato necessario studiare e citare è considerevole: “È stato il primo documento di questo tipo nella storia delle Nazioni Unite, abbiamo dovuto creare nuove regole e nuovi standard”. Sotto invito di un giornalista la direttrice del JIM ha poi risposto a al-Jaafari riguardo alle sue richieste di indagine riguardo agli altri 17 casi di uso di armi tossiche in Siriai, affermando che “il Meccanismo non ha potuto approfondire le richieste perchè i casi citati non rientrano nel nostro mandato”.

La situazione all’ONU sembra quindi bloccata e le grandi potenze premono in modo deciso per soluzioni incompatibili.

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