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Moratoria pena di morte, all’ONU l’Italia continua la lotta

L'Italia con Argentina e Ban Ki-moon spinge per l'eliminazione della pena capitale

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Da sinistra: l'Alto Commissario ONU pr i Diritti Umani Zeid Ra'ad Al Hussein, il Segretario Generale Ban Ki-moon, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri argentino Susana Malcorra e il sottosegretario generale ONU per i Diritti Umani; Ivan Simonovic. UN Photo/Manuel Elias

Ban Ki-moon in una conferenza all'ONU organizzata dall'Italia, l'Argentina e dall'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, ha definito la pena di morte come una "pratica crudele e disumana, che nega l'umanità degli individui". Il ministro Paolo Gentiloni: "oggi la tendenza generale è favorevole all’eliminazione della pratica. l’Italia rimane fortemente impegnata su questo fronte”

Nella scia di eventi organizzati in occasione della settantunesima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mercoledì 21 settembre si è tenuto al Palazzo di Vetro un importante evento dal titolo Moving Away from the Death Penalty: the Voices of Victims organizzato in collaborazione dalle missioni ONU di Italia e Argentina e dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani (OHCHR).

Alla riunione erano presenti il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il Ministro degli Esteri argentino Susana Malcorra e il suo omologo italiano Paolo Gentiloni e tre ospiti speciali che sono stati coinvolti in prima persona nelle problematiche causate dalla pena di morte: Edward Mpagi, cittadino dell’Uganda che in passato è stato ingiustamente condannato alla pena capitale, la scrittrice e consulente per l’igiene mentale Susannah Sheffer e l’ex guardia carceraria Ron McAndrew, che ha assistito all’esecuzione di tre uomini e oggi lavora come consulente per coloro che si trovano in situazione difficili come era la sua. L’evento ha inoltre lanciato la nuova pubblicazione dell’OHCHR: Death Penalty and the Victims, che racconta le storie di coloro che, pur con modalità diverse, si sono ritrovati a dover affrontare la pena capitale.

Nel suo discorso introduttivo Ban Ki-moon ha condannato la pena di morte definendola una “pratica crudele e disumana”, ricordando che “il diritto alla vita è un diritto fondamentale. Togliere la vita è un atto irreversibile e rappresenta la negazione dell’umanità che ci contraddistingue come individui”. Il Segretario ha proseguito affermando: “Tutti dovrebbero capire che la pena di morte è sbagliata. Molti innocenti, ogni anno, muoiono a causa di sentenze sbagliate. Non sappiamo esattamente quanti, ma anche la perdita di una sola persona sarebbe inaccettabile”. Nel 2007 l’Assemblea Generale ha iniziato la sua battaglia per creare una moratoria di portata mondiale contro la pena capitale, e da quel momento il movimento per l’abolizione della pratica ha continuato a crescere. “Centosettanta Stati oggi hanno abolito la pena capitale o hanno smesso di usarla. Nonostante questo, sono particolarmente preoccupato perchè improvvisamente un numero crescente di paesi sta ricominciando ad ordinare esecuzioni e altri stanno considerando la possibilità di reintrodurre la pena di morte nel loro codice penale” ha spiegato il Segretario, invitando ancora una volta la comunità internazionale e la società civile a “continuare la lotta per la vita”.

In seguito il microfono è passato all’argentina Susana Malcorra che ha affermato: “Questo evento contribuirà a sensibilizzare riguardo alla tematica della pena di morte a alla necessità di una sua abolizione. L’Argentina è fortemente impegnata nella lotta contro la pena capitale”. L’Argentina, infatti, è paese membro del gruppo di supporto per la Commissione Internazionale contro la Pena di Morte e membro fondatore di una task force interregionale per la moratoria proposta dall’Assembla Generale. “Dobbiamo cercare metodi di condanna alternativi e ridurre gli errori nelle sentenze” ha affermato il ministro. Riguardo al libro Death Penalty and the Victims presentato in occasione dell’evento, Malcorra ha dichiarato che esso “assocerà volti concreti ai nomi e farà luce sulle sofferenze non sono delle vittime, ma anche delle loro famiglie, degli avvocati di difesa e delle guardie. Tutto ciò riguarda i diritti umani e non possiamo permetterci di ignorare l’argomento”.

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Da sinistra: l’ambasciatore italiano Sebastiano Cardi, il ministro degli Esteri argentino Susana Malcorra e il suo omologo italiano Paolo Gentiloni all’evento ONU sulla pena di morte. UN Photo/Manuel Elias

A seguire è intervenuto il Ministro degli Esteri dell’Italia Paolo Gentiloni, che ha parlato all’evento dopo aver tenuto, in mattinata, un punto stampa con i giornalisti italiani all’ONU. “Un numero sempre maggiori di Stati sta firmando la Risoluzione dell’Assemblea Generale riguardo alla pena di morte e possiamo affermare che oggi c’è una tendenza generale favorevole all’eliminazione di questa pratica. Nel 2004 i paesi che abolirono la pena erano 69, oggi sono 107” ha affermato il Ministro, dichiarando che “l’Italia rimane fortemente impegnata su questo fronte”. Gentiloni ha anche fatto notare che le negoziazioni dei prossimi anni avverrano in un clima diverso rispetto al 2004: “Ci troviamo davanti a nuove sfide, prime fra tutte i crimini e il terrorismo. Si richiede alle istituzioni di intervenire in maniera forte, e l’Italia è convinta che la pena di morte non sia la risposta adeguata per questi problemi”.

Il Ministro ha concluso affermando che la campagna per la moratoria “avrà successo solo se continuiamo a lavorare insieme e tutti i settori devono essere coinvolti. Abbiamo fatto molta strada dalla prima Risoluzione del 2007, ma c’è ancora molto su cui lavorare”.

La discussione è poi stata aperta agli ospiti. Edward Mpagi ha raccontato la sua toccante esperienza: arrestato in Uganda nel 1981 è stato condannato a morte con l’accusa di aver ucciso un vicino. Le indagini sono proseguite per ben 19 anni fino ad arrivare ad accertare che, in realtà, l’uomo presumibilmente assassinato da Mpagi era ancora vivo. Nel frattempo, la vita di Edward è stata a un filo.

Susanna Sheffer poi ha spiegato al pubblico cosa significa realmente parlare e lavorare a stretto contatto con persone che hanno sofferto a causa della pena di morte. “Le famiglie delle vittime definiscono l’esecuzione come una vera e propria tragedia, e gli avvocati di difesa lavorano sotto enormi pressioni, coscienti che la vita di una persona dipende dalle loro parole” ha affermato. Infine è intervenuto Ron Mcandrew, una ex guardia carceraria che ha supervisionato ben tre esecuzioni e lavora oggi come consulente. “Il pensiero e il ricordo delle esecuzioni mi seguiva nel più intimo dei miei pensieri. Dopo aver assistito alle esecuzioni sono stato in terapia per molti anni, e mi fa molto bene” ha raccontato.

A proposito di...

  • Claudio Giusti

    Questa banda di incompetenti è riuscita a fare entrare a gonfie vele l’Emendamento Singapore nella sbrodolata risoluzione.

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