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L’Accordo di Parigi sul clima: all’ONU va piano ma resta sano

Superata all'ONU la quota dei 55 paesi firmatari, ma ancora insufficienti le percentuali di emissioni

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L'evento all'ONU in occasione delle nuove ratifiche dell'Accordo di Parigi il 21 settembre. UN Photo/Cia Pak

Il 21 settembre 31 nuovi Stati hanno firmato L'Accordo di Parigi raggiungendo così quota 60. Speranzoso il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon: "Riusciremo a superare le barriere poste entro la fine dell’anno e a mettere in funzione l’Accordo prima della fine del mio mandato"

Tra la serie di accordi e decisioni prese in occasione della settantunesima sessione dell’Assemblea Generale, che ha animato la sede delle Nazioni Unite di New York in particolare durante la terza settimana di settembre, sono stati fatti importanti passi avanti anche a riguardo dell’Accordo di Parigi per il cambiamento climatico. Mercoledì 21 settembre infatti il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato che il numero di paesi firmatari ha ufficialmente superato la soglia dei 55, superando così uno dei due requisiti fondamentali per l’entrata in vigore del piano volto a ridurre le emissioni di sostanze inquinanti in vista di un futuro sostenibile per il pianeta.

Ban Ki-moon, del resto, sembra essere molto fiducioso nell’esito positivo del patto: “Confido nel fatto che, entro la fine del mio mandato [dicembre 2016], l’Accordo di Parigi sarà operativo. Questo rappresenterà un incredibile risultato per le politiche di multilateralismo” ha affermato il Segretario durante un evento sul tema tenutosi alla sede ONU il 21 settembre scorso. In occasione della cerimonia infatti ben 31 Stati hanno depositato le proprie firme. Sommati ai 29 nomi già presenti questo permette di arrivare alla cifra di 60 paesi ratificanti che, uniti, rappresentano circa il 47,5% delle emissioni globali di gas serra. Ban Ki-moon ha anche dichiarato che altri paesi si sono dimostrati interessati a prendere parte all’accordo tra cui Australia, Nuova Zelanda, Canada, Costa Rica, Austria, Francia, Nuova Zelanda e l’Unione Europea. “Ciò significa che riusciremo a superare le barriere poste entro la fine dell’anno e a mettere in funzione l’Accordo” ha sottolineato il Segretario.

Anche se importanti, i risultati raggiunti non sono infatti ancora sufficienti: perchè l’accordo diventi pienamente operativo è necessario che i paesi firmatari siano almeno 55 (obiettivo raggiunto), i quali devono però rappresentare almeno il 55% delle emissioni.

L’Accordo di Parigi è stato deciso ed approvato il dicembre scorso durante una conferenza ormai nota come COP21, alla quale hanno partecipato i 195 membri della piattorma ONU per la Convenzione sul Cambiamento Climatico (UNFCCC). Esso è stato poi firmato il 22 aprile 2016 a New York da ben 175 paesi e, all’inizio di settembre, è stato approvato anche dai due principali responsabili delle emissioni nocive: Cina e Stati Uniti. In particolare l’accordo mira a mantenere l’aumento globale delle temperature al di sotto della soglia di due gradi Celsius all’anno, fino ad arrivare all’obiettivo finale di 1,5 gradi Celsius.

Approfittando dell’altissimo interesse di cui gode ora il tema del cambiamento ambientale, Ban Ki-moon ha fatto appello ai leader mondiali perchè sfruttino questa ondata di pressioni per ridurre i rischi e assicurare uno sviluppo sostenibile per il pianeta: “Il supporto dato all’Accordo riflette l’urgenza e la portata della sfida. Le emissioni nocive continuano ad aumentare, e con loro le temperature e i rischi. Nessuna nazione o comunità è immune a questi cambiamenti, e coloro che sono più vulnerabili ne stanno già sperimentando le conseguenze” ha affermato il Segretario.

In seguito all’evento del 21 settembre Ban Ki-moon ha affermato parlando con i giornalisti: “L’Accordi di Parigi rappresenta una possibilità reale ed effettiva per ridurre le emissioni di gas serra a livello globale”.

Il video dell’evento tenutosi all’ONU il 21 settembre:

 

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