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L’ONU, la Siria e il cambio di rotta di Nikki Haley

Nikki Haley presidente del Consiglio di Sicurezza il giorno prima dell'attacco chimico in Siria: "Assad? Un criminale..."

Nikki Haley

L'ambasciatrice americana Nikki Haley durante la conferenza stampa di presentazione della presidenza degli Stati Uniti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per il mese di aprile (Foto ONU/Mark Garten)

Siria, Nord Corea e sicurezza internazionale a partire dai diritti umani: al Palazzo di Vetro la conferenza stampa inaugurale in occasione dell’insediamento del nuovo presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l'ambasciatrice americana Nikki Haley, l'ambiziosa ex governatrice dello Stato del Sud Carolina

Hanno il sapore di un’amara premonizione le dichiarazione rilasciate lunedì da Nikki Haley, il neo-presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sull’operato di Bashar al-Assad in Siria.

“È un criminale di guerra”, ha detto ai giornalisti riuniti al Palazzo di Vetro la rappresentante degli USA alle Nazioni Unite, durante la conferenza stampa inaugurale del suo insediamento come presidente del Consiglio di Sicurezza per il mese di aprile. Martedì mattina le brutte notizie non hanno tardato ad arrivare, con i 100 morti, di cui una decina di bambini, e i 400 feriti siriani coinvolti nell’attacco al gas chimico nella città ribelle di Idlib.

“È un atto intollerabile” ha commentato il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, mentre l’inviato speciale dell’ONU in Siria, Staffan De Mistura, ha comunicato che la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani ha avviato le indagini per capire le responsabilità dell’attacco, ricordando che l’uso di armi chimiche e gli attacchi contro le strutture mediche sono contro il regolamento internazionale.

“Assad è un criminale di guerra e non c’è appoggio per lui da parte degli Stati Uniti, perché la gente non vuole più Assad al governo” aveva sentenziato lunedì Nikki Haley, soltanto un giorno dopo aver dichiarato, insieme al Segretario di Stato Rex Tillerson, che gli Stati Uniti non hanno intenzione di rimuovere Assad dal governo, ma vogliono creare un’alleanza con lui a fini anti-terroristici. Dimostrando, così, l’ennesimo cambio di rotta della nuova amministrazione rispetto a quella precedente, visto che Barack Obama si era detto convinto a rimuovere Assad dal governo siriano. La posizione della Casa Bianca in merito ad Assad, perciò, non sembra unilaterale per ora: forse diverrà più netta in seguito alla strage di Idlib.

Grande appoggio e sintonia, invece, ha declamato l’ambasciatrice Haley nei confronti dell’inviato speciale in Siria Staffan De Mistura, con cui i colloqui sono settimanali e la linea di azione comune.

Molte velate polemiche sono arrivate dal presidente Haley, invece, all’amministrazione precedente dell’ONU – mossa da pratiche abitudinarie – e al Consiglio dei Diritti Umani (OHCHR), al fine di promuovere un volto nuovo della cooperazione internazionale, un “nuovo corso” più concreto e fattivo.

Ma come si pone l’ONU nei confronti della minaccia di Donald Trump di tagliare il budget a sostegno delle attività del Palazzo di Vetro – che oggi rappresenta il 22% del totale – e nei confronti dell’ipotesi di chiudere il Consiglio dei Diritti Umani? Nikki Haley sembra avere le idee chiare su tutto: l’amministrazione Trump non è contraria all’operato dell’ONU, perché la missione di pace e la sicurezza internazionale sono tra le sue principali priorità e appoggia chi si batte – come lei – per rappresentare gli Stati Uniti all’interno delle organizzazioni internazionali. “L’ONU deve recuperare credibilità e agire in modo deciso, bisogna riportare in auge il valore dell’ONU e dei suoi capaci ambasciatori” ha annunciato Haley, facendosi portavoce del punto di vista del Presidente Trump e del Congresso. Per quanto riguarda il Consiglio dei Diritti Umani, “bisognerà dimostrare che funziona e che sa agire, altrimenti lo chiuderemo, perché è giusto che sappiano che cosa ci aspettiamo da loro”. Sembrano molto lontani, perciò, i commenti di Trump sull’ONU, descritto dal neo-presidente come “una sorta di club dove la gente soprattutto si incontra per stare insieme, parlare e divertirsi”, e sembra prevalere la nuova linea di Haley, a favore di un lavoro trasparente e deciso, volto alla valorizzazione dell’operato dell’ONU. I punti principali delle attività del mese di aprile riguarderanno la crisi in Siria – a proposito della quale mercoledì il Consiglio di Sicurezza si riunirà in un incontro straordinario -, la sicurezza nucleare del Nord Corea, per cui è richiesto espressamente l’impegno della Cina, unico interlocutore reale di Pyongyang, e soprattutto il progetto di “peace keeping” e la risoluzione dei conflitti partendo dalla difesa dei diritti umani.

Nikki Haley martedì 4 aprile, presiede il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per una riunione dedicata al Sud Sudan

A tal proposito, l’inviata del presidente Trump al Palazzo di Vetro ha proposto per il 18 aprile 2017 un incontro del Consiglio di Sicurezza sui diritti umani, cui si oppongono sia Russia che Cina, per motivi diversi: la Russia sostiene l’inutilità di un incontro ufficiale su tale argomento, perché ogni membro dell’ONU ha ratificato l’impegno a difendere i diritti umani e non serve ribadirlo, mentre la Cina è in difficoltà a causa della sua forte alleanza con il Nord Corea. Non farà parte dell’agenda mensile la questione israelo-palestinese, o meglio, ne farà parte a latere, perché – sostiene il presidente del CdS Haley – “ Ci sono molte altre questioni importanti di cui occuparsi”. L’amministrazione Trump ha più volte accusato il Consiglio di Diritti Umani di Ginevra di essere parziale e unilaterale nei confronti dello Stato di Israele e ha ribadito il ritorno di una relazione privilegiata con esso. A tal fine, gli Stati Uniti in Consiglio di Sicurezza hanno posto il veto sulla nomina proposta dal Segretario Generale Antonio Guterres di Salam Fayyad, l’ex primo ministro palestinese, come inviato ONU in Libia, perché “Gli Stati Uniti non riconoscono lo Stato Palestinese” – ha dichiarato Haley in quella occasione. La ritrovata alleanza tra Israele e Stati Uniti – messa in discussione da Barack Obama lungo i suoi mandati e interrotta a dicembre scorso con l’astensione degli USA dalla votazione sulla condanna degli insediamenti israeliani in Cisgiordania – significa per gli Stati Uniti anche criticare l’accordo nucleare stipulato con l’Iran, avverso a Tel Aviv. Uno dei punti chiave del mandato di Haley è individuare sul piano internazionale gli alleati che collaborino realmente al progetto di pace e che si dimostrino coinvolti e responsabili nel procedere insieme, contro il terrorismo prima di tutto e nella risoluzione dei conflitti, per “essere parte della soluzione”. E il cambiamento climatico? Secondo Haley, il governo americano sta trovando un bilanciamento tra il rispetto del pianeta e il bisogno di creare nuova occupazione, mettendo al primo posto l’economia e i lavoratori, contro i quali – sostiene – la precedente amministrazione ha preso molti provvedimenti.

Nikki Haley, prima donna e primo cittadino di origini indiane (Sikh) a ricevere l’elezione di governatore di Stato nel 2011 in Carolina come rappresentante del Partito Repubblicano, è una accanita avversaria della politica di Putin, che più volte ha criticato pubblicamente, ed è anche uno strenuo difensore delle posizioni di Trump nei confronti della Russia, che, pur sembrando opposte alle sue, – sostiene – “di fatto sono le stesse, riportate in modo differente”.

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