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Guterres: chi chiede alla Libia di fermare i rifugiati viola diritto internazionale

L'accordo Italia-Libia sull'immigrazione, se colpisce anche i rifugiati, violerebbe il Diritto Internazionale

Press Conference on International Refugee Day. (Stéphane Dujarric, Secretary-General's spokesman (left), UN Secretary-General António Guterres (right) UN Photo/ Evan Schneider

Alla Conferenza Stampa del Segretario Generale Antonio Guterres, per la Giornata Mondiale del Rifugiato, La Voce ha avuto conferma che l'accordo dell'Italia con la Libia rischia, quando dovesse coinvolgere non solo i migranti, di violare i diritti dei rifugiati calpestando il diritto internazionale

Con un record di 65,6 milioni di persone che l’anno scorso sono state eradicate dalle loro case a causa di violenze e persecuzioni, martedì all’ONU si è celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, nonché ex Alto Commissario per i Rifugiati, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha invitato la comunità internazionale a fornire sostegno e solidarietà ai rifugiati.

Per Guterres, la protezione dei rifugiati non si tratta di solidarietà o di generosità, bensì un obbligo nel diritto internazionale. Quindi il Segretario Generale  ha dettagliato cinque forti richieste alla comunità internazionale per il rispetto dei diritti dei rifugiati. “Stiamo ancora testimoniando molti straordinari esempi di solidarietà nel mondo d’ oggi. Ma allo stesso tempo vedremo sempre di più i confini chiusi, stiamo vedendo sempre più rifugiati e, in particolare, nei paesi del mondo sviluppato”, ha detto Guterres nella sua prima conferenza stampa a New York da quando è diventato Segretario Generale.

Guterres ha invitato i governi a gestire le proprie frontiere, ma ad aumentare le loro quote di reinsediamento e proteggere i richiedenti asilo e le persone che meritano la protezione; A cercare soluzioni politiche ai conflitti mondiali che stanno spingendo il record di 65,6 milioni di rifugiati; E per finanziare il lavoro di aiuto umanitario.

Nel Giorno del Rifugiato Mondiale, Guterres ha annunciato che sarebbe partito per l’Uganda, che questa settimana ospita un vertice ONU per sostenere i più di 1,3 milioni di rifugiati all’interno dei suoi confini per i prossimi quattro anni. Circa 950.000 profughi provenienti dal Sud Sudan hanno attraversato l’Uganda fin dall’inizio del conflitto nel  dicembre 2013. La cifra è tre volte superiore al numero di rifugiati che hanno attraversato il Mediterraneo in Europa l’anno scorso, ha dichiarato Guterres, aggiungendo che l’Uganda non solo fornisce protezione ma terra per i rifugiati.

Al contrario, Guterres ha espresso un forte incito all’azione per i paesi sviluppati che non fanno abbastanza per fornire sostegno ai rifugiati o ad accettarli, nonostante le richieste di cibo per l’alimentazione, l’acqua e altre necessità primarie. Circa l’80 per cento dei rifugiati del mondo sono ospitati dai paesi in via di sviluppo con “un impatto drammatico” sulla loro economia, la società e la sicurezza, ha sottolineato. “Questo è particolarmente preoccupante, soprattutto se associato a forme di populismo politico, xenofobia, razzismo, in cui i rifugiati diventano un obiettivo”, ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite, “molte volte accusati di essere parte della minaccia terroristica quando i rifugiati non sono terroristi – sono le prime vittime del terrore, stanno fuggendo dal terrore; È per questo che sono rifugiati”.

Affrontando la differenza tra rifugiati e migranti, Guterres ha affermato che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel prossimo anno, avrà due discussioni chiave per concordare due : uno sui rifugiati e uno sull’emigrazione. “Stiamo parlando di due situazioni diverse: i rifugiati che attraversano i confini, fuggendo da conflitti o accuse, e migranti economici che aspirano legittimamente ad avere una vita migliore e spostarsi da un paese all’altro, mirando ad un futuro migliore per loro e per i loro figli, “Ha affermato il Segretario Generale. Ha aggiunto, inoltre, che la migrazione è necessaria: “Se qualcosa è necessario, è meglio controllarlo e farlo regolarmente che lasciare che i contrabbandieri e i trafficanti siano responsabili di questi movimenti”.

Alla conferenza stampa, il Segretario Generale è stato preso d’assalto dalle domande dei giornalisti su altri argomenti. Ha affrontato domande sulla situazione in Siria e il Medio Oriente, le dispute in Qatar, il nuovo ruolo degli Stati Uniti sullo scenario mondiale, le relazioni indo-pakistane ect. Guterres ha anche affrontato le accuse che ha agito in risposta a pressioni da parte di Israele e Stati Uniti per il report sulla vicenda in Palestina, rispondendo: “Io agisco in base ai principi in cui credo e alle proposte che sostengo”.

Nella conferenza stampa formalmente dedicata al giorno dei rifugiati, noi de La Voce avevamo una domanda apposita da fare al Segretario Generale, una domanda la cui urgenza era scaturita anche da una sua dichiarazione durante il suo discorso di introduzione appena fatto davanti ai giornalisti. Guterres infatti aveva detto che fosse molto importante che nel rispetto dei diritti dei rifugiati, gli Stati in grado e obbligati dalla legge internazionale ad accoglierli non chiedessero e facessero accordi con stati terzi non in grado di accogliere i rifugiati per trattenerli nel loro territorio. Avevamo quindi una domanda inerente agli accordi presi dall’Italia con la Libia, domanda che non siamo riusciti a porre a microfoni ONU ancora accesi. Ma prima che Guterres lasciasse la stanza,  ci siamo avvicinati e abbiamo chiesto il dovuto chiarimento: Segretario Generale, nel suo discorso intendeva dire che paesi che fanno accordi con altri paesi che non sono attualmente in grado di accogliere i rifugiati non rispettano a sua volta la legge internazionale? Nel caso specifico dell’Italia, quindi, che fa accordi con la Libia, significa che non sta rispettando la legge internazionale? Guterres si è fermato, nonostante il suo staff lo incitasse ad uscire dalla stanza ad ormai conferenza stampa ultimata,  ed è sembrato invece ben pronto a rispondere alla domanda posta da La Voce: “Sì, se l’accordo è preso con un paese come la Libia che non è in questo momento in grado di accogliere e rispettare i diritti dei rifugiati, lo stato che chiede l’accordo non rispetta la legge internazionale”. Glielo abbiamo fatto ripetere due volte: quindi l’Italia non rispetta la legge internazionale? “Quando si tratta della Libia e di rifugiati è proprio così”.

Dopo poche ore,  Stéphane Dujarric, Portavoce del Segretario Generale dell’ONU, ci ha inviato questo email: “Per essere chiari, il Segretario Generale stava parlando in termini generali sulle leggi sui rifugiati e gli obblighi dei paesi. He does not know the intricacies of Italian law to comment on it (lui non conosce i dettagli delle leggi italiane per poterle commentare)”.

Quando il ministro degli Esteri Angelino Alfano era venuto all’ONU a sbandierare gli imminenti accordi con la Libia e Niger, avevamo capito subito che l’Italia rischiava grosso. E lo avevamo soprattutto capito lo scorso mese quando ne ha parlato il procuratore della Corte Penale Internazionale (ICC), Fatou Bensouda. Il procuratore aveva sviato la domanda dichiarando che al suo incarico non compete commentare questi accordi. Certo l’Italia nei suoi accordi con la Libia parla di migranti e non di rifugiati. ma sappiamo benissimo quanto sia difficile distinguerli tra i disperati che arrivano in Libia dalla Nigeria, dal Mali, dal Sud Sudan, dalla Somalia dopo aver attraversato il deserto. Cosa sta facendo il governo Gentiloni per accertarsi che la Libia non fermi anche i rifugiati? Che garanzie ha avuto dal governo traballante di Tripoli, che sappiamo bene, a malapena riesce a controllare la capitale libica? Ora ne abbiamo la conferma da Guterres: l’Italia nel chiudere accordi con la Libia, per fermare il flusso– quando fa rimanere intrappolati anche i rifugiati nei lager libici, dove presto uomini ma anche donne e bambini sono destinati a morire di stenti o essere venduti come schiavi–rischia di calpestare il diritto internazionale.

 

Aggiornamento, 21/06/17:

Il giorno seguente, abbiamo chiesto al Press Briefing un follow-up sulle dichiarazioni rilasciate alla Voce dal Segretario Generale Guterres, che poi venivano parzialmente ridimensionate dall’email del suo portavoce Stéphane Dujarric. Al vice portavoce di Guterres,  Farhan Haq,  La Voce ha chiesto se il Segretario Generale ritenga che uno stato possa fare accordi con la Libia, visto che questo paese non è nelle condizioni di accoglierli, senza violare il diritto internazionale. Alla domanda il vice portavoce ha risposto: “Non credo la risposta del Segretario Generale si riferiva a un accordo in particolare ma semplicemente alle norme internazionali”, e ha aggiunto, “ Non ho informazioni in particolare sulla Libia, ma il Segretario Generale ha reso chiaro nel suo discorso e nelle sue risposte di ieri che le nazioni devono occuparsi e assicurarsi che le vite dei rifugiati e migranti non vengano messe in pericolo, e questo deve essere una priorità. E’ in quel momento norme e leggi internazionali devono essere rispettate”. Come vedete la risposta resta in sospeso. Si capisce che per Guterres la Libia non è in una situazione tale da poter trattenere i rifugiati rispettando i loro diritti, però il Segretario Generale frena dall’esprimere un giudizio specifico sull’accordo dell’Italia col governo Libico.

(Vedi video dal minuto: 11:45 e poi ancora dal minuto 21:16)

 

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