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Accordi di Parigi, all’ONU Galletti spera negli “Stati disuniti d’America”

A margine dell'Assemblea Generale ONU il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti incontra la stampa e conferma le volontà di Trump ma non dei "suoi" Stati

Il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti interviene a margine della 72esima Assemblea Generale ONU (Foto VNY / D.M.)

Sull'ambiente Donald Trump non torna indietro, ma la speranza potrebbe arrivare dall'indipendenza delle scelte politiche nei singoli Stati d'America: "Credo ci sia la volontà economica e politica di molti, come la California, a continuare il percorso di Parigi". Poi la stoccata: "Si tratta di un accordo anche economico e chi decide di rimanere fuori oggi, rimane fuori dall'economia del domani"

Sugli accordi di Parigi nessun passo indietro. Né da parte dell’Europa, che continua a ritenerli non negoziabili. Né da parte degli Stati Uniti, che hanno confermato la volontà di uscirne, salvo modifiche. Modifiche che, però, non arriveranno. Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenuto a margine della 72esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ha ribadito un concetto chiaro: vecchio e nuovo mondo oggi, in tema di clima e ambiente, si trovano su posizioni inconciliabili.

Chi sperava potesse cambiare qualcosa dal Palazzo di Vetro sugli accordi del clima di Parigi, dopo il recente dietrofront di Donald Trump ipotizzato dal Wall Street Journal – ma seccamente smentito dall’amministrazione USA -, sarà sicuramente rimasto deluso. “Se al G7 di Taormina era rimasto qualcosa in sospeso perché non erano chiare e non erano consolidate certe posizioni, dopo i recenti sviluppi è chiaro che per l’Europa e i suoi Paesi gli accordi di Parigi sono irrevocabili e non modificabili e che gli Stati Uniti ne usciranno”, ha detto in apertura di intervento Galletti nel suo incontro con la stampa. Galletti che però si è detto fiducioso sull’effettiva utilità degli accordi stessi, per due ragioni in particolare. La prima, il fatto che i Paesi abbiano stipulato questo accordo dopo 21 anni di dibattito e che abbiano scelto un range d’azione molto esteso, fino al 2100, quindi non è detto che “con altri equilibri politici, in un altro momento storico, non si possa tornare ad avere posizioni meno distanti di quelle di oggi”. La seconda invece è la conferma che Paesi come Cina, Brasile e India, per anni restii ad accettare compromessi sull’ambiente, abbiano invece confermato il loro impegno nel rispettare gli accordi presi in Francia nel 2015: “Vedo la volontà da parte loro ad andare avanti e anzi ad incrementare l’impegno rispetto al passato”.

Dalle parole del Ministro Gian Luca Galletti è emerso anche un terzo aspetto interessante, che aveva già rimarcato in un’intervista durante la sua ultima visita al Palazzo di Vetro in estate: il fatto che all’interno degli Stati Uniti ci siano più “americhe” diverse. A una domanda della Voce di New York, il Ministro ha indirettamente elogiato l’indipendenza dei singoli Stati d’America, come la California ad esempio, in alcune delle loro scelte politiche. Un’indipendenza che permetterà probabilmente, seppur in modo parziale, di contro-bilanciare l’effetto delle politiche ambientali prese dall’amministrazione Trump: “Dopo aver incontrato alcuni rappresentanti degli Stati, come appunto la California, e aver stretto accordi con multinazionali americane, posso dire che credo ci sia la volontà economica e anche politica di molti di continuare il percorso individuato da Parigi”. La ragione è semplice: “Quello di Parigi non è un accordo soltanto ambientale, ma anche economico, perché spinge l’economia verso un determinato obiettivo”. Da qui ai prossimi anni, infatti, le energie rinnovabili e l’economia circolare rappresenteranno settori di prima importanza. E su questo aspetto, Galletti non le ha mandate troppo a dire nonostante le sue parole siano rimaste nel silenzio (se le avesse dette il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, forse, i riflettori sarebbero stati di più…): “La competizione sarà spinta e chi rimane fuori da quella rimane fuori dal mercato del futuro, perché rischia di impegnarsiin un’economia archiviata dalla storia”. Anche perché, ha precisato ancora il Ministro, “l’economia circolare getterà le basi, insieme alla robotica, della quarta rivoluzione industriale”. Una rivoluzione che permetterà di “abbattere i costi di produzione e di aumentare sia il reddito che i benefici economici”. Ma su questo, l’amministrazione Trump sembra proprio restia a condividerlo.

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