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Franceschini all’ONU: applausi per l’Italia che salva l’arte (degli altri)

L'Italia con il ministro Dario Franceschini organizza alle Nazioni Unite una conferenza sulla protezione del patrimonio culturale nel mondo

Al centro l'ambasciatore d'Italia alle Nazioni Unite Sebastiano Cardi, tra il ministro della Cultura Dario Franceschini e la presidente della Camera Laura Boldrini

Tanti ambasciatori sono accorsi per partecipare alla conferenza “Protecting Endangered Culturale Heritage: Unite4Heritage and the Italian experience” organizzata dall'Italia con la partecipazione dell'UNESCO e di una delegazione del corpo speciale dei carabinieri. A sorpresa anche la presidente della Camera Laura Boldrini. Ma il patrimonio culturale dell'Italia è altrettanto salvaguardato?

Non è ancora iniziato il mese di presidenza italiana al Consiglio di Sicurezza ONU, ma già a ottobre al Palazzo di Vetro il Belpaese ha saputo conquistarsi l’attenzione, e anche l’ammirazione, di una nutrita platea internazionale. L’occasione è la conferenza “Protecting Endangered Culturale Heritage: Unite4Heritage and the Italian experience”. Il tema, insomma, è di quelli caldi, anche perché, parlando di difesa del patrimonio artistico e culturale, in riferimento alla campagna internazionale promossa dall’Italia in collaborazione con l’UNESCO, si parla anche di terrorismo, sicurezza, legalità e peacekeeping.

Lo ha spiegato bene l’illustre platea di relatori, guidata dal ministro della Cultura italiano Dario Franceschini, ma che ha visto anche gli interventi del sottosegretario generale ONU per le operazioni di peacekeeping Jean-Pierre Lacroix, di ambasciatori stranieri, dalla Grecia al Mali passando per Olanda e Afghanistan, nonché di istituzioni che hanno voce in capitolo, dalla rappresentante dell’UNESCO Marie Paule Roudil  a quella dei Musei di New York, fino ai Carabinieri italiani che con onore difendono autentici tesori situati in aree ostili e combattono il traffico di opere d’arte. Colpo di scena non previsto anche la presenza della Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha partecipato per quella che lei ha chiamato una “coincidenza” fortunata, riferendosi al vertice con il segretario generale ONU Antonio Guterres che aveva in agenda per la tarda mattinata.

Il sottosegretario ONU per le operazioni di peacekeeping Jean-Pierre Lacroix con il ministro della Cultura Dario Franceschini (Foto Missione Italia ONU)

Il progetto “Unite4Heritage”, presentato all’ONU dallo stesso Franceschini nel 2015 e oggi addirittura supportato da una risoluzione che i relatori non hanno esitato a definire “storica”, non è solo una pietra miliare nella protezione del patrimonio artistico in contesti difficili, dove le opere d’arte diventano vittime collaterali di guerre o loro target deliberato. La campagna è anche l’emblema del ruolo di leadership che l’Italia dovrebbe ricoprire, e in questo caso ricopre, nell’ambito della tutela della patrimonio artistico e culturale. Un primato che il nostro Paese dovrebbe vantare per un generoso dono di natura e di storia, ma che, nonostante l’indiscussa predisposizione, ha fino ad ora faticato a conquistarsi a livello internazionale e istituzionale.

Franceschini ha giustamente rivendicato il ruolo da apripista giocato dall’Italia nel creare un’unità operativa fatta dai cosiddetti “caschi blu della cultura”, facendo legittimamente onore ai 30 Carabinieri italiani che, insieme a 30 civili con varie specializzazioni nell’ambito della conservazione del patrimonio culturale, lavorano a testa bassa anche in contesti difficili.  Le devastazioni del patrimonio culturale dell’umanità, ha spiegato il Ministro, avvenute nelle aree di crisi come quelle sotto il controllo di Daesh, “devono far maturare la consapevolezza di quanto sia necessario prevedere una componente culturale nelle missioni di pace e di sicurezza delle Nazioni Unite e della Unione Europea”. Il Ministro ha aggiunto che “la salvaguardia di beni archeologici e artistici che sempre di più sono oggetto di distruzione e saccheggio da parte dei terroristi deve essere al centro dell’agenda della comunità internazionale”.

Un intervento ampiamente condiviso da tutti i relatori: Lacroix, supervisore delle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, dopo aver ricordato la drammatica esperienza del Mali, ha definito una “buona notizia” il crescente impegno comune promosso dall’Italia, perché “gli attacchi al patrimonio culturale alimentano le guerre, e attraverso il traffico illegale finanziano i gruppi terroristici”; la rappresentante dell’UNESCO all’ONU Roudil ha pubblicamente voluto “offrire un tributo all’Italia, tributo non solo come UNESCO, ma anche personale” per il suo ruolo fondamentale nella campagna; il generale Fabrizio Parrulli, comandante del nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale, ha tracciato un quadro di cui il nostro Paese deve andare fiero:  l’impegno italiano nel contrasto del traffico di opere d’arte ha portato,  ad esempio, al recupero di più di 780mila oggetti artistici, alla confisca di più di 1 milione e 100mila beni archeologici e di quasi 300mila falsi, e all’arresto di quasi 1200 persone.

Il generale dei carabinieri Fabrizio Parrulli, mercoledì all’ONU (Foto Missione Italiana ONU)

Anche la presidente della Camera Laura Boldrini, a cui sono state riservate le conclusioni, ha ringraziato l’UNESCO per la campagna, definita “intelligente”, perché “riempie un vuoto”. “Lotta al terrorismo oggi vuol dire anche salvaguardare non solo i nostri cittadini, ma anche il nostro patrimonio culturale”, ha affermato con forza. E ha aggiunto: “Noi avremmo perso, se lasciassimo loro la possibilità di distruggere il nostro passato”. Boldrini ha ricordato vividamente il momento, rievocato anche dall’ambasciatore afghano, in cui i talebani decisero di distruggere i Buddha di Bamiyan, in segno di protesta contro la comunità internazionale, lasciando al loro posto solo dei giganteschi incavi: “Uno spettacolo cinematografico, ma anche molto doloroso, perché quei due grandi soggetti artistici che avevano fatto grande Bamiyan erano  stati fatti saltare in aria”. Ecco perché, ad avviso di Boldrini, questo progetto è “utile a tutta l’umanità”: “e noi non difendiamo la nostra cultura, rischiamo di perdere noi stessi”, ha concluso.

Ma è proprio osservando la straordinaria comunione d’intenti di tante nazioni diverse sul tema, e l’inappellabile riconoscimento dimostrato per il ruolo italiano, che emerge prepotente una contraddizione: com’è che l’Italia è il Paese che ha dato vita a questa ammirevole campagna internazionale, mostrando lungimiranza e leadership, ma che nello stesso tempo non riesce a valorizzare il suo sterminato patrimonio artistico?

Chi di noi, visitando siti o musei stranieri, non ha mai pensato per una volta a come gli altri riescano a rendere straordinaria un’opera che tra noi italiani, abituati alla magnificenza del Colosseo o all’autorevolezza di Pompei, passerebbe quasi inosservata? Perché i giovani che investono la loro formazione nella cultura, nell’arte, nella tutela del patrimonio artistico, proprio in Italia si ritrovano disoccupati o drammaticamente sottopagati e sono costretti a emigrare all’estero? Perché nel Belpaese è tanto difficile dare vita a un processo virtuoso ed efficiente di ricerca e restauro delle opere, senza finire sommersi vivi dalla burocrazia? Perché proprio in Italia un celebre ex Ministro affermò la massima che poi divenne tristemente celeberrima che recita “con la cultura non si mangia”?

È questo il paradosso che ha accompagnato, pur silenziosamente, un convegno che all’apparenza ha registrato piena armonia di intenti e obiettivi di tutti i partecipanti. All’apparenza anche perché, sullo sfondo, spicca il pesante addio degli Stati Uniti e di Israele all’UNESCO, dopo le recenti risoluzioni adottate sulla questione israelo-palestinese che non sono piaciute a Tel Aviv. Ma davanti alla platea di ambasciatori che hanno ricordato l’impegno italiano in terre come il Mali, dove un intero patrimonio è stato raso al suolo o bruciato, o l’Afghanistan, tristemente famoso per la distruzione, perpetrata dai talebani, dei maestosi Buddha di Bamiyan, viene da chiedersi perché tanta attenzione non venga posta nel nostro Paese, opera d’arte a cielo aperto. Un Paese che, in virtù della sua inestimabile ricchezza, meriterebbe una visione lungimirante volta non soltanto a valorizzare il patrimonio nell’hic et nunc, ma anche a incoraggiare le professionalità delle nuove generazioni che, forse un po’ utopisticamente, alla famigerata massima dell’ex Ministro nonostante tutto non vogliono dare ascolto.

 

Post Scriptum:

Purtroppo il giorno dopo l’evento di mercoledì all’ONU e la pubblicazione di questo articolo, è avvenuto un grave incidente a Firenze, nella Basilica di Santa Croce. Poco dopo le 14,30, un turista spagnolo di 52 anni è morto colpito da un elemento architettonico caduto dalla sommità di una navata della chiesa-monumento. L’uomo, Daniel Testor Schnel, veniva da Barcellona.  La procura di Firenze ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Il fascicolo, al momento, è contro ignoti. Il turista è stato colpito alla testa da un pezzo di pietra definito “abbastanza grande”. Il distacco è avvenuto da una ventina di metri di altezza. Con il turista nella visita alla chiesa, c’era anche la moglie, che gli era accanto. “Appena appreso la notizia ho contattato il Segretario Generale del Ministero e attivato la catena di intervento per accertare le diverse competenze – ha detto da New York il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini –  ci sarà una indagine della magistratura per capire come sia accaduto questo fatto drammatico e se ci sono responsabilità sulla manutenzione”.

 

 

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