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Consiglio di Sicurezza ONU: Italia presidente con focus su Libia e migranti

Alla conferenza stampa inaugurale al Palazzo di Vetro dell'ONU, l'ambasciatore Sebastiano Cardi indica l'agenda della presidenza italiana

La conferenza stampa dell'ambasciatore Sebastiano Cardi e della Missione italiana in occasione dell'inizio della presidenza italiana del Consiglio di Sicurezza.

A introdurre i lavori del mese di presidenza italiana del Consiglio di Sicurezza Onu, ci sarà Filippo Grandi, alto commissario dell'UNHCR per i rifugiati. Una scelta significativa, che dimostra come l'azione della missione diplomatica guidata da Sebastiano Cardi in questo mese sarà incentrato sui migranti, sulla Libia, sull'Africa e la crisi nel Mediterraneo. Non mancherà il Medio e Lontano Oriente: osservate speciali, Siria e Corea del Nord

“A lot of Africa”: con queste quattro parole l’ambasciatore italiano alle Nazioni Unite Sebastiano Cardi ha efficacemente sintetizzato quello che sarà il core dell’agenda del mese italiano di presidenza del Consiglio di Sicurezza ONU. Un ruolo, certamente, di grande prestigio e responsabilità, visto che il Paese membro chiamato a presiedere il Consiglio può stabilire le priorità e gli obiettivi della sua azione nel corso del proprio mandato. Mandato che inizia con un simpatico annuncio: la nostra Missione all’ONU offrirà a tutti gli addetti ai lavori, all’inizio e a chiusura delle riunioni del Consiglio di Sicurezza, una “pausa caffè” (rigorosamente “espresso”) all’italiana, servito nella sala UNCA dei corrispondenti internazionali dell’ONU.

L’Africa, dunque, sarà il filo rosso che guiderà le iniziative del Belpaese, naturalmente con lo sguardo sempre fisso al Mediterraneo. Perché parlare del Continente africano oggi non può che voler dire parlare anche di migranti, che, respinti e bloccati in Libia, diventano a tutti gli effetti rifugiati, e quindi di traffico di esseri umani.

Ed è proprio nel segno della questione migratoria e libica che domani il mese di presidenza italiana verrà inaugurato da un briefing tenuto da Filippo Grandi, Alto Commissario Onu per i Rifugiati, che, sia per carica che per nazionalità, è per antonomasia sulla questione il più autorevole referente. Questione che, come è evidente, ne interseca molte altre: non da ultima quella dei diritti umani dei migranti stessi, argomento molto dibattuto soprattutto a seguito dell’accordo che l’Italia ha stretto con la Libia, che pare aver contribuito a mettere un freno agli sbarchi a prezzo, però, della sicurezza dei migranti. In proposito, in occasione della sua ultima trasferta all’ONU, Grandi aveva ribadito fermamente l’impegno della propria organizzazione a intervenire sempre più pervasivamente nel Paese per garantire il rispetto dei diritti umani. Una decisione già annunciata lo scorso maggio, a seguito di una visita nei principali centri di detenzione libici, dove i migranti respinti che non possono pagarsi il viaggio di ritorno nel proprio Paese restano imprigionati. “Abbiamo le risorse per farlo, un dialogo con le autorità dello Stato e l’appoggio politico di molti Paesi. Ci vorrà tempo, come in tutte le situazioni molto fragili, ma siamo fermamente intenzionati a intraprendere e a continuare questo lavoro”, aveva affermato Grandi.

Sempre parlando di Libia, per il 16 novembre è previsto un briefing con Ghassan Salamé, inviato speciale ONU nel Paese, che si concentrerà in particolare sul lato più politico della questione: la gestione diplomatica della crisi in corso. Un argomento che, ha sottolineato l’ambasciatore Cardi, è inevitabilmente connesso al tema delle migrazioni, visto che la stabilizzazione della Libia sarebbe un prerequisito fondamentale per assicurare un efficace contrasto del traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Il giorno successivo, il 17 novembre, interverrà il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, ancora una volta con un focus particolare su immigrazione e questione libica. Sul medesimo argomento, il 21 novembre si terrà un open debate incentrato sul traffico di esseri umani in situazioni di conflitto.

Che aspettative ha dunque l’Italia, quale presidente del Consiglio di Sicurezza, sul nodo rifugiati? La questione non è di poco conto, perché, dal suo seggio al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Roma potrà effettivamente verificare in quale considerazione vengono tenute le proprie istanze su temi quale quello dell’immigrazione a livello internazionale. Alla domanda della Voce, Cardi ha sottolineato come il tema, osservato in tutte le sue sfaccettature, sarà l’assoluto protagonista di questo mese. Anche qualora il dibattito dovesse spostarsi sul piano più prettamente politico – come accadrà con l’intervento di Salamé – il focus coinvolgerà sempre e comunque la questione migratoria, che in fondo, alle tematiche geopolitiche, è strettamente connessa. “Le aspettative sono quelle di portare all’attenzione del Consiglio le sensibilità italiane”, ha in seguito ribadito Cardi, “per la soluzione dei problemi globali, perché quando parliamo di immigrazione, terrorismo e traffici gli effetti di questi fenomeni non sono avvertiti solo dall’Italia ma da tutti i Paesi”. E ha aggiunto: “Il terribile attentato di ieri di New York deve ricordarci che la lotta al terrorismo, la lotta ai traffici e la connessione tra criminalità organizzata e terrorismo è crescente, soprattutto nelle aree più vicine all’Italia”. All’Ambasciatore è stato chiesto anche come si comporterà l’Italia di fronte alla frequente violazione, da parte di diversi Stati membri, della risoluzione che consentirebbe di trattare soltanto con il Governo legittimo, cioè quello di Faiez al-Serraj. Una domanda evidentemente scomoda, visto che lo stesso ministro dell’Interno italiano Marco Minniti non ha mai nascosto di aver incontrato e parlato con Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, “nemico giurato” di Serraj ed espressione militare del governo di Tobruk, “bilaterale” peraltro immortalata da una eloquente fotografia. Cardi ha quindi puntualizzato che il Consiglio di Sicurezza non è responsabile delle decisioni politiche dei singoli Stati membri, ma, sotto la presidenza italiana, si impegnerà a fare nuovi passi avanti verso il difficile obiettivo della risoluzione della crisi.

Ma Africa non vuol dire solo Libia. La Missione italiana, infatti, si occuperà anche di altre zone di crisi nel Continente, a cominciare dalla Repubblica Centrafricana, Paese appena visitato dal segretario generale Antonio Guterres. Altro focus, la Somalia, con particolare riferimento alla questione della pirateria e al rinnovamento delle sanzioni; quindi, il Sudan e il Sud Sudan, nonché il Darfour. E poi c’è il Sahel, territorio stretto tra Mar Rosso e Oceano Atlantico che attraversa l’Africa da Oriente a Occidente, gravato dalla minaccia terroristica, dal traffico di droga ed esseri umani, e da situazioni di estrema povertà. Un terreno su cui i semi di fondamentalismo sparsi da Daesh potrebbero facilmente attecchire. Non a caso, all’inizio di ottobre i membri del Consiglio di Sicurezza si sono recati in Mali, Mauritania e Burkina Faso per fare il punto della situazione, e da Nouakchott, capitale della Mauritania, hanno rilanciato il progetto del G5, anche detto“esercito del Sahel”, fortemente voluto dalla Francia e sostenuto dall’Italia per assicurare la stabilità della regione. Perché poi, concretamente, è proprio da lì che passano i flussi migratori che arrivano in Libia e, in seguito, si imbarcano per le coste meridionali dell’Europa.

Nonostante il focus africano, la Missione italiana si occuperà anche di Medio ed Estremo Oriente. Innanzitutto la Siria, tema sul quale sono previste diverse sessioni che verteranno sulla questione tanto dal punto di vista politico, quanto da quello umanitario. Non secondario, il nodo della Corea del Nord, che continua a tenere banco sui tavoli internazionali a causa delle continue provocazioni del dittatore Kim Jong-Un. Proprio ieri è giunta la notizia del crollo di un tunnel in un sito nucleare a seguito di alcuni esperimenti, incidente in cui hanno perso la vita 200 persone. Cardi ha dunque puntualizzato che l’obiettivo dell’Italia sarà quello di promuovere quanto più possibile l’unità del Consiglio di Sicurezza in materia, per favorire l’efficacia delle sua azioni. A questo proposito, è stato chiesto conto al rappresentante permanente del Belpaese alle Nazioni Unite, che presiede anche la commissione preposta a vigilare sulle sanzioni internazionali imposte a Pyongyang, dell’impatto che queste ultime hanno o potrebbero avere sulla situazione umanitaria nel Paese, con particolare riferimento all’accesso ai medicinali. Cardi ha ribadito che è preoccupazione primaria del Consiglio di Sicurezza assicurarsi che i provvedimenti presi contro la Corea del Nord non incidano negativamente sui diritti umani. Altra questione sulla quale l’Ambasciatore è stato chiamato a esprimersi, la frequente violazione della Carta ONU che prevede che, nelle sessioni dedicate alla discussione di particolari crisi in corso, vengano invitati a parlare tutti gli attori principali, cosa che, per quanto riguarda la Corea del Nord, non è mai avvenuta. La stessa domanda era stata precedentemente rivolta al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che aveva convenuto nel riconoscere l’esistenza del problema. Cardi, invece, sembra essere stato meno diretto del collega russo, assicurando la disponibilità dell’Italia a valutare qualsiasi richiesta di intervento, ricordando l’esistenza di saldi canali diplomatici (anche se, è bene ricordarlo, all’inizio di ottobre all’ambasciatore nordcoreano a Roma è stato negato l’accreditamento in Italia), e sottolineando la totale assenza di preclusioni. Interrogato anche sulla questione palestinese, l’Ambasciatore si è (legittimamente) limitato a ricordare che l’Italia, come il resto dell’Unione Europea, sostiene la soluzione dei due Stati, e anche in sede di Consiglio di Sicurezza continuerà a incoraggiare gli sforzi di pace in questo senso.

Quanto al terrorismo, tema caldissimo dopo l’attentato che martedi ha colpito New York, alla domanda della Voce sull’opportunità che l’Italia, negli ultimi anni mai colpita da attacchi, abbia “qualcosa da insegnare” ai colleghi occidentali, l’Ambasciatore ha glissato, perché questa, ha sussurrato, non è materia del Consiglio. Quello che però ha assicurato è che l’attenzione per la sicurezza includerà anche il tema del fondamentalismo e il suo impatto a livello globale – che investe aree, come quella del Sahel, tenute sotto stretta osservazione dal Consiglio –. Resta invece ancora incerta l’eventuale partecipazione del premier italiano Paolo Gentiloni, al momento il grande assente del fittissimo calendario presentato dalla Missione italiana. “Vedremo”, chiosa Cardi ai giornalisti. Lasciando forse intendere che non è ancora escluso che il presidente del Consiglio non trovi il modo di incastrare, nella sua difficilissima agenda di queste settimane – tra manovra, legge elettorale, ius soli e tutto il resto – anche una breve ma intensa visita a New York.

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