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Per la terza volta no: armi chimiche in Siria, all’ONU nuovo veto della Russia

Sul prolungamento del JIM, l'indagine sull'utilizzo del gas sarin in Siria, un'altra risoluzione all'ONU, proposta dal Giappone, è stata bocciata

Il momento del voto durante il Consiglio di Sicurezza di venerdì 17 novembre: Russia, Cina e Bolivia non sono a favore della risoluzione (Foto VNY / D.M.)

A 24 ore dallo sfacelo diplomatico di giovedì 16 novembre, quando la Russia aveva posto il veto sulla risoluzione statunitense e gli Stati Uniti avevano detto no a una contro-risoluzione russa, l'indagine ONU del Joint Investigative Mechanism (JIM) è ufficialmente affondata. La proposta giapponese di prolungare per un mese il JIM, in attesa di realizzare un documento definitivo condiviso, ha trovato il no della Russia

Georges Pompidou, presidente della Repubblica in Francia fino al 2 aprile 1974, giorno della sua morte

“La diplomazia assomiglia a un incontro di pugilato con guanti glacé, nel quale il suono del gong viene sostituito dal cin-cin dei bicchieri di champagne”. Se George Pompidou, Presidente della Repubblica francese fino al 1974 e fervido sostenitore della diplomazia come strumento politico, avesse assistito a quanto successo nelle ultime ore all’ONU sul rinnovo del mandato del Joint Investigative Mechanism (JIM) in Siria, il cin-cin finale non lo avrebbe visto. A 24 ore dallo sfacelo diplomatico sul mancato prolungamento dell’indagine ONU, che avrebbe dovuto fare luce sull’utilizzo delle armi chimiche in Siria nel 2013, prolungamento bocciato dal veto russo con la contrarietà della Cina nella seduta di giovedì 16 novembre, il Consiglio di Sicurezza si è riunito a tempo record per votare una nuova risoluzione. Un documento presentato dall’ambasciatore del Giappone Koro Bessho e che avrebbe sancito un prolungamento provvisorio dell’indagine delle Nazioni Unite in Siria per un mese, in attesa delle linee-guida (entro 20 giorni dal voto in Consiglio) da parte del Segretario Generale Antonio Guterres e del presidente OPCW-JIM, Edmond Mule. Con l’obiettivo, poi, di partorire un nuovo testo che fosse capace di mettere tutti d’accordo, in particolare sulla metodologia da adottare e sulla nuova struttura da conferire all’investigazione, per permettere al JIM di proseguire il suo corso. La risoluzione, la terza in due settimane, è stata però bocciata: a votare a favore sono stati in 12 (anche l’Egitto, che giovedì 16 si era astenuto), a votare contrari Russia e Bolivia. Astenuta la Cina.

L’aula del Consiglio di Sicurezza poco prima del voto: al centro in piedi Sebastiano Cardi, seduto sulla destra l’ambasciatore russo Valiry A. Nebenzia (Foto VNY / D.M.)

Niente cin-cin dei bicchieri di champagne, dunque. Anche se certo, l’intera giornata di venerdì 17 novembre è stata un ring diplomatico in giacca e cravatta, con guanti glacé volati più volte nel corso delle consultazioni chiuse al Palazzo di Vetro dell’ONU. Posizioni lontane, anzi lontanissime, quelle tra i due fronti opposti, tanto che la maggior parte degli ambasciatori si era detta poco ottimista fin dal primo pomeriggio su un potenziale voto positivo in giornata. Da una parte il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti e composto da UK, Francia e Italia, a favore di un rinnovo a ogni costo del JIM. Dall’altra il no, fermo e deciso, della Russia con il supporto della Cina (che insieme, giovedì 16, avevano proposto una bozza alternativa, bocciata a sua volta dal Consiglio). Nel mezzo l’Italia, che da presidente del Consiglio di Sicurezza di novembre ha esposto sì le proprie ragioni – favorevoli agli USA, come ribadito in mattinata dal Ministro degli Esteri Angelino Alfano e giovedì dallo stesso ambasciatore Sebastiano Cardi – ma provando sempre a mediare tra le parti. E l’insospettabile Giappone, che ha proposto la bozza di risoluzione, poi bocciata da Russia e Bolivia con le riserve della Cina.

Il Presidente del Consiglio di Sicurezza a novembre, l’ambasciatore italiano Sebastiano Cardi, durante lo stakeout di fine giornata (Foto Costanza Sciubba Caniglia)

L’ambasciatore italiano Cardi, prima del voto, ai giornalisti aveva detto di essere “sempre ottimista”, comunque sarebbe andata a finire. Ma capire che cosa accadrà ora è difficile. Delle consultazioni, su richiesta della Svezia, sono state riprese subito anche se senza risultato (“Continueremo a lavorare su questo tema, cercando di trovare un accordo su una questione di importanza cruciale per tutti noi” ha detto Sebastiano Cardi nel suo intervento in Consiglio, chiarendo nello stakeout conclusivo a tarda sera che “al momento non è previsto alcun voto”). Ma le tensioni sono al culmine. Con gli Stati Uniti,  vincitori di pirro della seduta di venerdì 17 per aver dimostrato, per la terza volta in pochi giorni, la contrarietà della Russia sul prolungamento del JIM così com’è oggi, che hanno promesso di “non arrendersi mai” e che (parole di Nikki Haley) “troveranno il modo di fare chiarezza su quanto successo in Siria nel 2013”. Con la Cina che ha spiegato nel suo intervento che non voterà a favore di alcuna risoluzione sul JIM e sull’investigazione in Siria sul gas sarin, almeno fino a quando non ci sarà l’accordo di tutti. E con l’ambasciatore russo Vassily A. Nebenzia che ha attaccato gli Stati Uniti e ha spiegato: “Non possiamo votare un documento uguale nel merito a quello a cui abbiamo già detto no ieri. Lo abbiamo spiegato durante le consultazioni di oggi, ma nonostante ciò si è voluti andare al voto ugualmente. È utile tutto questo per la stabilizzazione politica della regione siriana? È decente (per il Consiglio di Sicurezza?) tutto questo?”. Ai posteri l’ardua sentenza.

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