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Mutilazioni genitali femminili, all’ONU una sfida mondiale che può essere vinta

UNFPA e UNICEF schierate per la giornata internazionale di Zero Tolleranza contro un fenomeno che rovina ancora oggi la vita a milioni di donne

Asmah Mohamad, bambina di sei anni forzata a sottoporsi alla mutilazione genitale femminile (Foto UNICEF/Getachew)

Dal 2008 a oggi, più di 25 milioni di persone in 18000 comunità di 15 paesi diversi, hanno pubblicamente rinnegato la legittimità della Mutilazione Genitale Femminile, e, globalmente, la sua pratica è diminuita del 25 percento dal 2000. Ma il problema rimane: "I trends di alcuni tra i paesi più poveri del mondo, dove la mutilazione genitale femminile persiste, minacciano di riportare indietro i progressi fatti finora

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono un fenomeno vasto e complesso, che include pratiche tradizionali che vanno dall’incisione all’asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni. Affettano principalmente le bambine tra l’infanzia e i 14 anni, la categoria sociale più vulnerabile, e infliggono danni emozionali, ma non solo. Causano infezioni, malattie, complicazioni durante il parto e morte, hanno evidenziato i direttori esecutivi del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) e del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), in una dichiarazione per la giornata internazionale di Zero Tolleranza per la Mutilazione Genitale Femminile (MGF).

Gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile auspicano l’eliminazione della mutilazione genitale femminile entro il 2030, riconoscendola come violazione dei diritti umani e minaccia al progresso verso un mondo più giusto, equo e prospero. E dal 2008, più di 25 milioni di persone in 18000 comunità di 15 paesi diversi, hanno pubblicamente rinnegato la legittimità della MGF, e, globalmente, la sua pratica è diminuita del 25 percento dal 2000.

“Questa è la buona notizia. Ma i trends di alcuni tra i paesi più poveri del mondo, dove la mutilazione genitale femminile persiste, minacciano di riportare indietro i progressi fatti finora,” hanno dichiarato Natalia Kanem, direttrice UNFPA, e Henrietta Fore, direttrice UNICEF. Entro il 2030, più di un terzo delle nascite mondiali avverrà nei 30 paesi dove ancora persiste la MGF, e questo richiede che ci sia una progressiva accelerazione del processo di protezione di milioni di persone a rischio. “Queste bambine si aggiungeranno alle 200 milioni di donne e bambine di tutto il mondo che hanno già sofferto la mutilazione genitale femminile, portano le cicatrici, hanno sofferto complicazioni, e sopportano il ricordo terribile di quel dolore e del tradimento,” hanno sottolineato.

Tuttavia, la MGF “può anche essere fermata” hanno dichiarato. In tutto il mondo si sta lavorando per eliminarla. “Volontà politica, coinvolgimento delle comunità e investimenti mirati stanno cambiando queste pratiche, e cambiando la vita di molti,” hanno aggiunto. I tassi di MGF possono calare rapidamente quando le istituzioni, le comunità e le famiglie si prendono carica della problematica; quando le norme sociali sono risultato di confronto; quando il personale medico si rifiuta di praticarla; quando viene criminalizzata; quando l’accesso a sanità, a educazione e a servizi legali assicura un cambiamento sostenibile; e quando bambine e donne sono protette e emancipate, e la loro voce viene ascoltata. In paesi dove entrambe le agenzie hanno unito le forze per mettere fine alla MGF, le probabilità che le bambine subiscano queste pratiche sono un terzo in meno rispetto al 1997.

Parte così la “sfida ai trends.” I direttori esecutivi l’hanno definita “una sfida che può essere vinta. E siccome può essere vinta, deve essere vinta,” grazie a crescenti investimenti, impegno politico, inclusione e emancipazione di donne e bambine. Una sfida, ma anche un compito, “per ognuno di noi e per il nostro futuro comune.”

Non parliamo solo del “beneficio a bambine e giovani donne; ma anche del beneficio a famiglie e comunità,” hanno sottolineato. Infatti, UNICEF e l’UNFPA hanno entrambe osservato che le bambine che non sono state sottoposte a questa pratica tendono a crescere più sane, avere figli più sani, sono educate meglio, hanno degli stipendi più alti e sono più emancipate nel prendere decisioni sulle loro vite. E i paesi impegnati a eliminare la MGF non possono non trarne incredibili benefici.

In occasione di questa giornata, anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, è intervenuto. Guterres, ha definito la mutilazione genitale femminile una “totale violazione dei diritti umani di donne e bambine,” e ha dichiarato che senza un’accelerazione del processo di eliminazione di questa pratica disdicevole, “altri 68 milioni di bambine potrebbero esserne oggetto.”

“Lo Sviluppo Sostenibile non può essere raggiunto senza il pieno rispetto per i diritti umani di donne e bambine,” ha dichiarato. E, insieme all’Unione Europea, le Nazioni Unite hanno implementato gli sforzi e la cooperazione per eliminare la violenza nei confronti delle donne, inclusa la mutilazione genitale femminile. “Non c’è tempo da perdere con dignità, salute e benessere di milioni di bambine.” “Insieme, possiamo e dobbiamo porre fine a questa pratica deleteria.”

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