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Attacco chimico in Siria: USA, Francia e GB contro Assad difeso dalla Russia

Dopo il presunto uso di gas nervino a Douma, all'ONU l'occidente accusa Assad di "escalation incontrollabile", e intanto Israele bombarda base siriana

L'ambasciatore russo all'ONU Vasily Nebenzia durante il suo intervento in Consiglio di Sicurezza (Foto ONU)

Si prefigura la possibilità di un intervento militare in Siria. Dopo alcuni giorni di cessate il fuoco, Assad ha attaccaato Douma e ha raggiunto un accordo con i ribelli, che si sono arresi dopo un presunto uso di armi chimice. Al Consiglio di Sicurezza ONU, la Russia viene sempre più isolata a livello internazionale e con l'ambasciaotore Vassily Nebenzya attacca l'Occidente: "La situazione è pericolosa".

A distanza di quasi una settimana dalla decisione della Casa Bianca di ritirare le truppe americane dal suolo siriano, le tensioni sono tornate ad aumentare vertiginosamente nel fine settimana, dopo l’avvenuto attacco a Douma in cui sarebbero state utilizzate armi chimiche contro i civili.

Secondo l’opinione internazionale, il mandante dell’attacco sarebbe stato il governo siriano di Bashar Hafez al-Assad. E a questo, e alle denunce internazionali inviate da Stati Uniti, USA e UK alla Siria, si è aggiunto un attacco aereo su una base militare siriana, il cui mandante sarebbe Israele.

Sabato 7 aprile, le forze armate di Bashar Hafez al-Assad avrebbero sferrato un attacco chimico in una roccaforte dei ribelli, Douma, attacco che avrebbe costituito il successo più grande per il governo e per il suo controllo sul territorio. Infatti, sembrerebbe che, dopo l’accaduto, i ribelli di quella zona abbiano desistito e abbiano voluto una tregua, chiedendo ad Assad un accordo. Questo significherebbe che il governo avrebbe definitivamente riacquistato il controllo della zona.

Non si hanno, però, notizie certe rispetto ai danni causati dall’attacco, visto che le forze del governo circondano la zona e vi impediscono l’accesso umanitario. Si parla di almeno 12 morti e almeno 500 feriti. Senza dimenticare che la rottura del cessate il fuoco, durato sulla Ghouta orientale per qualche giorno, è avvenuta prendendo di mira centri medici, centri di difesa civile, ambulanze e veicoli di soccorso, causando la “paralisi della capacità medica della città”, scrive la Syrian-American Medical Society.

Donald Trump e Emmanuel Macron hanno minacciato di intraprendere una “unica e forte risposta”, dopo la loro telefonata di domenica. E si stanno preparando a farlo bilateralmente, come anche multilateralmente attraverso le Nazioni Unite.

Da una parte, Donald Trump ha iniziato la sua febbrile campagna di twitter. In un primo momento, ha condannato l’attacco a Douma, affermando nella giornata di domenica che “il Presidente Putin, la Russia e l’Iran sono responsabili per il supporto che danno all’animale Assad”. E poi ancora: “Ci sarà un grande prezzo da pagare. Aprite immediatamente l’area per l’aiuto medico e l’investigazione”.

Oggi, lunedì 9 aprile, Trump ha twittato una parte di un meeting, in cui comunica che gli Stati Uniti prenderanno una decisione nelle prossime 48 ore rispetto all’efferato e barbarico attacco. “Ci preoccupiamo molto quando una cosa così accade”. E poi, ha continuato: “stiamo parlando di umanità”. Rispetto ad un possibile intervento militare, “Niente è fuori discussione … Se fosse la Russia, se fosse la Siria, se fosse l’Iran, se fossero tutti loro insieme, lo scopriremo, e avremo le risposte molto presto, probabilmente per la fine della giornata”.

Anche il Regno Unito si è pronunciato. La Prima Ministra, Theresa May, ha attaccato i sostenitori di Assad, dicendo che anche questi sono responsabili delle “azioni brutali” del governo siriano.

Intanto, il pomeriggio dello stesso giorno – lunedì 9 aprile –, principalmente Francia e Stati Uniti, ma anche molti altri Membri, hanno richiesto un meeting d’emergenza del Consiglio di Sicurezza, per discutere dell’uso di armi chimiche in Siria.

Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, si era espresso domenica rispetto ai fatti. “Il Segretario Generale è particolarmente allarmato dalle accuse che armi chimiche sarebbero state usate contro la popolazione civile a Douma. Mentre le Nazioni Unite non si trovano nella posizione di verificare questi report, il Segretario Generale fa notare che qualsiasi uso di armi chimiche, se confermato, sarebbe ripugnante, e sarà necessaria un’investigazione”, aveva detto in uno statement. E il suo portavoce, giusto prima del meeting del Consiglio di Sicurezza, ha ripetuto la stessa cosa, con la stessa pacatezza e cautela.

Ma i toni del Consiglio di Sicurezza non sono stati altrettanto pacati. L’Ambasciatrice statunitense, Nikki Haley, ha detto: “questa volta non farò vedere le foto dei bambini … potrei mostrare foto di ospedali, ambulanze … di cose che solo un mostro può fare”. “Ma quale sarebbe il punto? Un mostro capace di fare questo non si vergognerebbe”.

“E la Russia e l’Iran stanno aiutando la Siria, facendo molto del lavoro sporco”, ha sottolineato, dicendo anche che la Russia “potrebbe fermarla, ma non vuole”. Nikki Haley ha parlato con fermezza. “Siamo determinati a vedere punito il mostro che ha fatto uso delle armi chimiche … siamo andati oltre al mostrare foto … Gli Stati Uniti agiranno”, ha terminato.

L’Ambasciatore francese François Delattre, ha seguito la chiamata di Haley e ha assunto un forte committment. “E’ arrivato il momento di intervenire”, ha detto, “abbiamo raggiunto in Siria un livello mortale di cinismo”. Così, Delattre si è unito alla denuncia chiarissima e esplicita. “Non c’è dubbio che il responsabile sia il governo siriano”, accuse che, però, non sono state da lui sostenute con prove chiarissime. “Sappiamo che ha l’interesse”, a fare una cosa del genere, “abbiamo già sperimentato”, ha detto.

Anche la Francia ha accusato la Russia. “Russia e Iran sono incapaci, o comunque non vogliono intervenire”, ha detto, aggiungendo che questi attacchi avvengono “con l’esplicita volontà della Russia, o nonostante la sua opposizione”, e che “ha fallito nell’implementare la risoluzione che lei stessa aveva sponsorizzato”.

Ai due Paesi si è aggiunto anche il Regno Unito. “E’ la terza volta in 5 giorni che il Consiglio si riunisce per parlare di armi chimiche in Siria, ormai è diventata una routine”, ha detto Karen Pierce, Ambasciatrice inglese. “Non si tratta di guerra fredda”, perché durante quel periodo “non c’era questo disprezzo per questo tipo di armi”.

“Crediamo che il responsabile sia la Russia, ma per provarlo serve un’investigazione indipendente”, ha continuato. “Non abbiamo niente da nascondere, ma forse sono la Siria, la Russia e l’Iran che hanno qualcosa da temere”.

E poi ha aggiunto un aspetto interessante. Tra il caso Salisbury e Siria ci sono degli aspetti comuni: “in comune c’è il rifiuto della Russia” a cooperare, ha detto l’Ambasciatrice inglese. Che poi ha continuato: “Non è nostra la volontà di alienare la Russia, è la Russia che si aliena da sola”. Evidenziando: “E siamo fieri di essere dalla parte degli Stati Uniti”.

Intanto anche il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha sottolineato l’urgenza di “provvedere ai bisogni umanitari dei civili della Ghouta attraverso la cessazione delle ostilità in linea con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2401. Tutte le parti in conflitto, a cominciare dal governo di Damasco, sono tenute al rispetto degli obblighi di diritto umanitario, incluso”, ha concluso, “l’accesso umanitario a favore delle popolazioni civili in stato di bisogno”.

Dall’altra parte, mentre la comunità internazionale e la maggior parte dei Paesi occidentali accusano apertamente Assad, la Russia continua a sostenere che non sia stata usata nessun’arma chimica a Douma. Il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, aveva detto: “i nostri esperti hanno visitato il posto e non hanno trovato nessuna traccia di sostanze contenenti cloro o altre sostanze chimiche usate contro i civili”.

E questa posizione è stata confermata durante il meeting del Consiglio ONU. “Vi sbagliate”, ha detto Vasily Nebenzya, Ambasciatore russo, riferendosi a Washington, Londra e Parigi, che avrebbero fatto di tutto per aumentare le tensioni con “minacce”, “insulti”, “senza considerazioni e consultazioni”.

L’Ambasciatore ha dipinto uno scenario non proprio rassicurante, parlando di meccanismi che non avvenivano “nemmeno durante la guerra fredda”. “Capite ora cosa avete fatto?”, ha detto, riferendosi al pericolo di fronte al quale gli Stati del blocco occidentale avrebbero messo il mondo. “Stiamo parlando di quei terroristi che voi avete supportato”, ha detto, accusando i gruppi estremisti islamici dell’attacco a Douma.

Domenica, ha detto Nebenzya, la Russia avrebbe portato avanti un’indagine, prendendo campioni del terreno, e intervistando i locali, senza trovare nulla di insolito. “Ricordatevi le ripercussioni che potrebbe avere la fine della sicurezza internazionale”, ha terminato, ammonendo le “minacce irresponsabili” dell’occidnete e dicendosi d’accordo invece che l’OPCW (Organization for the Prohibition of Chemical Weapons) visiti immediatamente Douma.

Con questa dichiarazione, si scontra quella della Syrian-American Medical Society, che  ha riportato che il 7 aprile, “nella città di Douma, più di 500 casi – la maggior parte dei quali erano donne e bambini – sono stati portati in centri medici locali con sintomi indicativi dell’esposizione a agenti chimici. I pazienti hanno mostrato segni di difficoltà respiratoria, cianosi centrale, salivazione da schiuma alla bocca, ustioni corneali, e il loro odore era di cloro”.

A complicare il quadro si aggiungono i bombardamenti alla base militare siriana. La Siria, attraverso l’Ambasciatore Bashar Jaafari, ha ricordato che durante il meeting che “certamente, i Paesi occidentali non si sono riferiti all’attacco di Israele, e questo vuol dire che sono complici”. Ha denunciato che l’incontro del Consiglio avesse lo scopo di preparare “il terreno per un’aggressione” e per “legittimare l’intervento di Israele”.

Nello stesso fine settimana, infatti, dei missili hanno colpito la base militare di Tiyas, conosciuta come T4, vicino alla città di Homs. Le fonti rivelano che almeno 14 persone sono state uccise da questi bombardamenti, almeno quattro delle quali erano iraniane. La Siria, inizialmente, aveva incolpato gli Stati Uniti; ma questi, insieme alla Francia e all’UK, hanno negato di essere coinvolti con la faccenda.

La Russia, ha rivelato lunedì 9 aprile la matrice israeliana dell’attacco. E Lavrov ha detto a riguardo che dopo quest’avvenimento si aggiunge un nuovo elemento di pericolo alla crisi.

“Pensa che gli americani inizieranno una reazione militare?”, ha chiesto un giornalista a Vasily Nebenzya, alla fine del meeting. “Da quello che sentiamo oggi, ho paura che sia un’opzione, cosa che è davvero pericolosa”, ha detto. Rispetto agli USA, questi starebbero “andando oltre una rischiosa linea di confine, che non è solo pericolosa per la Siria, ma anche per il mondo intero”, ha terminato.

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