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Sebastiano Cardi: peacekeeping ONU dia esempio in gestione dell’impatto globale

L'Ambasciatore d'Italia al "The Environmental Impact of UN Peace Operations": le missioni non danneggino ecosistema e patrimoni culturali

All’Italia, primo contributore di caschi blu tra i Paesi occidentali, sta a cuore l'ambiente e il rispetto della diversità culturale. L'ha sottolineato il Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite, Sebastiano Cardi: servono più sforzi perché il dispiegamento delle missioni di peacekeeping diano esempio di sostenibilità.

La missione delle operazioni di pace delle Nazioni Unite è quella di innescare sul terreno processi a sostegno di una pace duratura e, in prospettiva, di uno sviluppo sostenibile dei paesi che le ospitano. La dimensione ambientale deve essere parte di questi sforzi affinché il dispiegamento delle missioni di pace non danneggi l’ambiente e sia anzi esempio di buone prassi di sostenibilità e rispetto ambientale. Per questo l’Italia, con il Bangladesh, ha lanciato un Gruppo di Amici sul tema: per far sì che questi aspetti ottengano giusta considerazione nella riflessione in corso su come rendere le missioni ONU più efficienti, integrate e più sicure anche per i caschi blu”.

Così il Rappresentante Permanente italiano presso l’ONU, Ambasciatore Sebastiano Cardi, ha commentato il 18 aprile la pubblicazione The environmental impact of UN Peace Operations. Lo studio, condotto dall’International Peace Institute con il sostegno della Finlandia, è stato presentato quel giorno a New York con la partecipazione di Italia e Bangladesh, copresidenti del Gruppo di Amici per la gestione dell’impatto ambientale delle missioni di pace ONU.

L’ambasciatore ONU, Sebastiano Cardi, commenta “The environmental impact of UN Peace Operations”.

Il Gruppo di Amici, lanciato lo scorso 16 febbraio e cui aderiscono circa 30 Paesi provenienti da tutti i gruppi regionali, vuole promuovere l’attuazione della Strategia Ambientale messa a punto dal Dipartimento per il Sostegno Logistico dell’ONU nel 2017 e sensibilizzare gli Stati membri e il sistema ONU in materia di gestione dell’impatto ambientale da parte delle missioni di pace.

“Obiettivi -, ha aggiunto Cardi – che richiedono una cooperazione più stretta tra paesi fornitori di truppe e polizia, paesi ospitanti e Nazioni Unite: dalla pianificazione degli interventi alla preparazione e all’equipaggiamento dei caschi blu, dal dispiegamento sul terreno fino all’attuazione di strategie di uscita responsabili”.

L’Italia, primo contributore di caschi blu tra i Paesi occidentali e ottavo contributore al bilancio regolare e del peacekeeping delle Nazioni Unite, ha portato il tema lo scorso dicembre all’attenzione del Consiglio di Sicurezza ottenendo la prima pronuncia dell’organo, in una sua dichiarazione, sull’importanza di mitigare l’impatto delle missioni di pace sugli ecosistemi e sul patrimonio culturale delle comunità presso cui operano.

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