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Matrimoni forzati con spose bambine: il dramma continua e pure negli USA

Il mondo guarda al caso di Noura Hussein condannata a morte in Sudan per aver ucciso il suo strupatore

In molti paesi del mondo, i matrimoni combinati e imposti dalle famiglie sono più che frequenti: sono una prassi abituale e consentita. Sebbene il maggior numero di spose bambine sia nell'Asia meridionale, la maggior parte dei paesi con la più alta prevalenza di matrimonio infantile sono in Africa

Nei giorni scorsi il tribunale di Omdurman, in Sudan, ha emesso la condanna a morte per Noura Hussein rea di aver ucciso il suo proprio stupratore. La condanna verrà eseguita per impiccagione entro pochi giorni. Della vicenda si sono occupate numerose testate e organizzazioni internazionali, tutte unite nel tentativo di difendere la diciannovenne sudanese che all’epoca del reato era minorenne. Quello di Noura non è un caso isolato: i matrimoni combinati o con minorenni che finiscono in tragedia sono molti di più di quanto si pensi.

In Sudan questo tema è recentemente entrato nell’agenda pubblica in occasione della riforma della Legge personale musulmana del 1991. Tale legge stabilisce l’età minima del matrimonio alla tamyeez (“maturità”). Secondo la legge del 1991, una donna ha bisogno di un tutore maschio (un padre, un fratello o uno zio) per contrarre il matrimonio. Quando fu approvata la legge, il governo islamico del tempo fece riferimento a basi teoriche religiose per difendere la legalizzazione del matrimonio infantile. Sebbene il governo stia cercando di lavorare per un cambiamento sia legale che sociale di questa abitudine (il Consiglio nazionale per il benessere dei bambini (NCCW), sotto la supervisione del ministro del welfare del Sudan, ha formulato una strategia per abbandonare la pratica), la situazione desta ancora molti dubbi. La normativa  nazionale sui minori, risalente al 2010, definisce “bambino” una persona di età inferiore ai 18 anni e prevede norme per la protezione dei bambini da tutte le forme di discriminazione, e, di conseguenza, è stata utilizzata come piattaforma per sostenere la riforma legale dell’età minima del matrimonio. Questa norma, però, trova forti resistenze in alcuni gruppi conservatori, che continuano a sostenere che la pratica del matrimonio infantile è in accordo con la Sharia. Secondo il CMI il CHR Michelsen Institute, in Sudan, il 10,7% delle donne di età compresa tra i 15 ei 49 anni si sono sposate prima dei 15 anni e il 38% si è sposato prima dei 18 anni. Una “tradizione” ingiustificata e priva di fondamento religioso: come ha ribadito la giornalista Yousra Elbagir, che vive in Sudan nella capitale Khartoum, ha dichiarato: “Nell’Islam il matrimonio forzato è illegittimo”.

Nel dicembre 2015, il governo sudanese ha lanciato la campagna dell’Unione africana per porre fine al matrimonio dei bambini in Africa (Unione Africana 2015b). Ciò nonostante, come conferma il rapporto 2015 dell’UNICEF “Un profilo del matrimonio infantile in Africa”, la diffusione della prassi delle spose bambine è diminuita troppo lentamente in Africa e rimane nettamente superiore alla media globale. Qui, nel paese di Noura, il 12 % dei matrimoni avviene con uno dei coniugi di età inferiore ai 15 anni. Il 34% con un coniuge minorenne. (dati UNICEF State of the World’s Children, 2017). Uno stato di cose ben noto e da tempo, alle autorità che, alla fine del 2016, presentarono alle NU il proprio contributo al Rapporto periodico universale (Nazioni Unite 2016a; 2016b).

In molti paesi del mondo, i matrimoni combinati e imposti dalle famiglie sono più che frequenti: sono una prassi abituale e consentita. Sebbene il maggior numero di spose bambine sia nell’Asia meridionale, la maggior parte dei paesi con la più alta prevalenza di matrimonio infantile sono in Africa. E il Sudan è tra i paesi africani con un’alta prevalenza di matrimoni precoci. Quello delle spose bambine non è un caso isolato o che limitato ad un’area geografica o a paesi poveri e sottosviluppati. Solo pochi giorni fa è venuto alla luce il caso di Sana Cheema, 25enne residente a Brescia in Italia, uccisa in Pakistan per essersi ribellata al matrimonio combinato dalla sua famiglia. Per questo, sarebbe è stata portata nel distretto pakistano di Gujarat, dove era nata, e qui è stata strangolata dai suoi stessi familiari (che poi hanno cercato di nascondere tutto denunciando la “morte causata da un infarto”).

Tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, i SDGs, adottati nel settembre 2015, è inclusa l’eliminazione del fenomeno dei matrimoni con minorenni entro il 2030. Un obiettivo chiave anche per raggiungere l’uguaglianza di genere. Per le ragazze, infatti, il matrimonio ha effetti particolarmente gravi: spesso le spose bambine non sono pronte a diventare mogli e madri, né fisicamente né emotivamente. Le gravidanze precoci aumentano il rischio di mortalità materna e infantile. A questo si aggiunge che le spose bambine raramente sono autorizzate a continuare la propria istruzione dopo il matrimonio. Eppure il numero dei matrimoni con minori, nel mondo, è ancora elevatissimo. E non solo nei paesi mediorientali o in Africa. Questa pratica è diffusa anche in paesi “sviluppati”. Come negli Stati Uniti d’America. Secondo gli ultimi dati ufficiali, dal 2000 al 2015, negli USA sarebbero stati celebrati oltre 200mila matrimoni con minori.

Pochi giorni fa, il Delaware, grazie ad un accordo bipartisan, è diventato il  primo stato USA a vietare completamente i matrimoni con minori: il governatore democratico John Carney ha firmato un disegno di legge che rende illegale per chiunque sotto i 18 anni sposarsi, anche con il consenso dei genitori. Prima di questo atto, i minori del Delaware potevano sposarsi a qualsiasi età con il consenso dei genitori e l’approvazione di un giudice. Nonostante la maggior parte delle leggi statali statunitensi stabiliscano l’età del consenso matrimoniale a 18 anni, molti Stati finora hanno previsto delle scappatoie. Ad esempio anche in Texas e in Virginia sono in vigore leggi che limitano il matrimonio a coloro che hanno almeno 18 anni, ma concedono eccezioni per i minori che hanno ottenuto diritti da adulti dai tribunali. “La maggior parte degli Stati americani stabilisce un’età minima di 18 anni”, ha dichiarato Human Rights Watch. “Ma ad eccezione del Delaware, tutti consentono ancora eccezioni, molte delle quali sono molto ampie – ad esempio con il permesso dei genitori o per la gravidanza – In 23 stati, i bambini di qualsiasi età possono sposarsi in determinate circostanze”.

E anche negli USA sono molti gli studi che hanno dimostrato che i matrimoni con minori possono avere conseguenze gravissime. Ad ammetterlo è stato lo stesso United States Department of State che, nel marzo 2016, ha dichiarato il matrimonio in cui una o entrambe le parti avevano meno di 18 anni un “abuso dei diritti umani” che “produce ripercussioni devastanti per la vita di una ragazza, terminando efficacemente la sua infanzia.” 

Le donne sposate prima dei 18 anni hanno un rischio maggiore (23 per cento) di insorgenza di malattie, tra cui infarto, diabete, cancro e ictus. Dato che le spose bambine spesso non sono capaci di negoziare l’accesso a sesso sicuro e l’assistenza medica, i matrimoni in cui sono coinvolte presentano tassi più elevati di infezioni sessualmente trasmissibili (incluso l’HIV) e gravidanze precoci. Il matrimonio infantile è associato a più alti tassi di mortalità derivanti da parto, gravidanze indesiderate, interruzione della gravidanza e malnutrizione nella prole. Ma non basta. Il matrimonio infantile aumenta il rischio di disturbi psichiatrici. Uno studio del 2011 ha mostrato che il matrimonio infantile negli Stati Uniti era significativamente associato a disturbi mentali.  Le ragazze hanno un rischio di sviluppare un disturbo antisociale di personalità circa tre volte più elevato rispetto alle donne sposate da adulte; le spose adolescenti presentano maggiori probabilità di manifestare disturbi depressivi e dipendenza da nicotina. Ma non basta. Le ragazze-spose  spesso non possono neanche proteggersi dalle violenze domestiche subite o presentare un’azione legale di divorzio: per assurdo che possa apparire, in molti stati americani, i minori possono sposarsi ma non possono chiedere il divorzio. Eppure, secondo le statistiche, se uno dei coniugi ha meno di 18 anni quando viene celebrato il matrimonio la possibilità di divorziare è tra il 70 e l’80%. Ma “i minori di 18 anni non hanno una posizione legale – non possono presentare domanda di divorzio, utilizzare un centro per la violenza domestica, richiedere un prestito o aprire una carta di credito, non possono stipulare alcun contratto legale, ma fino a quando questo disegno di legge è stato firmato potrebbero essere sposati come un bambino senza alcun modo di sfuggire a un matrimonio violento “, ha detto in una dichiarazione Kim Williams, democratico e tra i principali fautori della legge in Delaware. Dello stesso avviso il senatore repubblicano Anthony Delcollo: “La legge, fino al passaggio di questa misura, includeva un’eccezione per circostanze che altrimenti sarebbero considerate stupri statutari”. Le donne che si sposano prima dei 19 anni hanno il 50% in più di possibilità di abbandonare la scuola superiore rispetto alle loro controparti non sposate, e quattro volte meno probabilità di completare l’università. Ciò nonostante, tra il 2000 e il 2015 negli USA sarebbero stati celebrati quasi 240mila matrimoni in cui almeno uno degli sposi era minorenne (per il 77% adolescenti concesse in sposa ad uomini adulti). Ma questo numero potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: molti stati non hanno fornito alcun dato e molti matrimoni tra immigrati spesso vengono celebrati all’estero e poi registrati negli USA.

Il problema delle spose bambine è ancora lontano dall’essere risolto: ogni anno decine di milioni di ragazze vengono concesse in sposa prima di aver compiuto 18 anni, una ogni 7 secondi. Una bambina su 14 diventa moglie prima di aver compiuto i 14 anni. (dati HRW ) Continuando a questo ritmo, si stima che, entro il 2050 ci saranno 1,2 miliardi di donne vive che si sono sposate da bambine. In Asia, in Africa, ma anche in Europa e negli USA. O in Italia.

   

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