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Debutto di Moavero all’ONU: Italia a vocazione pacifista e “mondialista”

Il ministro degli Esteri italiano a New York per la 73UNGA risponde alle domande dei giornalisti e della Voce

Noi della Voce gli abbiamo chiesto se incontrerà l'Alto Commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet dopo le polemiche dei giorni scorsi ("Sarà il luogo ideale per chiarirsi su queste accuse"), e se teme che il Palazzo di Vetro tremerà di nuovo, come lo scorso anno, con il discorso di Trump all'Assemblea Generale ("Se ci si parla qui, non si litiga altrove e quanto più si parla qui quanto meno si litiga altrove"). E sul decreto Salvini sulla sicurezza: "Non ero presente"

Libia, diritti umani, immigrazione, ma anche manovra economica, commercio, rapporti con l’Europa. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha incontrato i giornalisti italiani fuori dal Palazzo di Vetro, a margine degli eventi che hanno costellato il giorno precedente all’apertura del dibattito della 73esima sessione dell’Assemblea Generale. Non sono mancati riferimenti alla questione “calda” per l’Italia in sede internazionale, quella libica, che in questi giorni pare tornata bollente al punto che il premier del Governo di Accordo Nazionale Fayez Al Sarraj – e di conseguenza l’inviato speciale ONU Ghassan Salamé – ha annullato all’ultimo momento la sua visita a New York a causa dell’escalation di combattimenti intorno alla Capitale. Moavero ha anche placato gli animi sulla manovra economica, sottolineando come la ricerca di flessibilità sia stata una missione sempre perseguita dall’Italia e rassicurando su eventuali epurazioni ventilate dal portavoce del presidente del Consiglio Conte, Rocco Casalino. Quasi, a ben vedere, a voler “attenuare” la portata “rivoluzionaria” del “governo del cambiamento”, inscrivendone l’azione nella linea già tracciata dai predecessori. Un’impressione confermata anche dalla descrizione di un’Italia “mondialista”, soprattutto dal punto di vista economico, che guarda alle esportazioni come settore chiave e a un mondo di pace, regolato dal metodo multilaterale, “senza sanzioni”, ma anche “senza dazi”. Con buona pace, per così dire, di Donald Trump, che pure, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, da Washington aveva sottolineato la straordinaria continuità, da un lato all’altro dell’Oceano, tra le vocazioni (sovraniste) dei due “outsider” della politica.

Libia
La Libia, ha osservato Moavero, è una grande priorità della politica estera. “L’obiettivo principale è favorire il processo politico che porti a una stabilizzazione”. “Ce l’abbiamo a 200 miglia marine dalle nostre coste, è un Paese ancora in una fase di instabilità”, ha detto il Ministro. “Dai colloqui di oggi”, ha aggiunto, “non è emersa nessuna grande novità, ma in questi giorni avremo modo di lavorare verso l’obiettivo”. In merito ai rapporti con la Francia, entrambi i Paesi, secondo Moavero, “sono animati” dalla volontà di “arrivare all’obiettivo sulla stabilizzazione”. Le riunioni in agenda, tra cui una colazione con il Ministro francese mercoledì, serviranno per rinsaldare il dialogo. “Anche la Libia dovrebbe essere oggetto di un’attenzione più attiva da parte dell’Ue nel suo insieme: non è una faccenda franco-italiana o italo-francese, né una questione di rivalità economiche tra aziende francesi e italiane”, ha sottolineato. La sua stabilizzazione, anzi, dovrebbe costituire in primis un “obiettivo europeo”.

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi al Palazzo di Vetro (foto Farnesina / Vito Catalano).

La polemica con Michelle Bachelet
A una domanda della Voce sulla polemica con l’Alto Commissario per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, Moavero ha rassicurato la stampa: quello dell’Assemblea Generale, ha detto, “sarà il luogo ideale per chiarirsi su queste accuse sollevate nei confronti del nostro Paese, che non riteniamo giuste”. Peraltro, ha aggiunto, “non eravamo gli unici ad essere oggetto di questi rilievi, e non è la prima volta che avvengono visite di ispezione sul rispetto dei diritti umani nel nostro Paese, che hanno sempre portato ad esiti che non hanno eccepito nulla”. Quindi, ha concluso il Ministro, “noi siamo assolutamente fiduciosi che così avvenga anche in questo caso”.

Immigrazione e Decreto Sicurezza
Il Ministro ha anche parlato del Decreto Sicurezza approvato da poche ore al Consiglio dei Ministri. “Il decreto era uno degli annunci che erano stati fatti a livello di Governo, e oggi è stato adottato. Ovviamente, essendo io qui, non ero presente alla riunione del Consiglio dei Ministri, quindi non ho rilievi specifici sul suo andamento”. Moavero ha però ribadito l’approccio dell’”esecutivo del cambiamento” alla questione migratoria: “Pensiamo che sia una questione che ci tocca in modo immediato, ma che non dovrebbe riguardare solo l’Italia: le persone che migrano non cercano l’isola italiana o greca, cercano l’Europa”. Soprattutto, ha detto il Ministro, servono investimenti nei Paesi d’origine. “C’è bisogno di interventi decisivi europei in Africa. Questa idea di piano Marshall è evocativa, ma dobbiamo ricordarci che il piano Marshall muoveva risorse ingenti: oggi l’UE deve fare di più”. “Le persone a rischio di naufragio vanno salvate, soccorse e dunque accolte, ma in Europa: non possiamo far sì che siano la geografia e le rotte dei trafficanti a decidere quale sia il primo Paese di ingresso”, ha puntualizzato. Facendo riferimento dunque, a quella riforma del Regolamento di Dublino sulla quale l’UE non riesce a mettersi d’accordo.

Manovra economica
A una domanda dei media sulla manovra economica, il ministro Moavero ha assicurato che la discussione in corso in seno al Governo “è buona”. “Ora attendiamo gli esiti, augurandoci che lo siano altrettanto”, ha detto. “Il vero problema del nostro Paese è la crescita”, ha spiegato, prerequisito necessario per limitare anche l’addebitamento annuale – il deficit – e il debito pubblico. Fondamentale, ha sottolineato, mantenere “una traiettoria discendente del debito”. Quanto all’obiettivo dell’1.6% di deficit, Moavero ha rimandato alla discussione europea. “Lascio il privilegio di dare numeri al ministro dell’Economia”, ha dichiarato con un pizzico di ironia. Ma in merito alla difesa in Europa della posizione del Governo, il titolare della Farnesina si è detto “pronto”, aggiungendo di essere certo “di poter contare sull’aiuto del Ministro più dedicato alle questioni europee, Savona”. Sulla richiesta di flessibilità in Europa, Moavero è invece sembrato attutire la natura “rivoluzionaria” e, per così dire, “antisistema”, dell’opera del “governo del cambiamento”. “La flessibilità è un vecchio totem, ma non è una novità: è iscritta nelle regole degli anni identificati come quelli della austerità, già in quelle dell’autunno 2011, poi confermata nelle regole adottate nel 2012, ed è stata ampiamente utilizzata dal nostro Paese, anche dai Governi precedenti. Naturalmente, è anche quest’anno una questione aperta, ma è normale, fisiologica”.

L’audio di Rocco Casalino
Parlando poi all’audio-bomba del portavoce del premier, Rocco Casalino, su evenutali epurazioni al Tesoro, il Ministro è stato lapidario: “Chi parla risponde di quanto dice, ma non ci sono mai state situazioni di questo genere nelle riunioni di Governo”.

Donald Trump, tra sovranismo e mondialismo
Noi della Voce abbiamo infine chiesto al Ministro commenti e aspettative sul discorso che Trump terrà domani all’Assemblea Generale, visto che quello dello scorso anno aveva fatto “tremare” il Palazzo di Vetro. “Non so se l’anno scorso lo abbia fatto ‘tremare’, io non c’ero: mi auguro che non lo faccia quest’anno che ci sono anch’io, se non altro per questioni di incolumità generale”, ha ironizzato Moavero. Il titolare della Farnesina, tornando subito serio, ha quindi sottolineato l’importanza di consessi internazionali come questo per salvaguardare la pace e il dialogo a livello mondiale, perché, ha osservato, “se ci si parla qui, non si litiga altrove e quanto più si parla qui quanto meno si litiga altrove”. “Noi come Italia abbiamo la pace come vocazione, nel nostro dettato costituzionale. Noi ripudiamo la guerra come metodo di risoluzione delle controversie internazionali, quindi i fori che stimolano il dialogo e la pace sono per noi fori naturali”. Non solo: apparentemente contraddicendo la vocazione “sovranista” dell’esecutivo – perlomeno nella sua quota leghista -, ha definito l’Italia un Paese a vocazione “mondialista”, in virtù della centralità delle esportazioni per il nostro Prodotto Interno Lordo e la nostra industria. “Abbiamo interesse a un mondo di pace, aperto”, un mondo “senza sanzioni” (con probabile riferimento alla Russia), ma anche “senza dazi”. Quei dazi che proprio Donald Trump ha inserito nel suo manifesto programmatico a livello economico internazionale. Per Moavero, è invece necessario “ritrovare quella fase migliore della convivenza multinazionale e multilaterale, da cui abbiamo sempre avuto grandi vantaggi”. Chissà che cosa ne penserà lo stesso presidente degli Stati Uniti, il cui discorso all’Assemblea Generale, secondo le indiscrezioni, sarà invece focalizzato esattamente sul concetto di “sovranità”. Tanto caro, peraltro, allo stesso “governo del cambiamento” italiano e in particolare all’ingombrante vicepremier Matteo Salvini.

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