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Nazioni Unite: per mantenere la pace bisogna dare più voce alle donne

Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con l'intervento di Antonio Guterres, l'annuale dibattito aperto sulle donne, la pace e la sicurezza

Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttore esecutivo del gruppo UN Women.

La rappresentazione delle donne, e la loro partecipazione attiva nel campo del peace-keeping e della risoluzione di conflitti internazionali, incrementa la probabilità che un accordo duri oltre 15 anni di più del 35%. Come ci raccontano i comunicati stampa delle Nazioni Unite di quest’anno, però, la partecipazione delle donne ai processi di pace deve andare oltre la rappresentazione, ed arrivare ad una partecipazione attiva e costante.

“Per stabilire una pace che si sostiene nel tempo, servono le voci delle donne”. Suonava così la carica, ormai quasi vent’anni or sono, il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite quando stabilì la propria agenda riguardante le donne, la pace e la sicurezza. Ufficialmente nominata the Women, Peace and Security (WPS) Agenda, anche quest’anno, la giornata del 25 Ottobre vede il consiglio di sicurezza dell’ONU riunirsi per discuterne le veci in un acceso dibattito aperto.

La rappresentazione delle donne, e la loro partecipazione attiva nel campo del peace-keeping e della risoluzione di conflitti internazionali, incrementa la probabilità che un accordo duri oltre 15 anni di più del 35%. Come ci raccontano i comunicati stampa delle Nazioni Unite di quest’anno, però, la partecipazione delle donne ai processi di pace deve andare oltre la rappresentazione, ed arrivare ad una partecipazione attiva e costante. Proprio per questo motivo, il tema della settimana del WPS di quest’anno è quello di “promuovere l’implementazione dell’agenda WPS, e sostenere la pace attraverso l’emancipazione politica ed economica delle donne”.

Nonostante le nobili basi concettuali sulle quali le Nazioni Unite costruiscono quest’agenda politica, la realtà dei fatti è ben diversa da quella ideale. “Ogni anno prendiamo degli impegni lodabili”, racconta il segretario generale António Guterres durante il dibattito odierno, “ma spesso non ricevono l’adeguato sostengo politico e finanziario”. Limitare lo spazio all’interno del quale le donne possono partecipare nelle trattative di pace, dice Guterres “danneggia la nostra credibilità”, illustrando il fatto che le donne costituiscono solo il 4% dei nostri peacekeepers militari, ed il 10% delle nostre forze dell’ordine”. Tollerare la limitata presenza di teste femminili all’interno di questo spazio, racconta Phumzile Mlambo-Ngucka, capa del gruppo UN Women, è qualche cosa di imbarazzante, che dovrebbe illustrarci l’allarmante fallimento del sistema, presente e passato.

Intervengono lungo le stesse linee politico-filosofiche anche i cinque membri dell’unione europea presenti al consiglio di sicurezza: Gran Bretagna, Francia, Polonia, Svezia, e Olanda, la quale condivide il seggio con la nostra Italia. “Apprezziamo che l’Open Debate di oggi si focalizzi sulla partecipazione, un aspetto essenziale dell’agenda WPS”, rilasciano nell’odierno comunicato stampa. Spingono però oltre l’ideale, e verso una direttiva d’azione più mirata. Partendo dal rettificare le sanzioni legate agli attori di violenze sessuali, un problema umanitario fondamentale nelle zone di guerra, identificano la necessità di focalizzarsi su risultati tangibili. Illustrano dunque anch’essi la necessità di dedicare fondi concreti a progetti che promuovono sull’eguaglianza dei sessi nel mondo, come i 6.5 miliardi di Euro spesi a riguardo ogni anno dall’Unione Europea.

“La WPS è una priorità chiave per i membri europei del consiglio di sicurezza. Siamo, e rimarremo, esponenti dell’uguaglianza dei sessi. Non smetteremo di spingere verso il progresso in ogni area nelle nostre competenze,” concludono, “e ci appelliamo agli altri membri di unirsi a noi, e  di lavorare insieme nel promuovere ogni aspetto di quest’illustre agenda, spingendo verso la sua piena implementazione non solamente oggi, ma tutti i giorni dell’anno”. Adottano proprio questa politica anche Nadia Murad e Dennis Mukwege, ultimi vincitori del premio Nobel per la pace, ai quali l’Unione Europea loda la tenacia con la quale, tutti i giorni dell’anno, si dedicando a sradicare la violenza sessuale contro donne e ragazze.

Anche l’ambasciatrice italiana Mariangela Zappia, al consiglio di sicurezza, ha evidenziato la neccessità di spingere oltre le parole, e verso il baratro dell’azione, illustrandoci alcune delle politiche intraprese dalla nostra stessa nazione. “L’Italia ha reso la parità dei sessi uno dei mandati principali della nostra politica estera. L’anno scorso, abbiamo tenuto il primo ministerial meeting del G7, dedicato interamente questo. Quest’anno, grazie alla cornice concettuale promossa dal nostro seggio OCSE, stiamo promuovendo un apertura a tutte le sessualità in ogni nostra iniziativa”.

Mentre il ventesimo anniversario dell’adozione di questa fondamentale agenda si avvicina sempre di più, è importante tenere a mente le parole spese oggi all’interno del quartiere generale dell’ONU. Non possiamo rimanere soddisfatti da progressi marginali, o da quote promettenti. La chiave, come illustrano sia Guterres che i membri europei del consiglio di sicurezza, è quella dell’inclusione, della partecipazione, e dell’azione concreta. Parole lodabili, e agende nobili possono ispirare il progresso, ma è l’iniziativa, l’attività effettiva che ne spiana il vero cammino.

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