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La sicurezza ambientale al Consiglio di Sicurezza: un dibattito aperto per il 2019

All'ONU un open debate, su iniziativa della Repubblica Dominicana, sui rischi alla sicurezza internazionale portati dal riscaldamento globale

Il consiglio di sicurezza riunito.

La riunione del Consiglio di Sicurezza arriva due mesi dopo la decisione da parte delle 197 entità presenti alla convention sul cambiamento climatico di perseverare nell’implementare gli accordi della conferenza di Parigi del 2015. L'iniziativa, della quale la Presidenza Trump non ha certo avuto buona visione, mira a mantenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia del grado e mezzo rispetto ai livelli pre-industriali,  e proseguirà nel Summit organizzato dal segretario generale Guterres che avrà luogo il 23 settembre prossimo

Direttamente dal Palazzo di Vetro, venerdì 25 gennaio, il Consiglio di Sicurezza si è riunito in un dibattito aperto sull’impatto del riscaldamento globale. Capitanato dalla delegazione della Repubblica Dominicana, regione lasciata in uno stato a dir poco precario dai fenomeni climatici sviluppatisi negli ultimi anni a suon di uragani (vedi Irma e Maria), la riunione punta a identificare i rischi alla sicurezza più concreti causati dal riscaldamento globale. Con le vittime degli sviluppi climatici a cuore, nell’open debate i membri del Consiglio sembrano volersi schierare all’unisono proprio contro questi rischi, sperando di arrivare ad una qualche conclusione che possa dar direzione ai piani d’azione futuri.

“La relazione tra i rischi climatici ed eventuali conflitti è complessa e spesso s’interseca con fattori politici, sociali, economic e democratici”, apre Rosemary di Carlo, la Sottosegretaria Generale agli Affari politici e alla Costruzione della Pace e mediatrice del dibattito insieme all’ambasciatore Dominicano Francisco Cortorreal e Miguel Vargas. “I rischi associati ai disastri climatici”, continua la Di Carlo, “non rappresentano lo scenario di un qualche futuro distante. Sono già una realtà per milioni di persone in tutto il mondo, e non cesseranno di esserlo”. Come visto appunto dall’effetto devastante proprio del riscaldamento globale su miliardi di cittadini gominicani, i rischi alla sicurezza globale causati da questi fenomeni sono tangibili, indiscutibili ed inconfutabili.

La riunione del Consiglio di Sicurezza arriva due mesi dopo la decisione da parte delle 197 entità presenti alla convention sul cambiamento climatico di perseverare nell’implementare gli accordi della conferenza di Parigi del 2015. L’iniziativa, della quale la Presidenza Trump non ha certo avuto buona visione, mira a mantenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia del grado e mezzo rispetto ai livelli pre-industriali,  e proseguirà nel Summit organizzato dal segretario generale Guterres che avrà luogo il 23 settembre prossimo. In tandem con il dibattito tenutosi il 25 gennaio, una schiera d’iniziative targate ONU, come la proposta del segretario generale Guterres di stabilire un “patto globale per l’ambiente”, sembrano proprio voler rendere il riscaldamento globale e la preservazione dell’ambiente i punti focali della legislazione internazionale del 2019.

Dopo tutto, la prima riunione di questo genere, in quel del Consiglio Sicurezza, si tenne nell’ormai lontano 2007. Da allora, l’organo delle Nazioni Unite ha effettuato molteplici mosse per stabilire, appunto, che il riscaldamento globale comporti in effetti rischi inconfutabili alla sicurezza, d’individui e di gruppi. Dall’open debate del luglio 2011, al passaggio della risoluzione 2349 nel 2011, il Consiglio si è mosso con precisione per discutere e capire l’effettivo ruolo del riscaldamento globale nella storia della sicurezza di tutti gli individui del pianeta. Non è un caso, dunque, che all’open debate di venerdì 25 gennaio fossero presenti i rappresentati di oltre settanta stati, con interventi ministeriali da parte di nazioni come il Kuwait, il Belgio, l’Indonesia, la Germania e la Polonia.

“La cosa più importante per noi è riconoscere che le parole vanno seguite dalle azioni. Tante entità hanno da lungo riconosciuto il bisogno di prepararsi ai rischi ai quali ci espone l’ambiente, giustamente considerando il riscaldamento globale come grande moltiplicatore di rischi”, continua la Di Carlo. “Non possiamo stare indietro. Dobbiamo prendere azione ora, guidati da un senso d’urgenza e di responsabilità verso le persone, tenendo le più marginalizzate e vulnerabili al centro del nostro lavoro”. Sembra essere proprio questo il sentimento generale del dibattito che si estende dalle 10 della mattina alle 7 di sera. Partecipa anche la delegazione italiana, che, rappresentata dalla parole di Stefano Stefanile, si schiera con il resto dell’Unione Europea, “apprezzando l’iniziativa della Repubblica Dominicana nell’assicurare continuità ad un discorso fondamentale e nel confermare l’aumento nel numero di stati che intendono mantenere l’attenzione del consiglio di sicurezza fissa su un argomento tanto fondamentale quanto il riscaldamento globale”.

Insieme agli interventi dei rappresentati di oltre 70 nazioni, il Consiglio di Sicurezza ha voluto ascoltare anche le voci di entità interne ed esterne, chiamate a rapporto per illustrare proprio i frutti della loro ricerca. L’amministratore dell’ UNDP (United Nations Development Program) Achim Steiner, ad esempio, è intervenuto telefonicamente, sostenendo che il cambiamento globale stia esercitando un effetto considerevole non solamente nei confronti dell’atmosfera, ma anche della biosfera. Steiner ha chiesto al Consiglio di riconoscere l’evidenza scientifica ed empirica, di usufruire di tutti i propri canali e mezzi per combattere questo gigante nemico comune, perché, in questo momento, il mondo “is not keeping up with the challenge”, non si sta dimostrando all’altezza della sfida.

Per la prima volta nella storia, anche la UN WMO, la UN World Meteorological Organization, è stata invitata a fare rapporto ai membri del Consiglio di Sicurezza. Pavel Kabat, il professore a capo della WMO, ha presentato fatti scientifici e inconfutabili agli occhi del consiglio, dicendo che “il cambiamento globale esercita un serie di diversi effetti sulla sicurezza: ne soffre la produzione ed il consumo del cibo, ne soffre la qualità dell’aria, e ne soffrono gli ambienti soggetti a roghi, come quello Californiano, incrementando le nostre necessità migratorie”.

Un altro intervento ancora proviene da Lindsay Getschel, una “youth representative” (rappresentante giovanile) impegnata nella ricerca sulla sicurezza ambientale. Invece che illustrare ancora gli ormai noti effetti del riscaldamento globale, la giovane ha chiesto tre impegni cose al Consiglio di Sicurezza: una risoluzione orientata a riconoscere il cambiamento globale come rischio alla sicurezza, un’inchiesta sull’impatto del riscaldamento globale sui giovani locali di diversi paesi, ed una riduzione dell’uso di energie non rinnovabili in tutte le missioni targate ONU, con l’obiettivo di utilizzare energia rinnovabile al 50% entro il 2025. “Non abbiamo il lusso di poterci non interessare a queste cose”, dice la Getschel, chiedendo ai leader mondiali di rispettare la propria parola.

È dunque questo il messaggio, informativo più che attivo, dell’open debate tenutosi al Palazzo di Vetro il 25 gennaio. L’allarme lanciato ci deve indicare i rischi più concreti dell’ignorare la salute di un ambiente tanto precario quanto, quando si risveglia, crudele. Sarà dunque interessante capire a che cosa porteranno i buoni auspici affiorati dalla riunione del Consiglio di Sicurezza, nei mesi che precedono l’attesa conferenza di fine settembre.

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