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Donne al potere: l’ONU si colora di rosa per il grande evento sul gender equality

Il Palazzo di Vetro si è popolato di donne in posizioni di leadership, attiviste, parlamentari per parlare del ruolo della donna nella società

Press briefing on the high-level event on ‘Women in Power’ hosted by María Fernanda Espinosa Garcés (centre), President of the seventy-third session of the General Assembly. From left to right are: Paula-Mae Weekes, President of Trinidad and Tobago; Katrín Jakobsdóttir, Prime Minister of Iceland; Kersti Kaljulaid, President of the Republic of Estonia; and Kolinda Grabar-Kitarović, President of Croatia. UN Photo/Mark Garten

La presidente dell'Assemblea Generale ha presieduto una conferenza stampa a margine dell'evento, con quattro donne capi di Stato o di Governo: Kolinda Grabar-Kitarović, presidente della Croazia, Kersti Kaljulaid, presidente dell'Estonia, Katrín Jakobsdóttir, primo ministro dell'Islanda e Paula-Mae Weekes, presidente di Trinidad e Tobago

“Consentiteci di sognare un futuro di uguaglianza tra donne e uomini, ma soprattutto permetteteci di lavorare per realizzarlo”. Con queste parole María Fernanda Espinosa Garcés, presidente dell’Assemblea Generale, ha introdotto l’evento di alto livello “Women in Power”, che ha portato alle Nazioni Unite donne in posizioni di leadership, attiviste e delegazioni da tutto il mondo. Quella italiana, in particolare, è formata dalla vicepresidente della Camera Mara Carfagna, con Maria Elena Boschi, Maria Edera Spadoni, Valeria Valente, Maria Rizzotti e Danila De Lucia (qui il programma della delegazione). “La storia dell’umanità è stata scritta e costruita da donne e uomini. Eppure, la stessa storia è stata caratterizzata da ineguaglianza, violenza e discriminazione contro le donne”, ha osservato Espinosa. “Nonostante ciò”, ha aggiunto, “le donne sono state protagoniste del destino di intere nazioni”.

 

Concetti ribaditi dal Segretario Generale, António Guterres: “Abbiamo bisogno di parità, e consentitemi di ripeterlo, dobbiamo cambiare le relazioni di potere nelle società, per fare in modo che l’uguaglianza di genere sia una realtà. Occorre anche un cambiamento nelle relazioni di potere per favorire pace e sicurezza per tutti, perché l’uguaglianza di genere è uno strumento chiave per la pace e la sicurezza. Per promuovere diritti umani per tutti, visto che l’uguaglianza di genere è uno strumento centrale per i diritti umani”. “Quando le donne hanno pari opportunità al lavoro, lo sviluppo accelera in maniera sostanziale”. “Sono orgoglioso di essere femminista”, ha affermato Guterres. “A tutti quegli uomini che credono che l’uguaglianza di genere sia una necessità, raccomando di essere anch’essi femministi. Dobbiamo essere femministi per essere sicuri che l’uguaglianza di genere divenga un obiettivo raggiunto nelle nostre società disuguali”, ha dichiarato Guterres. 

Belle parole e buone intenzioni che ancora, tuttavia, non corrispondono allo stato dell’arte. Lo ha ammesso la stessa Espinosa nel presiedere la conferenza stampa a margine della Conferenza con quattro donne capi di Stato o di Governo: Kolinda Grabar-Kitarović, presidente della Croazia, Kersti Kaljulaid, presidente dell’Estonia, Katrín Jakobsdóttir, primo ministro dell’Islanda e Paula-Mae Weekes, presidente di Trinidad e Tobago. In effetti, il 90% dei governi sono ancora guidati da uomini, e le donne parlamentari nel mondo sono solo il 24% del totale. La strada, insomma, è ancora lunga. Ma le leader che sono intervenute all’evento delle Nazioni Unite – circa la metà del totale ad aver ricevuto l’invito – hanno voluto testimoniare che le donne al potere possono fare la differenza. Secondo Grabar-Kitarovic, tanto c’è da fare quando si parla dell’implementazione di leggi a supporto della partecipazione femminile: “Abbiamo molte parole scritte sulla parità di genere, ma poi non vengono realizzate appieno”, ha detto. E sulla rappresentazione delle donne nel governo croato, ha osservato: “I partiti preferiscono pagare sanzioni piuttosto che rispettare le quote”.

Il primo ministro dell’Islanda ha spiegato che i movimenti femministi più radicali hanno fatto la comparsa nel suo Paese negli anni ’70, “così che tutti i partiti femminili sono stati formati negli anni ’80”. Ma nel 2017, ha sottolineato, l’Islanda ha visto una battuta d’arresto sul tema: perché il numero delle donne elette nel governo è calato dal 50% a meno del 40%. Ecco la ragione per cui, a suo avviso, i partiti politici dovrebbero rispettare il sistema delle quote.

Weeks, poi, è la prima presidente donna di Trinidad e Togo, che tuttavia hanno già avuto un primo ministro donna. Quanto alla rappresentanza in Parlamento, le donne hanno raggiunto la soglia del 50%. A suo avviso, c’è bisogno di essere “aggressivi e produttivi” per sensibilizzare ul tema e raggiungere “maggior equità”. Kaljulaid ha poi scherzato sul suo ulteriore primato che la vede il più giovane capo di Stato dell’Estonia. “Sono più vecchia di 10 anni di Macron”, ha detto, sottolineando ironicamente il fatto che la sua età è argomento di conversazione di molti dibattiti. “Mi dispiace dire che sono una nonna, non sono una ragazza, sono una nonna”, ha scherzato. A suo avviso, il problema è che a guidare le sorti del pianeta siamo abituati a vedere una classe politica vecchia, circostanza che, però, sta cambiando con l’innovazione tecnologica. E a proposito di uguaglianza di genere ha detto: “Dovremmo smetterla di stupirci delle prime donne presidenti”.

E alla domanda, rivolta ad Espinosa, se le donne siano sufficientemente rappresentate in Consiglio di Sicurezza, dopo aver citato il processo di riforma che dura da 25 anni, la Presidente dell’Assemblea Generale ha sottolineato la necessità di influenzare le giovani donne, mostrando loro che “è possibile che una donna in posizione di potere faccia la differenza e che non è solo una questione di numeri ed equità: si tratta di trasformare il mondo e costruire società migliori”.

A questo proposito, secondo Jakobsdóttir dare per scontata l’uguaglianza di genere è un errore. “In Islanda abbiamo dovuto prima di tutto mettere queste misure sotto forma di legge, e solo a quel punto la mentalità è cambiata”, ha detto. “Negli ultimi 20 anni abbiamo avuto un reale cambiamento di mentalità tra gli uomini islandesi”. A suo avviso, dunque, il vero cambiamento passa “attraverso le politiche, perché la cultura non si cambia da sola”.

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