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Guterres sul Peacebuilding: attenzione alle transizioni e alle persone più sfortunate

Il Segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres evidenzia le proprie aspettative, presenti e future, riguardo le operazioni di Peacebuilding

Segretario Generale dell'Onu al Consiglio di Sicurezza. (Foto ONU: Evan Schneider)

Al briefing del Consiglio di Sicurezza, il Segretario Generale illustra l'importanza e la delicatezza delle operazioni di transizione effettuate dall'Onu, le quali spingono i governi di paesi a rischio a non ricadere nel circolo vizioso, che spesso comporta la nascita di ulteriori conflitti

In data 18 luglio, al briefing del Consiglio di Sicurezza dal titolo “Peacebuilding e Peacekeeping: Rafforzare i partenariati per transizioni nazionali di successo”, il Segretario Generale Antonio Guterres ha illustrato le sue considerazioni per l’andamento corrente e futuro delle operazioni di peacebuilding messe in atto dall’Onu.

“Le missioni politiche speciali delle Nazioni Unite e le operazioni di mantenimento della pace sono alcuni dei nostri strumenti più efficaci per promuovere e mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ma sono temporanee. Stiamo rafforzando la nostra attenzione sui momenti di transizione, quando le nostre missioni sono riconfigurate o lasciano un paese”, ha affermato il Segretario Generale. Queste transizioni, mirate a stabilizzare le zone di interesse promuovendo i valori basilari dell’organizzazione quali uguaglianza, democrazia e pace, sono però un momento cruciale che mettono alla prova l’intera operazione. 

“La perdita di vite umane, la devastazione economica e l’inversione dei guadagni di sviluppo causati da una ricaduta in conflitto possono andare ben oltre i confini di un paese”, ha sottolineato Guterres, continuando: “dobbiamo imparare dagli esempi precedenti, tra cui quello di Timor Est e della Costa d’Avorio, che forniscono importanti lezioni sulla collaborazione e sulla continuità”.

La strategia adoperata dall’Onu per prevenire questo genere di problema cade in linea con il piano SDG 2030 combattendo, dove possibile, povertà, esclusione, disuguaglianza, discriminazione, violazione di diritti umani e cambiamenti climatici, i quali sono considerati i promotori più comuni di conflitti.

Per quanto sia valoroso il ruolo delle Nazioni Unite nel correggere fenomeni di questo genere, i singoli sforzi dell’organizzazione non sono sufficienti per contrastare la magnitude del problema a livello globale. “Molte altre istituzioni e gruppi sono coinvolti. Come accennato in precedenza, i governi sono i nostri partner più importanti, ma i donatori, le organizzazioni internazionali e regionali, le istituzioni finanziarie internazionali, la società civile, le istituzioni locali e la comunità imprenditoriale svolgono tutti un ruolo essenziale”, ha ribadito Guterres. Alcune di queste organizzazioni erano presenti alla conferenza, in particolare la Manca Mondiale e la Banca Africana per lo Sviluppo, che in passato si sono dimostrate alleate indispensabili per il raggiungimento di obiettivi posti dall’Onu.

A Darfur, l’operazione ibrida Unione Africana-Nazioni Unite (UNAMID) e la squadra nazionale hanno lavorato con il governo su una strategia di transizione globale. Lo stesso UNAMID nel corso dell’anno ha reso disponibili 32 milioni di dollari del proprio capitale verso attività congiunte con l’Onu. 

Incontro informale prima del briefing tra Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres e il Ministro per gli Affari Esteri del Peru nonchè Presidente del Consiglio di Sicurezza per il mese di luglio Néstor Popolizio Bardales. (Foto ONU:Evan Schneider)

Ad Haiti, dalla creazione di MINUJUSTH (United Nations mission for justice support in Haiti) nel 2017, i pilastri di pace e sviluppo delle Nazioni Unite hanno elaborato un approccio comune per sostenere lo stato di diritto e le istituzioni governative. In collaborazione con l’Unione Europea sono stati assicurati 12 milioni di dollari di finanziamenti da parte di Spotlight Initiative,per contrastare le problematiche legate alla violenza sessuale nel corso dei prossimi tre anni.

In conclusione, il Segretario Generale ha reso noto che “La giustizia e la responsabilità di transizione per gravi crimini e violazioni dei diritti umani sono essenziali per assicurare una pace duratura. Ci impegniamo a far avanzare i quattro pilastri della giustizia transizionale: la verità, per riconoscere le atrocità commesse; giustizia, dove gli esecutori sono ritenuti responsabili; riparazioni, in modo che le vittime e le comunità siano risarcite per i danni subiti e, ultimo ma non meno importante, mettendo in atto riforme, in modo che atrocità e gravi crimini non si ripetano più.

 “Mantenere la promessa dell’Agenda 2030 significa provvedere a coloro che sono rimasti più indietro: persone in paesi colpiti da conflitti e crisi”.

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