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Basta così! L’ONU chiede il ritorno alle politiche di soccorso in mare dei migranti

Il Segretario Generale Antonio Guterres "inorridito" dopo il peggior naufragio dell'anno nel Mediterraneo che è costato la vita a circa 150 persone

UNHCR / Hereward Holland. Un gommone pieno di migranti al largo della Libia aspetta di essere soccorso dalla Sea Watch.

I vertici delle Nazioni Unite hanno preso posizione contro l'iniziativa intraprese da vari stati di delegare alla Guardia Costiera libica il compito di pattugliare il Canale di Sicilia e di tenere sotto controllo il traffico umano di migranti tra i due continenti. Secondo i funzionari dell'ONU il ripristino dei soccorsi in mare è l'unica via efficace per limitare ulteriore perdita di vite umane

Dopo il recente naufragio a largo delle coste libiche che è costato la vita a circa 150 migranti provenienti per lo più da Sudan ed Eritrea e che stato definito il più grave disastro di questo genere degli ultimi anni, l’ONU ha ribadito la necessità di un immediato ritorno alle politiche di salvataggio in mare.

Il Segretario Generale Antonio Guterres si è dichiarato inorridito dalla tragedia e ha auspicato l’istituzione di “percorsi sicuri e legali per migranti e rifugiati”.

La dichiarazione è stata ripresa anche da Filippo Grandi, responsabile dell’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati UNHCR ed Henrietta Fore direttrice dell’UNICEF. Grandi non ha usato mezzi termini nell’affermare che “quella che si è appena verificata è la peggiore tragedia dell’anno nel Mediterraneo”.

Attraverso uno dei suoi portavoce, l’agenzia UNHCR ha ribadito che l’ultimo tragico episodio mette in rilievo in tutta la sua drammatica urgenza i ripetuti appelli rivolti dalle Nazioni Unite ai governi che si trovano in prima linea nella crisi nel Mediterraneo (primo tra tutti l’Italia NdR) per riprendere le politiche di soccorso in mare come quelle attuate negli anni scorsi dall’Italia (Mare Nostrum) e dall’Unione Europea (Frontex).

A woman weeps, minutes after being saved by the Sea Watch search and rescue ship, in Libya. (UNHCR/Hereward Holland)

La recente delega di queste operazioni alla Guardia Costiera libica ha dato risultati negativi a causa dell’inadeguatezza degli sforzi compiuti dai libici per motivi legati sia ai continui tumulti politico-sociali interni al paese, sia per l’incapacità dimostrata finora di controllare la criminalità organizzata che ha preso in mano la gestione dei traffico umano trasformandolo in una vera e propria industria.

Il portavoce dell’UNHCR ha ribadito la necessità di misure aggiuntive quali l’istituzione di nuovi campi profughi e di insediamenti al di fuori dei confini libici e di più severe azioni di repressione nei confronti dei responsabili del traffico umano.

Quest’ultimo naufragio si è verificato un paio di giorni dopo la conclusione di una nuova conferenza a Parigi, sulla crisi dei migranti durante la quale alcuni di questi stessi funzionari dell’ONU hanno auspicato la depenalizzazione degli sforzi di soccorso in mare intrapresi dalle varie ONG e l’invito a non rimandare in Libia i rifugiati che, per un motivo o l’altro vengono intercettati nel tentativo di raggiungere le coste europee.

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