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Sergio Costa: “Chiedo a tutti i Paesi di osare e gettare il cuore oltre l’ostacolo”

Intervista al ministro dell'Ambiente alla vigilia del summit sul Climate Change all'ONU: ci vogliono "politiche economiche coraggiose e rivoluzionarie”

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa all'ONU nel marzo di quest'anno durante High-level meeting on Climate and Sustainable Development for All (UN Photo Manuel Elias)

A New York una generazione marcia per difendere il pianeta e alle Nazioni Unite si tiene  la più grande conferenza mondiale sul Climate Change. Anche l’Italia è presente con il Presidente Conte, Luigi Di Maio e il Ministro dell’ambiente Sergio Costa. Abbiamo raggiunto il Ministro alla vigilia della sua partenza per New York. Riconfermato nel governo Conte bis all’Ambiente, Generale dei Carabinieri alla Forestale, Costa ha guidato le indagini condotte nella Terra dei Fuochi e con la direzione nazionale antimafia è stato referente nelle indagini su ecomafie e crimini ambientali. Costa al giuramento ha lanciato sui social il suo progetto “L’ambiente è al centro dell’azione del governo. Vorrei portare al primo Consiglio dei Ministri un provvedimento urgente sui cambiamenti climatici”.  E a New York arriva con un decreto legge nuovo di zecca sul cambiamento climatico.

(Qui potete ascoltare il suo intervento di sabato alle Nazioni Unite al primo Youth Climate Summit)

Ministro,  qualche anticipazione sul suo Intervento alle Nazioni Unite?

“Io ho scelto di anticipare la mia presenza a New York per partecipare anche al Summit dei giovani. Credo che la mobilitazione crescente dei giovani di tutto il mondo sia importantissima e anzi direi decisiva. Il nostro Paese è rappresentato da una giovanissima studentessa di biologia, Federica Gasbarro, attivista per il clima e portatrice di un interessante progetto contro l’inquinamento. Io chiedo a tutti i Paesi di osare. Gettare il cuore oltre l’ostacolo e approntare politiche economiche coraggiose e rivoluzionarie”.

Cosa ne pensa dello scetticismo di Trump? Trump ha detto, fin dall’inizio della sua presidenza, che non crede alle informazioni finora date sul “cambiamento climatico”, dicendo che tutto ancora deve essere provato e ha detto di che ritirerà gli USA dall’accordo sul clima di Parigi… Insomma Trump è il leader degli scettici sul fatto che il cambiamento climatico sia causato dall’uomo…

“Certamente la mancanza degli StatiUniti in questa battaglia vitale si sente, e molto. Ma noi dobbiamo continuare ad andare avanti con determinazione. Nello stesso tempo dobbiamo tenere aperta la porta del dialogo con gli Stati Uniti. Noi lo stiamo facendo ora ad esempio discutendo con il mio omologo Wheeler sullo spreco alimentare: stiamo lavorando insieme a un progetto congiunto perché è un tema strettamente legato alla tutela ambientale ed è un modo per tenere aperto un canale di comunicazione con gli Usa”.

Il segretario generale ONU chiede agli Stati di impegnarsi per ridurre le emissioni del 45% entro il 2030 e portarle a zero entro il 2050, e ha detto chiaramente che non c’è più tempo. In che modo l’Italia potrà raggiungere questi obiettivi?

“Siamo pienamente d’accordo. Già il 31 dicembre 2018 abbiamo presentato alla Commissione Europea il Piano nazionale energia e clima che interviene su numerosi settori produttivi e connota l’impegno dell’Italia nel senso auspicato da Gutierres. Il Piano è vincolante, ed è soggetto a consultazione, in questo momento, da parte degli stakeholders e dei cittadini. È un ottimo piano, che l’Europa ha apprezzato, e che sarà alla base di un’azione politica conseguente”.

Greenpeace si sono lamentate del fatto che l’Italia non avesse firmato un documento che chiedeva all’UE di raggiungere le zero emissioni entro il 2050. Al consiglio europeo del 20 giugno, quell’intesa è saltata per via dell’opposizione dei Paesi di Visegrad. Perché l’Italia non ha firmato subito. Secondo lei cosa farà la politica a livello europeo? Si potranno superare le resistenze dei paesi dell’est?

“La firma e l’impegno dell’Italia ci sono, questo conta. Stiamo costantemente lavorando affinché il Paese possa avere una leadership internazionale in campo ambientale e questo non è solo dovuto all’impegno del ministro dell’Ambiente ma di tutto il governo, a partire dal premier. Il tema del cosiddetto blocco di Visegrad è molto importante e non possiamo assolutamente pensare a un’Europa a due velocità e che lasci indietro qualcuno. Parliamo di temi fondamentali per il futuro del Pianeta: piano piano aiuteremo i paesi più resistenti ad alzare la propria ambizione, nel rispetto dele loro economie e, come ho già detto, nessuno dovrà restare indietro. Solo lavorando tutti insieme riusciremo a portare avanti un’efficace azione contro i cambiamenti climatici. Ricordiamocelo: non abbiamo un Pianeta B”.

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