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Con Trump o Greta? Al Climate Summit l’Italia ascolta i giovani e perdona gli scettici

Giuseppe Conte ha assunto impegni importanti, ma ha detto di comprendere le preoccupazioni di chi non è ancora pronto alla transizione energetica

Il premier Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il ministro dell'Ambiente Sergio Costa al Climate Action Summit (Twitter / Farnesina)

Emergenziale è stato il contenuto del discorso di Greta, che, rivolgendosi colma di rabbia e emozione ai leader mondiali, li ha accusati di averle “rubato" i sogni e l'infanzia "con parole vuote”. Messaggio che, rispondendo a una domanda della Voce in occasione del successivo incontro con i media, Conte ha dichiarato di aver pienamente colto. Ben venga, ha detto il premier, lo stimolo dalle nuove generazioni, stimolo che però non dovrebbe essere il principale motore dell’assunzione di responsabilità politica da parte della comunità internazionale.

L’Italia tra le nazioni impegnate a lottare contro il climate change e a raccogliere l’appello accorato giunto dall’operosa gioventù guidata dalla paladina del clima e dell’ambiente Greta Thunberg. È questo il messaggio che il premier Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il ministro dell’Ambiente Sergio Costa hanno portato a New York nel giorno dell’attesissimo Climate Action Summit, vertice convocato dal Segretario Generale per rispondere all’emergenza climatica.

Emergenziale, in effetti, è stato il contenuto del discorso di Greta, che, rivolgendosi colma di rabbia e emozione ai leader mondiali, li ha accusati di averle “rubato” i sogni e l’infanzia “con parole vuote”. Messaggio che, rispondendo a una domanda della Voce in occasione del successivo incontro con i media, Conte ha dichiarato di aver pienamente colto. Benvenga, ha detto il premier, lo stimolo dalle nuove generazioni, stimolo che però non dovrebbe essere il principale motore dell’assunzione di responsabilità politica da parte della comunità internazionale.

Allo stesso tempo, ha fatto notare Conte alla stampa, l’empatia con Donald Trump, che al Climate Action Summit ci è solo passato qualche minuto, prima di parlare all’evento sulla libertà religiosa organizzato dagli Stati Uniti, è e resta immutata. Difficile, però, pensare che quella reciproca “simpatia”, superstite al recentissimo cambio di maggioranza, potrà essere da stimolo per Washington per superare le proprie resistenze a realizzare l’Agenda 2030. Il premier italiano, in effetti, ha dichiarato di “comprendere le preoccupazioni” di quei Paesi – anche europei – che considerano gli impegni per la transizione energetica controproducenti per i propri sistemi produttivi. Un tale riorientamento – ha fatto capire il Presidente del Consiglio – richiede tempo, ma la prospettiva, a suo avviso, comporterà vantaggi complessivi concreti anche dal punto di vista dell’occupazione.

Tolleranza e comprensione, insomma, per i più scettici; impegno in piena continuità con la tradizione in patria. Perché la strada della transizione energetica, ha sottolineato Conte, l’Italia l’ha già imboccata da tempo: il Belpaese, ha ricordato, è infatti secondo in Europa per energie rinnovabili, risultato che, ha puntualizzato, non è rivendicabile dal suo Governo, ma risale a ben più addietro. Il suo esecutivo, invece, dovrà consolidare questo primato “dal punto di vista mondiale”.

Non è un mistero che la nuova “strana” maggioranza composta da Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico abbia trovato nella difesa dell’ambiente proprio uno dei suoi principali collanti. L’esecutivo sta lavorando infatti alla stesura di un “Green New Deal”, espressione che tanto ricorda l’impegno, in America, della “nemica giurata” di Trump Alexandria Ocasio-Cortez. Nessuna contraddizione, ha puntualizzato Conte a una domanda della stampa, con la famosa “empatia” con il presidente Trump: la tenuta del patto euroatlantico, infatti, è indipendente dalle politiche economiche e sociali che l’Italia sceglie di perseguire. E in questo senso, ha lasciato intendere il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, la vocazione ambientalista del Movimento Cinque Stelle è stata quasi “profetica” di un nuovo sentimento globale per il clima che fino a 5 o 6 anni fa sarebbe stato impensabile veder approdare “con tanto entusiasmo” all’Assemblea Generale ONU.

Nel convocare questo vertice, in effetti, il Segretario Generale António Guterres ha chiarito di attendersi dagli Stati un nuovo livello di ambizione in vista della presentazione, nel 2020, dei rispettivi piani aggiornati nel quadro previsto dagli Accordi di Parigi. L’obiettivo, in particolare, dovrebbe essere la riduzione delle emissioni di CO2 del 45% entro il 2030, e il loro azzeramento nel 2050. Dove si colloca, rispetto a questo, l’Italia?

La risposta non è scontata. A maggio, alcune associazioni ambientaliste avevano lamentato la mancata adesione dell’Italia in sede europea all’impegno per azzerare le emissioni nel 2050, documento poi naufragato a giugno a causa dell’opposizione dei Paesi di Visegrad. E quella stessa “tolleranza” espressa da Conte per le tempistiche dei Paesi più scettici sembra contraddire il senso di urgenza comunicato dal Segretario Generale in persona.

Tuttavia, intervenendo all’evento promosso dal Presidente francese Emmanuel Macron e dal Presidente cileno Piňera (il Cile detiene la presidenza della COP 25) dal titolo “Leading the Paris Agreement Implementation on the road to COP 25”, il Primo Ministro ha chiarito che la lotta al climate change costituisce una sfida decisiva dei nostri tempi e del futuro del Pianeta. Obiettivo, ha aggiunto, realizzabile solo attraverso una  effettiva collaborazione tra tutti i Paesi. In questo senso, Conte ha anche spiegato che l’Italia sta definendo la roadmap del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, che proietta il nostro Paese verso il completo raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030: riduzione delle emissioni, energia rinnovabile ed efficienza energetica e una strategia di decarbonizzazione entro il 2050. “L’Italia”, ha puntualizzato il Premier, “ha intenzione di recitare un ruolo di primo piano nella lotta globale ai cambiamenti climatici. Lo dobbiamo ai tanti giovani che stanno facendo sentire la loro voce. Quei giovani a cui abbiamo il dovere di lasciare un Pianeta vivibile”.

Posizione rinnovata durante l’intervento di Conte al Climate Action Summit, celebrato in un’Assemblea Generale dalla scenografia a tema: sulle iconiche pareti dorate, infatti, è stata proiettata l’ombra di turbine eoliche e l’immagine di spazi verdi. Nel presentare il piano a cui l’Italia ha aderito, il Premier ha sottolineato la scelta di un’azione responsabile per il futuro. Il tempo delle dichiarazioni, ha detto, è finito. Il nostro Paese rinnova l’impegno sancito dagli accordi di Parigi, che intende implementare appieno. Conte ha anche confermato l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050. Le parole d’ordine di questo processo saranno transizione ed efficienza energetica e fonti di energia rinnovabile. Quello del Belpaese, ha tenuto a sottolineare, è uno dei programmi di decarbonizzazione più ambiziosi al mondo, che aprirà nuove opportunità anche in termini di occupazione nel settore green. Il Premier ha ricordato anche la collaborazione con il Regno Unito per ospitare la COP26, che, ha promesso, sarà una conferenza “molto ambiziosa”. Infine, ha dato rilievo, di nuovo, al ruolo fondamentale giocato dai più giovani e dalla mobilitazione dei cittadini in tema di ambiente. Pare di capire, insomma, che l’Italia stia con Greta. Con buona pace di Donald Trump.

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