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Ambiente, clima, debiti… tutto ciò che ha segnato il 2019 e che non si ricorderà

Nel 2019 si sono accumulati e sono venuti al pettine tanti, troppi nodi sui problemi mondiali. Tante le "iniziative" per suonare l'allarme e cercare soluzioni, ma poi?

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Gueterres, con l'attivista ambientalista svedese Greta Thunberg e altri attivisti del movimento giovanile per il clima (Foto Onu / Kim Haughton)

Si sono appena spenti i riflettori sul 2019. É stato un anno ricco di eventi importanti, ma nessuno dei quali degno essere riportato sui libri di storia.

“Trump”, “Brexit”, “ambiente”, “migranti” e molto altro ancora. Forse nessuno di questi fatti merita di essere ricordato dalle future generazioni. Perché? Perché in realtà è così che va avanti non dal 2019 ma da decenni.

Eppure, dodici mesi fa si pensava che quello appena iniziato non sarebbe stato un anno qualsiasi: era l’ultimo barlume di vita di un ventennio, quello iniziato nel 2000, pieno di speranze e di progetti. E di illusioni. Come i Millenium Goals delle Nazioni Unite: un piano globale che avrebbe dovuto segnare un cambiamento epocale.  In pochi anni, però, molti di questi obiettivi del millennio si rivelarono irrealizzabili e vennero sostituiti dai Sustainable Development Goals, SDGs (il nome dice tutto). Ebbene, proprio nel 2019, l’anno appena terminato, molti degli organismi delle NU che hanno in gestione questi “obiettivi” hanno dovuto ammettere non solo che non sarà possibile raggiungerli, ma, in molti casi, che la situazione sta peggiorando. Nel 2019, la FAO ha dichiarato che la fame nel mondo sta aumentando (ma, allo stesso tempo, per assurdo che possa sembrare, che sta aumentando il problema dell’obesità. (Con le conseguenze a medio e lungo termine che ciò avrà sulla salute delle persone e sui costi per la spesa pubblica). 

Una fatto importantissimo ma del quale non resterà traccia negli annali.

Anche di un altro evento organizzato dall’ONU rimarrà poco: la COP25. Preceduto da decine e decine di incontri avrebbe dovuto fissare dei paletti e portare a decisioni importanti per ridurre le emissioni di CO2 in vista della scadenza fissata per il 31 dicembre 2019. Invece, al termine dei lavori non è stato sottoscritto alcun programma o piano d’azione credibile sui temi caldi dell’incontro. A cominciare delle misure da adottare per la riduzione dell’innalzamento delle temperature medie globali o della famosa “compensazione” delle emissioni di CO2, troppo importante per le multinazionali per lasciare che a decidere fossero i governi o le associazioni ambientaliste).

L’unico evento legato alla COP25 al quale sono state dedicate prime pagine su tutti i giornali le dichiarazioni di una ambientalista in erba. Anche queste, però, saranno destinate a cadere nel dimenticatoio, come quelle degli adolescenti che l’avevano preceduta e che avevano lanciato accorati appelli dietro il pulpito delle Nazioni Unite parlando di sviluppo e di ambiente. Chi ricorda i loro nomi? O almeno cosa hanno detto? Nessuno. 

Greta Thunberg (Illustration by Antonella Martino)

A dire quale effetto possano avere queste dichiarazioni sull’ambiente e sullo stato del pianeta sono (come sempre) i “numeri”. Nel 2019, le emissioni di CO2 hanno continuato ad aumentare (e proprio quest’anno hanno raggiunto un nuovo record). Sempre nel 2019, sono stati raggiunti nuovi record di aumento delle temperature medie. É la conferma dei cambiamenti climatici in atto. Poco importa chi o cosa li abbia causati.

Nel 2019, le conseguenze di questo fenomeno sono state devastanti: mai come nell’anno appena concluso, gli incendi avevano devastato aree immense senza che nessuno riuscisse a fermarli (possibile che l’uomo, che ha le tecnologie per andare non sulla Luna ma su Marte, non sia in grado di spegnere il fuoco che sta generando quantità di CO2 inimmaginabili?).

Nel 2019, i leader mondiali ed europei hanno continuato a parlare di “rifugiati”. Ma, come gli esperti dell’IOM ripetono ormai da anni, questi sono solo una piccola parte dei migranti (dei 258 milioni di migranti solo 25,4 milioni sono rifugiati in senso stretto). Sarebbe stato un evento storico cambiare rotta (non solo quella dei migranti che non sbarcano più in Italia ma si dirigono verso Grecia e Spagna) e iniziare ad ammettere che a  causare le migrazioni umane non sono le persecuzioni e le guerre ma fenomeni ambientali e sociali. Sarebbe stato un fatto degno di essere riportato sui libri di storia (le stime parlano di oltre un miliardo di profughi ambientali di qui a pochi anni: essere pronti è fondamentale). Invece, nel 2019, nessuno ne ha parlato seriamente: si è preferito continuare a parlare solo di “rifugiati”. Anche a Bruxelles e a Strasburgo.

In questo come in altri settori i numeri non sono mancati: un altro aspetto che ha caratterizzato il 2019 è stata la mole di report, studi, analisi, rapporti (e chi più ne ha più ne metta) che hanno cercato di spiegare ciò che sta avvenendo sul pianeta. Peccato che di molti di questi, spesso i media hanno preferito non parlare. Di un’altra cosa non hanno detto nulla: nel 2019, il debito pubblico ha continuato a crescere in modo vertiginoso. Lo scorso anno,  il valore del debito pubblico globale ha raggiunto un livello tale da non poter neanche essere pronunciato: le stime parlano di quasi 300 trilioni di dollari (pari a più di tre volte il PIL di tutti i paesi del mondo messi insieme)!    Anche di questo non si è lasciata traccia, così come del fatto che i paesi più “indebitati” sono proprio quelli più sviluppati (magari guidati economisti di grido o da “tecnici” esperti): gli USA, l’Europa, l’Australia, il Giappone seguiti da India e Cina. Proprio questi due paesi “emergenti” hanno mostrato la crescita più rapida del proprio debito pubblico.

Ma quello che per alcuni è un “debito” per altri è un “credito”: ad avere in mano questi titoli sono le banche e i grandi istituti finanziari. Sono loro che hanno ormai un potere tale da comandare e spingere i governi a fare (quasi) tutto quello che vogliono. Ebbene nessuno ha detto che nel 2019 è avvenuto un cambio al vertice di rilevanza storica: a guidare il mondo della finanza non sono più le banche americane ma quelle cinesi: e prime quattro banche al mondo per totale attivo sono tutte cinesi e hanno un asset tra i 3.000 e i 4.000 miliardi di dollari (prima assoluta ICBC che ha un patrimonio totale di  4.027 miliardi di dollari e una capitalizzazione di mercato di circa 345 miliardi di dollari. Eppure questa Banca, che conta oltre 462.000 dipendenti, è stata fondata “solo” nel 1984).

Anche questo, avrebbe potuto essere un evento del 2019 degno di nota: la certezza documentata che nessuno è in grado di controllare la finanza. In Europa, ad esempio, proprio nel 2019, è stato approvato il “nuovo” Meccanismo Europeo di Stabilità, il MES, che ha tra i propri obiettivi sociali quello di salvare le banche in crisi. Stranamente nessuno ha detto che il documento sottoscritto da quasi tutti i paesi dell’UE prevede che le sue azioni e i suoi capi siano al di sopra del potere di qualsiasi stato e di qualsiasi tribunale!

Altro evento del 2019 degno di nota e legato alla finanza sono stati gli scambi: nonostante la crisi dirompente, nel 2019, gli scambi hanno continuato ad aumentare (e si prevede cresceranno ancora di più nel 2020). Ma anche qui molti sono stati gli argomenti di cui si è preferito non parlare. Se, da un lato tutti i TG hanno parlano dell’andamento della Borsa Valori o di alcuni titoli “quotati” nelle varie Borse Valori, dall’altro, nel 2019, nessuno ha mai parlato dei mercati OTC (Over The Counter). Qui gli scambi non sono regolamentati ed è possibile acquistare tutti gli strumenti finanziari non quotati sui mercati regolamentati e al di fuori delle borse ufficiali. Di questi nel 2019 non si è parlato praticamente mai. Eppure è su questi mercati che nel 2019 sono stati scambiati la maggior parte dei titoli “strutturati” e anche di titoli pericolosi (tanto da essere stati vietati in alcuni casi) come i derivati su crediti, la carta commerciale, le obbligazioni municipali e i prestiti agli studenti cartolarizzati (tutti “titoli” che nel 2019 hanno presentato problemi più o meno gravi). Il 2019 non passerà alla storia per aver definitivamente scritto la parola FINE su queste forme di speculazione azzardata e incontrollata.

Nell’Unione Europea, il 2019 si è chiuso con un grande clamore per il “nuovo” Green New Deal di Bruxelles e Strasburgo. Peccato che nessuno abbia avuto il tempo di far notare che, proprio nel 2019, sono stati fatti grandi passi avanti per la costruzione di due dei più grandi gasdotti che attraverseranno tutta l’Europa. Così come nessuno ha fatto notare che, nel 2019, la produzione mondiale di plastica (quella che avrebbe dovuto essere bandita in Europa e tassata in Italia con la finanziaria appena approvata dal governo italiano, salvo poi modifiche dell’ultim’ora) ha raggiunto un nuovo record mondiale.

Il muro al confine con il Messico

Il 1989 è passato alla storia come l’anno in cui è stato abbattuto il muro di Berlino, l’ultima separazione fisica tra le due Germanie. Il 2019 invece non passerà alla storia per il nuovo record di muri costruiti per separare gli Stati. E non solo perché si tratta di finte barriere (il transito delle merci continua a crescere e, anche nel 2019, si è parlato di nuovi accordi commerciali tra paesi sulla carta “nemici”),  ma perché queste frontiere non serviranno a fermare i flussi migratori (scopo per cui sarebbero state costruite). Lo dicono i numeri: anche dove sono stati costruite cancellate, reti rinforzate e sovrastate da fili spinati la gente ha continuato a varcare i confini. In India, In Arabia Saudita, nel Brunei (eppure nessuno ne ha parlato), in Botswana e nello Zimbawe, in Kazakhstan, in Bulgaria e in Ungheria, oltre, ovviamente, alle barriere tra Stati Uniti e Messico volute a tutti i costi dal presidente americano Donald  Trump. Sui libri di storia, nessuno riporterà che nel 2019 c’erano più muri al confine di quanti ce n’erano ai tempi della guerra fredda. Separazioni fisiche inutili che forse servono solo a nascondere persecuzioni ben più gravi. Come quella dei Rohingya, in Myanmar, che è continuata nel 2019 ed è costata la credibilità internazionale (e i premi e le onorificenze ricevuti) a Aung San Suu Kyi, passata in pochi mesi da paladina dei diritti umani a sovrana disumana e irrispettosa dei diritti delle minoranze etniche e religiose.

Quasi sempre, nel 2019, una notizia è servita a nasconderne un’altra ben più importante. Come in Africa, dove, distratti dalle continue notizie sull’epidemia di Ebola (che continua a mietere vittime nonostante sia stato concesso ad alcune case farmaceutiche di utilizzare farmaci che non avevano seguito tutti i percorsi preliminari), ci si è dimenticati dell’epidemia di morbillo che solo in Congo (dove è maggiormente diffuso il virus Ebola) ha causato oltre 5.000 vittime alle quali si aggiungono altre 300.000 persone sfollate a causa di una guerra di cui nessuno finge di vedere nulla.

In tutta l’Africa inondazioni e carestie, nel 2019, hanno distrutto vaste aree costringendo la gente a fuggire (e a migrare indovinate verso dove?). Ma di tutto questo nessuno ha parlato. E nono ne rimarrà menzione sui libri di storia che certamente non citeranno neanche la ricerca del team di esperti indipendenti delle Nazioni Unite, durata anni e presentata a Novembre 2019, che ha parlato di centinaia di migliaia di bambini migranti detenuti nelle carceri in tutto il mondo (oltre centomila solo negli USA!) senza alcun valido motivo se non quello di essere “migranti”. Anche di questo sui libri di storia non rimarrà traccia.

Sono molti gli eventi importanti del 2019 destinati a finire nel dimenticatoio. Dalle proteste dei gilet gialli alla rivolta di Hong Kong (oltre 2.500 feriti, 4.500 persone arrestate di cui il 40% sotto i 18 anni e danni per oltre nove milioni di dollari e tutto in una sola città). E poi le proteste in Cile (che hanno costretto il governo a spostare i lavori della COP25 a Madrid), quelle in Libano o in Bolivia o in Iran.

Spente le luci del veglione e sostituito il calendario appeso alla parete, di tutti questi eventi non rimarrà (quasi) nulla. Come dell’incendio che, nel 2019, ha distrutto buona parte della Cattedrale di Notre Dame a Parigi. Anche questo finito nel dimenticatoio nel giro di poche settimane.

Di tutti questi fatti, eventi storici e avvenimenti che hanno segnato la vita delle generazioni future non rimarrà niente negli annali. Tutto questo sarà destinato a durare pochi minuti: il tempo di leggere un articolo che riporta alcuni (tutti sarebbe quasi impossibile) degli eventi importanti che hanno caratterizzato il 2019.

E forse, nei prossimi decenni, a nessuno studente sarà chiesto: “Dimmi cosa è avvenuto nel 2019?”.

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