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Resta alta la tensione tra Turchia e Grecia mentre i rifugiati continuano a soffrire

La Grecia respinge i profughi siriani dopo la decisione di Erdogan di riaprire loro i confini, rompendo il patto del 2016 della Turchia con l'Unione Europea

Immagine da YouTube: una vedetta della guardia costiera greca che sfiora un gommone di rifugiati

La situazione in Siria continua a peggiorare, creando ancora più rifugiati che hanno bisogno di urgenti aiuti. Mentre le Nazioni Unite ed altre organizzazioni non-profit continuano ad assistere come possono nel paese, l’Europa e la Turchia si trovano di fronte ad un dilemma. Dopo aver accettato l’accordo da parte dell’Unione Europea nel 2016, la Turchia ha ricevuto 6 miliardi di euro per arginare la migrazione verso gli stati membri dell’UE. Tuttavia, il presidente turco Tayyip Erdogan ha iniziato a rilasciare rifugiati siriani al di fuori dei confini turchi, soprattutto con la nuova ondata di profughi in cerca di una vita migliore ed un posto più sicuro. Erdogan ha annunciato che il paese non implementerà la prevenzione della migrazione di profughi siriani nel resto dei paesi europei, dopo che 33 soldati turchi sono stati uccisi in un attacco aereo ad Idlib. Il governo di Erdogan continua a ricattare l’Unione Europea chiedendo per ulteriori aiuti e fondi finanziari in cambio di protezione e la chiusura dei confini con gli stati dell’UE. Fino ad ora ci sono almeno 3.6 milioni di rifugiati siriani in Turchia. Ma le tensioni crescono con la decisione della Grecia di non accogliere i profughi siriani dopo l’apertura dei confini turchi.

Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha rilasciato un messaggio dicendo: “Questo non è più un problema di rifugiati. È un palese tentativo della Turchia di usare persone disperate per promuovere la sua agenda geopolitica. Le persone che hanno cercato di entrare in Grecia nei giorni scorsi non provenivano da Idlib. Hanno vissuto in sicurezza in Turchia per un lungo periodo di tempo”. Mitsotakis considera i profughi siriani come “migranti”, per questo la Grecia continua a non offrire aiuto e fondi per queste persone. La pressione sorge con le dichiarazioni della Turchia che la Grecia avrebbe sparato contro i rifugiati ed i migranti presenti nel confine condiviso dalle due nazioni, con diversi presunti feriti ed uno in seguito sarebbe morto. Il portavoce del governo greco Stelios Petsas nega completamente le rivendicazioni da parte del governo turco, dicendo “la Turchia fabbrica e diffonde notizie false contro il nostro paese. Oggi ha fabbricato un’altra notizia falsa, riguardante presunti infortuni causati dal fuoco greco”.

UNOCHA Il sottosegretario generale per gli affari umanitari e il coordinatore degli aiuti d’emergenza Mark Lowcock e l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’ONU Kelly Craft ea Hatay, in Turchia, con il personale regionale delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari che prendono parte a un confine transfrontaliero nella Siria nord-occidentale.

Ma come sempre, gli unici a soffrire sono coloro che cercano protezione ed una vita nuova. Gli aiuti umanitari sono deteriorati data l’apertura dei confini tra la Grecia e la Turchia, e sull’isola greca di Lesbo. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati continua ad offrire aiuto con cibo, scorte necessarie, vestiti ed altri oggetti necessari alla sopravvivenza. Lunedi scorso, il vicesegretario generale per gli affari umanitari dell’ONU e coordinatore dei soccorsi d’emergenza Mark Lowcock insieme all’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Kelly Craft, hanno visitato Hatay, il confine tra la Turchia e Siria. Lowcock ha espresso le sue preoccupazioni sulla situazione dei rifugiati in Siria; tra le centinaia di persone traumatizzate che soffrono al freddo, forzate a dormire all’aperto “nonostante gli sforzi straordinari delle organizzazioni umanitarie, gli aiuti non raggiungono tutti coloro che ne hanno bisogno”. Mark Lowcock ha detto che le Nazioni Unite stanno inviando centinaia di camion dalla Turchia nel nord-ovest della Siria carichi di cibo, acqua e riparo ogni mese. Lowcock ha confermato che questi aiuti sono essenziali e salvano vite, ma deve continuare e deve essere ridimensionato. Inoltre, ha dichiarato: “La missione ha scoperto che le persone vivevano nella paura degli attentati e dei combattimenti e necessitavano di un adeguato riparo, cibo, servizi igienici, servizi sanitari di base e protezione”. L’ambasciatrice americana ha rilasciato un messaggio importante durante il suo viaggio in Siria:

“Gli Stati Uniti sono determinati affinché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite rinnovi l’autorizzazione per entrambi i valichi di frontiera Bab al-Hawa e Bab al-Salam quando i loro mandati scadono a luglio. A nome del presidente Trump e del segretario di Stato Pompeo, sono qui per mostrare solidarietà americana al popolo siriano. Ad oggi, la generosità del popolo americano ha facilitato una risposta umanitaria totale degli Stati Uniti alla crisi in Siria di $10,5 miliardi. Per esprimere il nostro costante impegno, oggi l’amministrazione di Trump sta annunciando ulteriori 108 milioni di dollari in assistenza umanitaria per il popolo siriano. Questi fondi aiuteranno a fornire cibo salvavita, riparo, abbigliamento invernale, coperte, medicine e acqua potabile per aiutare i siriani bisognosi sia in Siria che nella regione”.

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