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Il Consiglio di Sicurezza: la violenza sessuale, un’arma biologica e psicologica

3000 casi di violenza sessuale registrati dall'ONU: l’89% riguarda le donne; ma innumerevoli storie sono ancora avvolte nel silenzio, perché "la guerra non parla"

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha tenuto un dibattito sulla violenza sessuale correlata al conflitto. La violenza sessuale di genere riceve meno dell'1% dell'assistenza delle Nazioni Unite. Quante vite si potrebbero salvare se semplicemente si raddoppiasse quella percentuale? Angelina Jolie ha aperto la discussione, e l’Italia, dichiarandosi pronta a sostenere le Nazioni Unite, è intervenuta, facendo luce su alcuni aspetti, al fine di raggiungere i migliori risultati in questo contesto

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un dibattito sulla violenza sessuale correlata al conflitto. L’incontro è stato organizzato dalla Germania e dalla Repubblica Dominicana.

La violenza sessuale è utilizzata come tattica di guerra e strumento politico per disumanizzare, destabilizzare e spostare forzatamente le popolazioni in tutto il mondo. E’ un’arma biologica e psicologica, un’espressione del dominio maschile sulle donne, “un crimine che arretra la causa dell’uguaglianza di genere e la causa della pace” ha detto Pramila Patten, rappresentante speciale del Segretario Generale, Antonio Guterres, sulla violenza sessuale nei conflitti. “È un crimine che distrugge il tessuto stesso che unisce le comunità”, ha affermato.

Secondo la relazione del Segretario Generale Antonio Guterres, le Nazioni Unite hanno verificato quasi 3.000 casi di violenza, in un solo anno, e di questi, l’89% riguarda donne e ragazze. Ma innumerevoli storie sono ancora avvolte nel silenzio, perché “la guerra non parla”. Di molte violenze non è stata lasciata alcuna traccia storica.

Angelina Jolie, inviato speciale per l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, formula osservazioni in occasione di una riunione del Consiglio di sicurezza sulla violenza sessuale in conflitto., Di UN Photo / Evan Schneider

Angelina Jolie, inviato speciale dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati sulla violenza sessuale in conflitto, ha aperto il l’incontro del Consiglio di Sicurezza. La Jolie ha citato il rapporto di Amnesty International sui bambini sopravvissuti del gruppo armato Yezidi che si definisce lo Stato Islamico (IS) in Iraq.

Ha evidenziato la mancanza di servizi disponibili per le vittime di violenza sessuale, e ha chiesto un urgente aumento dei finanziamenti internazionali. In effetti, la violenza sessuale e di genere è cronicamente sotto finanziata degli appelli umanitari delle Nazioni Unite: riceve meno dell’1% dell’assistenza umanitaria. Quante vite si potrebbero salvare se semplicemente si raddoppiasse quella percentuale?

“Molti bambini sono stati assassinati, ma quasi 2.000 sono tornati. Molti soffrono di stress post-traumatico, ansia e depressione, e vivono flashback e incubi ricorrenti tipici dei bambini che hanno subito traumi e abusi. Molti dei bambini hanno assistito all’omicidio dei loro parenti e allo stupro delle loro madri”.

Angelina Jolie ha detto: “Se non siamo in grado di mantenere la nostra promessa di un approccio centrato sui sopravvissuti per i bambini Yezidi, che costituiscono solo un gruppo relativamente piccolo di sopravvissuti, allora quanti altri bambini e giovani adulti soffrono in silenzio? “.

Infine ha riconosciuto la risoluzione 2467, su iniziativa della presidenza tedesca, adottata dal Consiglio di Sicurezza lo scorso anno. Quella risoluzione è stata la prima a porre i sopravvissuti e i loro bisogni al centro. Ma le parole sono promesse ha detto la Jolie. Ha quindi esortato il Consiglio di Sicurezza a mantenere le promesse fatte: “Dobbiamo essere pronti ad ammettere dove abbiamo fallito e fare il duro lavoro per sostenere i sopravvissuti, cambiare leggi ed atteggiamenti e tenere sotto i riflettori gli autori per molti anni… Queste sono tutte promesse che devono essere mantenute”.

Pramila Patten ha sottolineato anche il problema spesso legato alla paura di essere giudicate e alle rappresaglie, alla mancanza di accesso al sistema giudiziario e alle norme sociali che fanno provare sentimenti di vergogna e di colpa alla vittima.

E’ necessaria un’azione decisiva per responsabilizzare i sopravvissuti e coloro che sono a rischio, attraverso il potenziamento delle risorse e la fornitura di servizi di qualità. Indispensabile è inoltre una maggiore responsabilità per un’azione di prevenzione.

Mano di una donna (Foto di Ninocare)

La prevenzione è infatti la migliore risposta. Ma il Consiglio di Sicurezza ha faticato a definire gli obiettivi della prevenzione in questo programma.

“Nonostante gli sforzi, la violenza sessuale continua ad essere un grande problema in tutto il mondo… Dobbiamo intensificare gli sforzi” ha detto l’ambasciatore della Russia, Vassily Nebenzia alle Nazioni Unite.

La Cina afferma di essere fermamente impegnata per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne, ha affermato l’ambasciatore Geng Shuang, sottolineando che la Cina continuerà a lavorare a stretto contatto con la comunità internazionale “per promuovere le donne, eliminare la violenza sessuale nei conflitti e costruire un mondo pacifico e prospero dove tutte le donne e le ragazze possono raggiungere il loro pieno potenziale di sviluppo”.

Anche l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Kelly Craft ha detto che “La violenza sessuale è una questione di sicurezza internazionale, che richiede una costante azione dalle Nazioni Unite e da tutti i membri… Molti autori di violenze sessuali in conflitto sono attori non statali e la crescente presenza di consulenti di genere nelle missioni delle Nazioni Unite sta aiutando a raccogliere informazioni su questi terribili crimini. Il rafforzamento della capacità delle istituzioni dello Stato di diritto sarà fondamentale”.

L’Italia è intervenuta durante la riunione del Consiglio di Sicurezza e ha affermato di allinearsi alla dichiarazione presentata dall’Unione europea, ma ha aggiunto alcune  osservazioni.

“L’epidemia di COVID-19, così come le misure prese per combattere la pandemia, stanno aggravando le situazioni già esistenti di vulnerabilità e stanno portando ad un aumento della violenza sessuale e della violenza di genere. Le restrizioni imposte a causa della pandemia limitano anche l’accesso ai servizi di istruzione e protezione legale nonché ai servizi sanitari, compresi quelli sessuali e riproduttivi”.

L’Italia ha sottolineato che la prevenzione della violenza sessuale inizia in tempi di pace, quando le leggi nazionali dovrebbero essere così solide da impedire le abitudini di abusivismo in tempo di guerra. Per questo è necessario smantellare quelle regole patriarcali e affermare la piena uguaglianza di genere. Dunque l’Italia ritiene che:

  • la formazione sia una componente essenziale e per questo dovrebbero farci parte molteplici attori: come giovani, leader, unità militari e di polizia e personale civile;
  • stabilire una maggiore presenza femminile nelle missioni dell’ONU, per facilitare il dialogo e incoraggiare le vittime a parlare;
  • assistere i Paesi in situazioni di conflitto nella riforma dei loro sistemi giudiziari e nel rafforzamento dello stato di diritto e dei loro meccanismi di responsabilità;
  • fornire ai sopravvissuti i servizi di cui hanno bisogno per far fronte alle conseguenze della violenza sessuale correlata ai conflitti: servizi medici, assistenza legale e supporto psicologico.

“L’Italia sostiene finanziariamente il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sullo stato di diritto e la violenza sessuale nei conflitti, che si impegna a combattere l’impunità per la violenza sessuale in contesti di conflitto e post-conflitto”.

Il ruolo del ToE (UN Team of Experts on Rule of Law and Sexual Violence in Conflict) nel sostenere i governi ad affrontare la violenza sessuale, è stato fondamentale, come è riscontrabile nei casi in Repubblica Centrafricana, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Guinea-Conakry, Sud Sudan.

“Chiediamo pertanto a tutti gli Stati membri di utilizzare questo importante strumento e di supportarlo. Al fine di aumentare l’impegno degli attori statali a porre fine alla pratica odiosa della violenza sessuale legata al conflitto, riteniamo importante includerla come criterio di designazione automatico e indipendente in tutti i pertinenti regimi sanzionatori.

Riteniamo inoltre che il lavoro del Consiglio di sicurezza dovrebbe beneficiare di un coinvolgimento più sistematico della Corte penale internazionale, con l’ufficio del procuratore della CPI che riceve le risorse necessarie per condurre indagini rapide e continuiamo a promuovere la più ampia attuazione possibile della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa contro ogni forma di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica”.

“Le Nazioni Unite dovrebbero dare l’esempio nella lotta contro la violenza sessuale e stabilire uno standard di buona condotta in questo senso. Per questo, l’Italia ha accolto con favore l’invito a far parte del Circle of Leadership” lanciato nel 2017, il principale collaboratore del fondo fiduciario delle Nazioni Unite su sfruttamento e abuso sessuale.

L’Italia si dice pronta a impegnarsi al fine di ottenere i migliori risultati in questo campo.

Mentre l’ambasciatore del Regno Unito, Ahmad of Wimbledon, sottolinea che “dal 2012, il Regno Unito ha impegnato oltre 46 milioni di sterline a sostegno degli sforzi mondiali con un unico obiettivo per sradicare questo flagello… “Mettiamo quei sopravvissuti al centro dei nostri sforzi”. Ha infine annunciato che il Regno Unito ha dato un “contributo di £ 1,3 milioni al Global Survivors Fund”.

Quanto alla Francia, l’ambasciatore alle Nazioni Unite, Nicolas De Rivière, ha fatto sapere che la Francia: “ha finanziato 5 milioni di euro per un progetto per le donne, che migliora l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e affronta la violenza sessuale nella regione del Wadi Fira in Ciad”.

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