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75 anni dell’ONU: al via l’Assemblea generale. I leader mondiali parlano online

Diritti umani, uguaglianza, dignità, ma anche una leadership efficace, responsabilità, trasparenza ed imparzialità per "UN75 The Future We Want"

Il Palazzo di Vetro dell'ONU in una foto di Manuel Elias

E’ il 75esimo anniversario delle Nazioni Unite e da oggi, lunedì 21 settembre, a sabato 29 settembre, ha inizio  il dibattito dell’Assemblea generale, che a causa di Covid-19 si svolgerà in gran parte a livello virtuale. La giornata clou, con discroso anche del Presidente Donald Trump,  martedì, 22 settembre. Quest’anno le strade di New York City non saranno stracolme e molti leader mondiali parleranno da remoto, con summit online e interventi preregistrati.

Assemblea Generale delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro (New York) – UN photo

Era il 1945, quando a San Francisco, le Nazioni Unite vennero create, “dopo due devastanti Guerre Mondiali”, come ha detto il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres nel discorso di oggi. A quel tempo, il mondo  aveva voglia di pace, di ricostruire e lavorare per il benessere globale. Ma, anche prima che covid-19 colpisse il mondo, il multilateralismo e la cooperazione globale stavano entrando in crisi sullo sfondo delle crescenti sfide mondiali, tra cui la crisi climatica e le minacce delle armi nucleari, crescenti tensioni geopolitiche e nuove forme e modelli di violenza, con crescenti disordini sociali. Certo, come ha sottolineato Guterres “una Terza Guerra Mondiale” è stata sventata, ma ancora “c’è molto lavoro da fare”.

Già a gennaio 2020, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres aveva lanciato l’iniziativa “UN75 The Future We Want”, il tentativo più ambizioso delle Nazioni Unite di raccogliere le priorità e le soluzioni suggerite dal pubblico globale, fornendo una visione unica del “futuro che vogliamo e dell’ONU di cui abbiamo bisogno”. È stata la più grande conversazione al mondo sulle attuali sfide globali: oltre 1 milione di persone in tutti gli Stati membri dell’ONU e negli Stati osservatori hanno partecipato ai sondaggi.

Dalle conversazioni sono emersi diversi risultati, ma ciò che accomuna le persone di tutte le origini, i sessi e le fasce d’età sono le paure e le speranze per il futuro.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, parla all’Assemblea Generale dell’ONU (Foto ONU/ Cia Pak )

Innanzitutto in mezzo alla crisi attuale, la priorità immediata è un migliore accesso ai servizi di base, come assistenza sanitaria e istruzione. È necessaria una maggiore solidarietà internazionale e un maggiore sostegno ai luoghi più colpiti dalla pandemia. Anche il futuro impatto del cambiamento climatico ha destato preoccupazione. L’87% degli intervistati ritiene che la cooperazione internazionale sia vitale per affrontare le sfide odierne e la crisi di Covid-19 l’ha resa ancora più urgente.

Sebbene la salute sia il problema più urgente ora, altre importanti priorità per il futuro comprendono la garanzia di un maggiore rispetto dei diritti umani, la risoluzione dei conflitti, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze. L’accesso all’istruzione e i diritti delle donne devono migliorare, così come la promozione dell’occupazione per i giovani.

Guardando al passato, più della metà degli intervistati ritengono che le Nazioni Unite abbiano reso il mondo un posto migliore e le aree in cui si ritiene contribuiscano maggiormente sono la difesa dei diritti umani e la promozione della pace. Per il 74% dei partecipanti ai sondaggi, le Nazioni Unite sono “essenziali” per affrontare le sfide globali. Tuttavia, allo stesso tempo, oltre la metà non conosce molto della loro storia e della loro missione.

Il Presidente USA Donald Trump durante il discorso all’Assemblea Generale ONU (UN Photo/ Cia Pak)

All’ONU è stata chiesta una leadership più forte e una maggiore coerenza nell’esercizio della sua autorità morale per sostenere la Carta delle Nazioni Unite, una maggiore responsabilità, trasparenza e imparzialità, anche attraverso un migliore impegno e comunicazione con le comunità. È dunque in questa direzione che si muoverà UN75.

Al Palazzo di Vetro, storica sede delle Nazioni Unite, a New York, molti leader mondiali parleranno o manderanno i loro video preregistrati a partire da domani.

Donald Trump, che concorre per il suo secondo mandato contro Joe Biden, parlerà per secondo dopo il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Si pensava sarebbe andato di persona, ma c’è stato un cambio di programma, e probabilmente nonostante la vicinanza a Washington, opeterà per un discorso online. Trump, appena candidato al Nobel per la pace, con i suoi “leader visionari”, ha recentemente ridisegnato un nuovo Medio Oriente, attraverso il controverso accordo di “pace” tra Israele, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti.

Il Presidene cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin durante la cerimonia di apertura delle manovre navali congiunte sino-russe del 2014 (Foto Presidenza Cremlino http://en.kremlin.ru)

Domani, martedì 22 settembre, parleranno anche i suoi omologhi cinese e russo. Il presidente Xi Jinping, protagonista assoluto di questo 21° secolo e nel bel mezzo della “guerra fredda” con gli Stati Uniti, coinvolto nelle vicende con Hong Kong e in via di accordi con il Vaticano. E poi ci sarà Vladimir Putin, vittorioso nella sua scommessa sulla guerra siriana, coinvolto in Libia, con una significativa influenza in Africa e con un ruolo fondamentale nella crisi in Bielorussia. Parlerà anche il presidente iraniano, Hassan Rohani, fresco di litigi con il Segretario di Stato USA Mike Pompeo per via delle sanzioni al suo stato.

L’Italia è attesa per il 25 settembre con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’Italia è attualmente coinvolta nelle indagini con la Missione ONU in Colombia per la morte del collaboratore napoletano, Mario Paciolla, trovato impiccato in circostanze misteriose il 15 luglio scorso.

Con gli “speech” dei grandi leader online si perderà un po’ il senso dell’appuntamento, ma con l’aria che tira e le tensioni geopolitiche del momento, saremo tutti con le orecchie tese ad ascoltare cosa avranno da dire i nostri presidenti.

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