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PERSONAGGI/ Il Re del supermarket

Nella foto, un ritratto di famiglia DeCicco,

Nella foto, un ritratto di famiglia DeCicco,

Da Villa San Giovanni a N.Y., da Bleecker Street a Westchester: la saga dei DeCicco non solo alimentazione ma anche musica lirica, bocce e tante opere di beneficenza

Vive ora a Westchester, tranquilla cittadina dello stato di New York e ama ascoltare la musica lirica. Arrivò da Villa San Giovanni, in Calabria, nel 1958 insieme alla madre Santa e i suoi fratelli Giovanni Battista, Franco, Giuseppe, Domenica e Fiorenza, per riabbracciare il padre partito alcuni anni prima. All’anagrafe è conosciuto con il nome di John Sr. De Cicco ma per tutti gli abitanti dello Stato di New York è mister Family Market.

Arrivammo a New York – spiega lo stesso John Sr. – dopo 11 giorni di navigazione, quando a New York si festeggiava San Patrizio. Nel vedere la statua della Libertà mi venne la pelle d’oca e pensai: questa è davvero la terra delle opportunità.

John DeCicco Sr. è un figlio di quella Little Italy di Manhattan che oggi rivive solo attraverso qualche esercizio commerciale sopravvissuto e qualche istituzione culturale. DeCicco visse invece intensamente i primi anni della sua vita, dividendosi tra la scuola e i primi lavori per aiutare la famiglia.

Nei primi anni vivevamo a Bleecker Street, e dopo alcuni anni di sacrifici riuscimmo ad acquistare una casa. Frequen- tai la scuola Saint’Anthony, ma sia prima che dopo le ore di scuola io aiutavo la famiglia: al mattino raccoglievo frutta, la mettevo su una carriola e la portavo nel mercato ortofrutticolo; nel pomeriggio pulivo la macelleria John’s Meet Market. Erano anni in cui ho conosciuto molti amici ai quali ancora oggi sono molto legato: i fratelli Dominick, Mario e Nino Mignone, Bob Antonucci, Leo Carrillo, Dominick Cristofaro, Antonio Santoro e Luciano del Guzzo. Amici con i quali mi incontro negli eventi organizzati dall’Italian Hospital Society, l’Order of Sons of Italy di Rockland e il Westchester Italian Cultural Center .

John DeCicco Sr. non ha mai dimenticato Villa San Giovanni. Nella cittadina calabrese possiede un appartamento e ha molti cugini che lo attendono e con il quale è in costante contatto telefonico. Orgoglioso della sua esperienza, DeCicco si definisce italoamericano perché dopo 50 anni di vita negli Stati Uniti si identifica nella terra d’adozione senza però dimenticare il luogo di nascita. Fiore all’occhiello della sua ultradecennale attività lavorativa è la catena di super-market conosciuta come DeCicco Family Market , un’impresa commerciale incentrata sulla vendita di alimenti italiani di qualità, e che probabilmente verrà perpetuata dalla nuova generazione, incarnata dal figlio John Jr. e dalla nuora Maria Luisa e dai nipoti Elena e John Anthony III.

 

De Cicco però non fa rima solo con successo economico. I nove supermarket sparsi nello stato di New York rappresentano infatti solo una fetta del grande impegno dell’italoamericano su vari fronti. Soprattutto sociali e umanitari. John Sr. è costantemente impegnato in azioni solidali. Tra esse va citata la Italian Home for the Aged promossa da molti anni dall’Italia Hospital Society e che nel 2012 ne vedrà la costruzione in City Island.

Mi sento italiano attraverso molte sfumature. Ascolto musica italiana e sono un giocatore di bocce, una pratica sportiva che davvero è molto tricolore. Mi piace incontrarmi con altri italoamericani per degustare il vino che ognuno di noi produce in casa, mantenendo viva una tradizione ereditata dalla terra d’origine.

Amato dai suoi impiegati per i quali nutre un affetto familiare, John DeCicco Sr. è orgoglioso del percorso professionale inculcato ai figli John Jr. e Chris, entrambi attivi nell’azienda di famiglia.

Oggi – conclude l’imprenditore di Villa San Giovanni – sono loro a gestire il nostro marchio commerciale. In autunno, grazie al loro fattivo impegno, aprirà un grande supermercato ad Armonk che allargherà ulteriormente la famiglia formata da tutti i nostri impiegati, portando il loro numero alle 700 unità. Il merito è soprattutto loro ma un po’ anche mio perché credo che la responsabilizzazione li abbia aiutati a commettere quegli errori che sono essenziali per crescere imprenditorialmente e imparare a prendere decisioni giuste.

 

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