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CONTRIBUTI ITALIANI IN AMERICA/ Un “lupo” dall’Abruzzo

di Generoso d’Agnese
Nella foto, Remo De Luca con la famiglia e durante la guerra in Corea.

Nella foto, Remo De Luca con la famiglia e durante la guerra in Corea.

Remo De Luca - diviso tra poesia, narrativa e... vino - lasciò l’Italia dopo il secondo conflitto mondiale, arrivando negli Usa giusto in tempo per partecipare alla... guerra di Corea

Il Premio Parco Maiella lo scoprì con il volume “Un abruzzese in America” e lo elesse ambasciatore degli abruzzesi nel Mondo. Lui, Remo De Luca, ha mantenuto fede a tale impegno e per anni si è prodigato nel far conoscere l’Abruzzo agli americani del New Jersey e della Florida (i due stati nei quali divide la propria residenza annuale).

E da anni è un prolifico “cacciatore” di talenti artistici, sempre pronto a dare una mano a chi ha velleità nei vari campi della poesia, della narrativa, della musica e della pittura, lui che della memoria narrativa (in prosa e in versi) ha fatto il proprio impegno quotidiano appena il pensionamento gli ha permesso di trovare il tempo necessario per i suoi spunti creativi.

Il 2012 segna il ritorno editoriale di questo abruzzese di 77 anni partito da Teramo nel 1949 e sbarcato sulla costa statunitense per partire dopo pochi anni alla volta della Corea, fronte di guerra. Alle spalle lasciò gli orrori della guerra, vissuta in prima persona come giovanissimo partigiano e sulla sua strada incontrò ancora la guerra, vissuta in prima linea e con il gravoso compito del tiratore scelto. Ma non solo. La Corea portò nella sua vita anche la conoscenza di Momoko, una ricca ragazza giapponese che lo aiutò a dimenticare le drammatiche esperienze vissute sul fronte e a comprendere l’amore e i tradimenti.

“The Italian Wolf” (questo il titolo del volume) è scritto a quattro mani con Vito Lo Presti e con l’introduzione di Anthony V. De Luca, figlio di Remo e autore di libri e documentari. Il libro raccoglie tra le sue pagine le tante sfumature che hanno caratterizzato l’esperienza bellica di Remo, chiamato a uccidere i nemici in due guerre e sotto due bandiere diverse e regala alla memoria storica uno stralcio di vita vissuta all’insegna dell’avventura Remo De Luca, nei primi anni di vita negli Stati Uniti, lavorò come pizzaiolo nel ristorante “Romeo spaghetti e pizza”: il teramano venne messo in vetrina a preparare pizze con i gesti acrobatici per impressionare i clienti. Remo non durò a lungo ma dopo il licenziamento intuì il “business” giusto e iniziò in proprio un’attività di importazione di vini italiani.

Per decenni, De Luca è stato il referente per centinaia di marchi enologici italiani. Grazie al suo intuito, la metropoli di New York ha imparato a conoscere i vini delle varie regioni italiane, con un occhio particolare alla produzione abruzzese e siciliana.

Il teramano infatti ha sposato Anna Martinez (da cui ha avuto tre figli), nata a Marsala e pertanto depositaria di un’altra cultura enologica di lunga data.

Appassionato di poesia e di narrativa, Remo De Luca ha sempre raccolto su carta la sua vita pirotecnica vissuta in America, raccontando le sue vittorie e le sue sconfitte, i suoi lati solari e i suoi angoli bui. Non si è mai proclamato eroe, pur avendo dovuto combattere ben due guerre. E appena arrivato alla pensione ha dato spazio al suo lato creativo, divenendo un testimone del suo tempo e di quell’umanità varia e ricca di sfumature chiamata “italoamericana”. Non ha mai dimenticato l’amore per il suo Abruzzo cui ha dedicato “Dalla finestra dell’attico” un racconto incentrato sulle vicende dei partigiani teramani. Autore di centinaia di poesie, appassionato di scultura (per la quale sente un’affinità speciale) difende con fermezza le origini della sua terra collaborando con alcune associazioni abruzzesi del New Jersey come il Club Valloresi, l’Associazione Civitellesi di Boonton e il Fox Hill Club. In tutti i sodalizi De Luca organizza lezioni di enologia e gastronomia.

“Dedico ‘The Italian Wolf’ – spiega Remo – alla memoria di mio padre Romolo De Luca, pluridecorato veterano della Prima Guerra Mondiale e della guerra in Libia. Mio padre visse parte della sua esistenza nelle Americhe, senza mai dimenticare il forte amore per la famiglia che liberò dalla schiavitù del Fascismo, durante la Seconda Guerra Mondiale”.

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