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PERSONAGGI/ Un secolo di Rascel

Nella foto, l’indimenticabile Renato Rascel. con Mario Lanza e Marisa Allasio

Nella foto, l’indimenticabile Renato Rascel. con Mario Lanza e Marisa Allasio

Cent’anni fa nasceva il “piccoletto” più famoso del nostro varietà. Da “Arrivederci Roma” a Beckett: il sogno di fare il... corazziere

Era famoso come il “piccoletto”. Cantava che da bambino gli ci voleva «la scaletta pe’ annà a letto», ma da grande (rimasto basso di statura e piuttosto mingherlino) insisteva per fare il corazziere.  Già durante il Fascismo portava in giro il surreale ritornello «è arrivata la bufera», ma con tono assurdamente felice e contento, con quella mistura di strafottente ironia e stralunato disincanto che è stata sempre la sua caratteristica più innovativa. Persino nei titoli buffi e spiazzanti dei suoi spettacoli di varietà: “Attanasio cavallo vanesio”, “Alvaro piuttosto corsaro”, “Tobia la candida spia”.

Renato Rascel è stato un uomo di spettacolo a tutto tondo: cantante, comico, attore di rivista, di cinema, di televisione, di teatro, ballerino, autore di musiche e testi ancora famosi in tutto il mondo, come “Romantica” (che vinse a Sanremo nel 1960) o “Arrivederci Roma” che proprio in questi giorni fa da colonna sonora all’ultimo film di Woody Allen, “To Rome with Love” Lo scorso 27 aprile avrebbe compiuto cento anni.

Il simpatico “piccoletto” di talento era nato nel 1912 a Torino, ma solo per caso: i suoi genitori, cantanti, erano in tournée in quella città. La sua famiglia era romana di Roma, da più di sette generazioni, e a risarcimento di quella nascita lontano dalla capitale il padre lo fece battezzare a San Pietro e lo mandò a cantare nel coro di voci bianche della Cappella Sistina. Il vero cognome era Ranucci, e Rascel fu un nome d’arte, sin da quando cominciò giovanissimo la carriera nell’avanspettacolo. Dagli anni Trenta fino alla morte quella di Renato Rascel è stata una strada in ascesa: dai palcoscenici e dal varietà fino alla televisione, passando per il cinema. Lo si ricorda almeno in alcuni film importanti: “Il cappotto” (Lattuada, 1952), “Questi fantasmi” (di Eduardo De Filippo), “Policarpo, ufficiale di scrittura” (Mario Soldati, 1959). Fece televisione, quella in bianco e nero, dei tempi eroici, dove riproponeva alcune sue strampalate macchiette come “Napoleone” e, appunto, il “corazziere”. E in televisione si ricordano anche alcune sue pubblicità a Carosello, vestito da antico romano, ma pure trasmissioni più impegnative, come “I racconti di padre Brown” (1970), nei panni di un prete-detective (molti anni prima di “Don Matteo”). A teatro fu molto attivo fino agli ultimi anni: spaziando dal musical (“Alleluja brava gente”) alla prosa leggera (“La strana coppia”, di Neil Simon, con Walter Chiari) e persino a testi impegnati (“Finale di partita”, di Samuel Beckett).

Tra le ultime partecipazioni c’è il Gesù di Nazareth di Zeffirelli (1977), dove interpreta in modo straordinario e drammatico il cieco che riguadagna la vista. Era molto versatile, anche nel dramma, ma nella memoria degli spettatori la sua presenza resta allegra e positiva, garbata, ironica, surreale, vivace, mai volgare. Rascel era sposato con l’attrice Giuditta Saltarini e ha avuto un figlio in tarda età: Cesare. E proprio la moglie e il figlio, nei giorni scorsi, si sono detti dispiaciuti che proprio a Roma, la sua città, ci si sia un po’ dimenticati di lui. Il Comune di Roma non è infatti nemmeno riuscito a organizzare un previsto concerto in suo onore. Curiosamente, invece, è stata la sua città di nascita, Torino, a non dimenticare quel figlio nato lì per caso, e a preparare una serie di iniziative per ricordare il centenario: una mostra di foto e copertine dei suoi dischi, una retrospettiva di film al Museo del Cinema, ed uno spettacolo musicale con le sue canzoni. In particolare, a noi lettori d’oltreoceano, piace ricordare alcuni suoi film, dove Rascel ha incontri ravvicinati con italoamericani. In “Arrivederci Roma” è il cugino del cantante arrivato dall’America (il famoso tenore di Philadelphia Mario Lanza). In “Il corazziere” viene convinto a fare il sosia del Re Vittorio Emanuele III da un ufficiale alleato italo-americano. E in “Un militare e mezzo”, Rascel interpreta un emigrato di mezza età, che ritorna in Italia per lavoro, ma arrivato all’aeroporto con tutta la famiglia americana, viene spedito a fare il servizio militare perché si era “dimenticato” di compierlo da giovane!

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