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L’Italia, la Bella Addormentata

Marco Bellocchio con Antonio Monda, ideatore del festival Open Roads. Foto: courtesy @Pietro Coccia

Marco Bellocchio con Antonio Monda, ideatore del festival Open Roads. Foto: courtesy @Pietro Coccia

Nel suo ultimo film presentato al Lincoln Center per il festival Open Roads, Marco Bellocchio racconta il paese nei giorni in cui l'opinione pubblica era scossa dalla vicenda di Eluana Englaro. La Voce di New York lo ha incontrato per parlare di eutanasia e di una nazione in coma

È uno dei registi italiani viventi più noti all'estero, un pilastro del cinema di casa nostra. Marco Bellocchio è in questi giorni a New York per presentare il suo ultimo film al festival Open Roads in corso al Lincoln Center, dove la pellicola è stata proiettata durante la serata di apertura e venerdì. La Bella Addormentata è un film duro che affronta il tema dell'eutanasia senza ipocrisie.

La Voce di New York ha incontrato il regista per parlare della sua pellicola, di cinema, ma anche di un'Italia che cerca di sopravvivere. 

In un'intervista lei ha dichiarato che i suoi film non nascono "per inviare o imporre un messaggio", ma da immagini che ha nella mente. Da quale metafora o immagine é nato questo suo ultimo film?

"I film nascono senza un calcolo, senza nessuna programmazione, siamo colpiti anche da fatti esterni o cose che ci colpiscono particolarmente e indubbiamente gli ultimi giorni di Eluana Englaro sono diventati in italia una specie di palcoscenico. Un grande spettacolo o una grande sfida tra due partiti opposti. Tra chi era per la vita e chi invece voleva che venisse rispettata una sentenza che riconosceva al papà di Eluana, in nome della volontà della figlia, di interrompere idratazione e alimentazione e quindi di darle la morte, dopo 17 anni di coma vegetativo. Mentre tutte le sentenze scientifiche avevano detto che non vi era nessuna speranza che potesse risvegliarsi, naturalmente la parte avversa riteneva che poteva, chiaramente poi c'è anche chi crede e, coerentemente con la propria fede, non esclude il miracolo. La storia della chiesa è piena di cose soprannaturali, scientificamente incomprensibili. Tutto ciò avveniva per lo più in televisione. Le reti TV si erano scatenate e documentavano giorno per giorno, ora per ora, da quando Eluana era stata ricoverata ad Udine fino alla sua morte. Per la prima volta c'è stata partecipazione anche su internet dove milioni di persone si sono parlate e scontrate.

Come cittadino tutto ciò mi ha colpito, però io so anche ormai, per esperienza, che non basta uno sconvolgimento emotivo, perché i film sono fatti di immagini di personaggi di storie e quindi ho abbandonato una prima idea di farne un film. Solo alcuni anni dopo ho visto affiorare e ritornare questa storia che si era materializzata in personaggi immaginari che vivevano attorno a questo ricordo e agli ultimi giorni di Eluana".

I personaggi però sono collegati…

"Sì lo sono. Nell'intreccio di queste storie italiane per me era molto importante che le vicende si svolgessero in diverse zone del paese e che in qualche modo vi fosse raffigurata magari non l'Italia intera, ma un qualche cosa di più vasto. E poi su Roma c'è quelllo che è stato il dubbio protagonista di quella vicenda e che poteva determinarla in un senso o in un altro. E cioè il potere politico, la classe politica. Nel film si vede per esempio questo senatore che dalla provincia va fino a Roma, perché sono stati loro gli arbitri oppure gli attori di quella rappresentazione finale. Volevano assolutamente e in grandissima fretta far approvare una legge che bloccasse la sentenza".

Secondo lei quindi l'eutanasia andrebbe normata in Italia? Qual è la sua posizione a riguardo?

"Sull'eutanasia c'è un discorso molto sottile. Da un lato la libertà di un individuo di scegliere il proprio destino e questo vale soprattutto quando si entra in infermità gravissime e irreveresibili in cui non si ha alcuna autonomia e anche le facoltà mentali sono ormai terminate. Io credo nel principio del testamento biologico e cioè quando una persona dichiara in forma scritta che se si trovasse in quella situazione vorrebbe che la sua vita fosse interrotta. Anche la stessa chiesa cattolica non è intervenuta negativamente su quello che è l'accanimento terapeutico soprattutto nei casi più clamorosi come quello del Cardinal Martini, quando lui stesso chiese di essere sedato. O lo stesso papa Wojtyla che disse: permettetemi di tornare alla casa del padre, nel senso di basta con l'accanimento terapeutico, io sono finito, non ha senso.

Poi c'è un'altra versione dell'eutanasia, di tipo filosofico, e cioè quella di una persona che in tutta coscienza e anche in salute decide di porre fine alla propria vita perché ritiene che non abbia più alcun senso, per dolori o altre ragioni. E io non riesco a concepire perché questo avvenga e ho delle forti obiezioni. A una persona che mi dicesse questo cercherei di far cambiare idea. Proprio perché la mia e una concezione laica, cioè non credendo nell'aldilà, penso che valga la pena di vivere".

La chiesa ha una forte influenza nel nostro paese. Secondo lei il nuovo papa potrebbe cambiare le cose?

"Mah. Questo non si sa ancora, nella storia della chiesa questi papi rinnovatori certamente sono per un cambiamento. Se noi pensiamo a Giovanni XXIII, al concilio, quindi una chiesa più caritatevole più vicina ai poveri, meno arroccata in un potere del tutto curiale, senz'altro, questo avverrà. Per quanto riguarda poi cambiare certi principi finora non ci sono riusciti, però la chiesa ha sempre questa capacità di informarsi, magari arrivando molto in ritardo però per esempio sia sull'embrione che è gia vita sia sull'eutanasia è fermamente contraria". 

Ma c'è stata una piccola apertura rispetto a questi temi..

"Sì magari una tolleranza maggiore, prima c 'era la scomunica.. i divorziati prima non potevano fare la comunione. Adesso c'è una voglia di accettazione. Probabilmente sono anche molto impensieriti dalla forte diminuzione delle vocazioni. Su certi principi invece… i dieci comandamenti… non so, ci sono dei principi terribili!"   guarda video intervista (seconda parte)

Terribili?

"Beh non commettere atti impuri, come insegnavano a scuola. Gli atti impuri sono anche i pensieri per cui, se tu pensi in modo impuro vai all'inferno, che sono cose che ci terrorizzavano da bambini ma non credo siano più sostenibili. Anche il discorso della divisione inferno, paradiso, purgatorio, queste cose sono in discussione, perché nella loro forma così rigida sono insostenibili. Anche per loro. Però certamente questo papa non può che fare bene a loro che devono aver capito che non potevano andare avanti in modo così rigido. Dicono che alla benedizione della domenica ora c'è una Piazza San Pietro molto più gremita".

Religione, politica e società. Praticamente nel film ha rappresentato il nostro paese a 360 gradi. Per quanto riguarda la politica lei in un'intervista ha dichiarato che non la preoccupa tanto la sete di potere dei politici, quanto "La loro disumanità psicologica e il loro smarrimento". Secondo lei anche la nuova classe politica rientra in questa descrizione, sono proprio tutti così i politici?

Guarda la video intervista (terza parte)

"Beh, naturalmente non tutti, e lo si vede una volta che raggiungono il potere. Il potere dà indubbiamente uno status sociale dei privilegi che, se non si ha una moralità forte, portano con sé il rischio di una progressiva corruzione. L' essere onorevole da un giorno all'altro, ritrovarsi nei palazzi del potere offre tutta una serie di opportunità, dei rapporti, dei servizi. Poi con questa nuova legge per cui vengono scelti dai partiti molti arrivano assolutamente impreparati, la maggior parte sono dei professionisti e nelle scene che io ho raccontato, in una in particolare, sottolineavo non soltanto l'aspetto della moralità e della corruzione che esiste, ma quanto proprio il non essere adeguati al loro ruolo. Credo che per fare i politici ci voglia anche una professionalità, una conoscenza approfondita dei problemi. Ma molti si trovano ad essere dei burattini nelle mani di un burattinaio che dice loro "fai così" in nome di una serie di privilegi che si hanno nel momento in cui ci si siede al governo come rappresentante del popolo italiano. In questo senso c'è qualcosa che può indurli a uno smarrimento psicologico, se non all'infelicità e alla depressione…"

Infatti nel suo film si parla proprio di smarrimento…

"Si, di smarrimento e del fatto che hanno bisogno poi di uno psichiatra o psicofarmaci. In questo senso non ho nessuna pietà per loro, ma credo che questo piccolo potere che molti di loro hanno lo vivano molto male e con molta frustrazione".

Non sono felici neanche loro quindi? Nonostante abbiano stipendi da sogno e grandi privilegi…

"Penso che pur essendo invidiati, aldilà dei privilegi specifici che hanno, poi alla fine non contano niente. E improvvisamente si trovano in un periodo come questo in cui c'è davvero una grande preoccupazione da parte dei giovani, ma anche dei meno giovani, di non essere assistiti, di avere pensioni da fame. Vedere delle persone che non sono nessuno che tranquillamente godranno sia di stipendi molto alti che anche di un'assicurazione sulla vita con laute pensioni eccetera, beh questo fa infuriare".

Lei ha fatto film di contestazione, ha raccontato l'Italia di tanti anni fa, secondo lei cosa è rimasto di quell'Italia nel paese di oggi?

"Quando io ho incominciato a occuparmi, come una persona che la segue in disparte, di politica, in quegli anni (parlo degli anni 60) la politica rappresentava, per un giovane, la possibilità di cambiare la società ma non necessariamente nel senso di creare una società sovietica, ma proprio nel senso di un'utopia morale: si voleva imporre una maggiore giustizia sociale, che i potenti del passato scomparissero.. tutto questo naturalmente si era innestato nella contestazione del '68 . E queste idee intese come utopia erano molto diffuse e si manifestavano nei comporatamenti, diversamente da oggi. Allora i giovani scoprivano la sessualità, cercavano in tutti i modi di lasciare la casa. Adesso accade il contrario, per motivi di ordine pratico: se non hai un lavoro non puoi permetterti di comprare o affittare una casa. Comunque qualcosa di quel sogno è rimasto, ma non ne è venuta fuori un'Italia come quella del sogno che noi avevamo. L'Italia adesso è in una dimensione depressiva, più che di disperazione, di sopravvivenza. Perché allora c'erano ancora delle risorse a tutti i livelli per cui probabilmente l'Italia era più povera, ma forse c'erano più possibilità e si viveva con poco. C'era una vivacità sociale che oggi non vedo".

Come il suo film quindi, l'Italia è una "bella addormentata"?

"Sì, l'Italia è una bella addormentata che ha bisogno di una svegliata".

Guarda il video intervista (quarta parte)

 

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