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Nina, folletto simbolo di una generazione bloccata

Elisa Fuksas al festival Open Roads, New York.

Elisa Fuksas al festival Open Roads, New York.

La storia di una giovane donna che si aggira per una Roma deserta, cercando una via d'uscita dall'empasse in cui si trovano tanti trentenni di oggi. Ce ne parla la regista Elisa Fuksas che ha presentato il suo lungometraggio all'Open Roads del Lincoln Center di New York. Il film è in programma anche stasera con la presenza della regista che risponderà alle domande del pubblico in sala 

Nina è una ragazza che cerca disperatamente qualcosa, bloccata in un quartiere che sembra quasi finto, in una calda estate romana.

Elisa Fuksas nel suo primo lungometraggio descrive la situazione dei giovani d'oggi, costantemente alla ricerca della stabilità, di un amore, un lavoro, una vita. O più semplicemente di trovare se stessi. La Fuksas ambienta la storia della protagonista Nina, interpretata da una bellissima Diane Fleri -nel cast anche Luca Marinelli, Ernesto Mahieux e Andrea Bosca-, in una Roma deserta ed insolita, nel quartiere romano dell'Eur in un climate che resta a metà tra sogno e astrazione. Il film è stato selezionato per il festival Open Roads al LIncoln Center di New York, in occasione del quale abbiamo incontrato la regista che ci ha raccontato com'è nato questo progetto  (video intervista)
Ho scelto l'Eur proprio perchè avevo bisogno di uno spazio astratto, per raccontare una storia che non aveva una radice totalmente nella città” ha dichiarato la regista, “quindi avevo voglia di far muovere la protagonista in un ambiente neutro”. 
Anche Diane, l'attrice protagonista, appare così infatti, neutra e la Fuksas ci spiega la motivazione della sua scelta. “La protagonista è neutra nel racconto, infatti se hai notato non c'è erotismo, è come un folletto un personaggio di fiaba. Anche le sue visioni, quello che fa, come vede il mondo, non è assolutamente adulta”. 
Nel film ricorrono elementi come l'ambizione, la depressione e la desolazione. Tutti legati alla protagonista e che si mescolano continuamente nella trama. “Secondo me il problema è che noi -intendo noi trentenni- non riusciamo a vedere il nostro futuro. Quando non si ha una prospettiva, quando non si ha una profondità di campo, è difficile fare una scelta, non si possono fare progetti, piani, viviamo in un presente che si trascina di giorno in giorno senza permetterti di avere una visione futura. Però poi il film ha un finale positivo, vuoi un po’ per la sua immaginazione, un po’ perchè vuole vivere". 
Una generazione quella di oggi, “bloccata” quindi che non riesce andare avanti e alla quale ogni tanto questa condizione puo’ far comodo, nel senso che ci sia abitua e non si fa nulla per cambiarla.

E' difficile liberarsi da questo vincolo, molti lasciano l'Italia, io ad esempio resisto lavorando, però è talmente tutto difficile che la tentazione è più quella di cedere. Le nuove generazioni ad esempio secondo me hanno più futuro perchè sono abituate a questa instabilità. A trent'anni si sente di più perchè è il momento delle scelte, quelle legate al lavoro ma anche alla vita personale, volere un uomo affianco, fare dei figli. tutte cose che è difficile fare, perchè è complicato fermarsi e dire adesso voglio fare una famiglia. Io stessa non ci riesco. Forse l'unica salvezza è fare, ognuno deve trovare qualcosa da fare, e resistere facendolo. Se ci si ferma vince l'entropia”. 
Un film molto intenso e con una scelta delle ambientazioni molto particolare. L’utima proiezione di Nina è prevista per questa sera al Lincoln Center, per info visitare il sito web della manifestazione, presente allo screening sarà anche la regista Elisa Fuksas che risponderà alle domande dell'audience in sala. 

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