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Quei film “fatti con le mani” che potrebbero salvare l’economia italiana

Gudo Torlonia al Festival Open Roads a New York

Gudo Torlonia al Festival Open Roads a New York

La VOCE di New York intervista Guido Torlonia e Laura Delli Colli, che hanno presentato il loro documentario sulle maestranze del cinema italiano al festival Open Roads del Lincoln Center

  Anche se sotto i riflettori ci sono sempre registi e attori, il cinema è fatto soprattutto da chi lavora con le mani. Da tutti quegli artigiani, sceneggiatori, sarti che spesso rimangono sconosciuti e di cui si conosce a malapena il nome, perchè enunciato nei titoli di coda. Guido Torlonia regista rubato al teatro per Handmade Cinema insieme alla giornalista Laura Delli Colli, ci raccontano un cinema diverso, fatto dalle maestranze italiane, che il mondo ci invidia per la eccellente qualità del loro lavoro. Nel documentario del cinema "fatto a mano", vediamo susseguirsi figure storiche del cinema italiano, Dante Ferretti, Michelino detto "canefora" e molti altri, persone semplici che hanno fatto cose grandi e che il mondo ricorda.                                                                               

In foto, Laura Delli Colli

“Purtroppo non abbiamo inserito tutti i personaggi che volevamo nel documentario” dichiara Guido Torlonia quando lo abbiamo intervistato al Lincoln Center in occasione della presentazione del documentario al Festival di Open Roads lo scorso venerdì “perchè abbiamo avuto poco tempo per girare. Ce ne sono tanti altri. L'idea è nata da Laura Delli Colli, a cui Luis Vuitton -che ha aperto a Roma una nuova maison che era l'ex cinema Etoile -aveva chiesto di fare una cosa legata alla nuova apertura ed in particolare un omaggio al cinema italiano. Quando ho ideato questa cosa insieme a Laura, abbiamo pensato alle famiglie del cinema, perchè questi mestieri si tramandano da padre in figlio. Infatti abbiamo anche scelto un'attrice come Chiara Mastroianni per raccontare le loro storie. Lei è stata la prima a cui abbiamo pensato”.

Interviene Laura Delli Colli: “Stavo lavorando alla realizzazione di un libro sulle famiglie del cinema, un mondo sconosciuto, fatto in realtà da tante piccole fabbriche. Poi chiacchierando con queste persone ho pensato subito a Guido, che è un regista teatrale e ho creduto che si dovesse misurare col cinema. Io sono giornalista, faccio quindi un mestiere completamente diverso ma abbiamo lavorato come si fa un'inchiesta facendo però alla fine un film, è un atto d'amore nei confronti di quel tipo di cinema che ha insieme il valore della scoperta”.
“I personaggi sono stati trovati partendo proprio dalle eccellenze italiane, da chi cioè in questo campo è più che visibile. Abbiamo fatto uno screening che è iniziato da loro, abbiamo chiesto cioè chi compone le loro squadre” ha aggiunto Guido Torlonia. 
“Lo scoglio più grosso che abbiamo avuto è stata la loro timidezza” ci dice invece Laura, “le persone così semplici, di solito hanno un impatto diverso con qualcosa che li celebri. Poi però hanno superato questo velo di timidezza, gli abbiamo fatto capire che questo sottile filo che li separa dagli artisti è impercettibile, perchè sono anche loro artisti” ha poi concluso Laura Delli Colli.
Persone diverse, di culture e regioni diverse che collaborano in un “circo di matti” come dice la Mastroianni all'inizio del documentario. “Si, tutto funziona magicamente sul set. C'è sempre un direttore d'orchestra che di solito è il regista che mette tutto insieme, noi volevamo Chiara anche perchè Laura mi aveva detto all'inizio che aveva letto una sua intervista in cui diceva che il suo primo ricordo da bambina era proprio sul set” ci dice Guido Torlonia. 

Quando le chiediamo del testo che fa da sottofondo al documentario e recitato da Chiara Mastroianni, Laura invece ci dice: “Cercavo qualcuno che potesse essere un filo conduttore nelle storie che abbiamo raccontato, ad un certo punto ho letto una intervista di Chiara Mastroianni in cui descriveva un suo ricordo da bambina, aveva otto anni, sul set con suo padre. Siamo partiti da lei ed il testo l'ho elaborato a posteriori, lavorando sui temi che volevamo inserire nel documentario, l'ho inviato a Chiara inserendo una parte in cui si parla proprio di lei, basandomi più che altro su delle sensazioni e lei è stata molto carina, perchè ha detto non solo che si riconosceva perfettamente in quel testo ma ha anche aggiunto che alcune cose, erano descritte come se le avessi vissute io stessa. Ed è vero perchè anche io infatti, vengo da una famiglia di direttori della fotografia”. Come si dice in Handmade Cinema forse non c'è più differenza tra artigiani e artisti. “Alcuni di loro sono di una qualità talmente alta nel realizzare le cose e la velocità con cui le fanno, li rendono artisti notevolissimi” ci dice Guido Torlonia. 
Anche se il cinema sta morendo quindi, la speranza è che forse questi lavori resisteranno e lo faranno vivere ancora a lungo. “Si stanno un po’ riciclando anche loro, fanno altre cose” ci dice il regista “ad esempio al teatro dell'opera dove si fanno belle produzioni o anche grosse produzioni internazionali che hanno dei registi, autori e che si possono permettere ancora questo tipo di qualità, si rivolgono a queste botteghe artigianali italiane”. 
Il focus di Handmade Cinema è sulle maestranze, sui mestieri fatti con le mani, sui quali forse si dovrebbe puntare per far ripartire la nostra economia. 
Bisogna investire su questo, sull'arte e sul turismo. la differenza con gli altri paesi è la bellezza estetica, quello che si produce in queste botteghe non lo si vede da nessuna altra parte. Ci provano ma sono copiate. Siamo i migliori in assoluto nel mondo, tutto, le scarpe, la pittura, insomma il rinascimento è nato in Italia!” dice con orgoglio Guido Torlonia. 
Gli artigiani del cinema che rimangono spesso nell'ombra potrebbero salvare la economia del Bel Paese. “Sono delle squadre fenomenali senza le quali non si potrebbe fare nulla” ci dice Laura, “ci sono personaggi che sono dei veri geni”. 
Chissà dunque, che proprio da un'industria come quella del cinema, dichiarata ormai in decadenza non si possa invece ripartire per far uscire l'Italia dalla crisi in cui è piombata quattro anni fa.

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