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L’amore a trent’anni

Luca Marinelli durante la presentazione del film al Lincoln Center. Foto: Courtesy @Pietro Coccia

Luca Marinelli durante la presentazione del film al Lincoln Center. Foto: Courtesy @Pietro Coccia

L'ultimo film di Paolo Virzì, Tutti i Santi Giorni, racconta di due giovani che cercano, a modo loro, di diventare adulti. La Voce di New York ha intervistato il protagonista Luca Marinelli, che interpreta un romantico sognatore

Un amore senza compromessi, giovane, confuso, disordinato, divertente e travolgente è quello tra i due giovani protagonisti dell’ultimo film di Paolo Virzì, Tutti i Santi Giorni. Un film leggero, ma che tocca alcuni temi importanti di una generazione, quella dei trentenni di oggi, che cerca di rimanere positiva nonostante le tante difficoltà. I due protagonisti, Guido e Antonia, cercano di diventare adulti e/o di restare bambini inseguendo il sogno di una famiglia, senza neanche essere sicuri di desiderarla davvero, scontrandosi con lavori non proprio da sogno, rinunce e una realtà non sempre idilliaca.

Luca Marinelli (già protagonista de La Solitudine dei Numeri Primi) interpreta Guido, un personaggio pieno di un amore totale e romantico che qualcuno ha definito quasi cavalleresco. La Voce di New York lo ha incontrato in occasione della presentazione del film al Lincoln Center per la rassegna dedicata al cinema italiano, Open Roads.

Il film è tratto da un libro che si intitola La Generazione. Ti sembra che i due personaggi siano in qualche modo il ritratto di una generazione?

Ci sono due aspetti che in qualche modo penso parlino alla nostra generazione: da una parte c’è questa vicenda della procreazione assistita che sta diventando sempre più comune tra i miei coetanei, dall’altra c’è il fatto che i due protagonisti sono due fuori sede, due giovani che vivono lontano dalle regioni di origine. Inoltre, certo, sono sicuramente due giovani contemporanei, che vivono in questa piccola casa nella periferia romana, si arrangiano con dei lavori certamente non fantastici, non navigano certo nell’oro, ma c’è comunque uno spirito positivo. Poi c’è questo aspetto romantico di Guido che è al limite del fanciullesco. Guido è un entusiasta, è innamorato e basta. Tanto da dirle “mi dispiace” quando lei gli dice di averlo tradito. Non è totalmente scemo, è uno spirito carico d’amore.

Mentre la Sicilia di Antonia è tutta cuore e la Toscana di Guido è colta e accogliente, la periferia romana sembra un posto cattivo. Da romano che ne pensi di questa immagine della città?

Beh, io amo Roma e non la vivo per niente come città cattiva. Roma per me è molto madre, una madre che ti prende e ti coccola con le sue meraviglie, ti fa rilassare, anche troppo. Come con una madre, quando cerchi di allontanarti per un po’, poi ti manca. Se non la vedi per qualche tempo, poi ti colpisce e ti sommerge con la sua bellezza. Io la amo follemente. Però è anche pericolosa perché il tempo è dilatato e quella rilassatezza poi ti sovrasta. Se vieni qui a NY c’è un ‘energia particolare, come anche a Berlino, dove vivo da un anno e che è una città bellissima. È un po’ la New York d’Europa, se solo avesse un pizzico di sole in più…

Qual è stata per te la cosa più difficile di questo ruolo?

Io ero spaventatissimo dal fatto di recitare con accento toscano. Ma Paolo mi ha sempre rassicurato dicendomi che se avesse sentito che l’accento non era buono o che veniva fuori il romano me lo avrebbe detto. E alla fine forse ho fatto un lavoro discreto.. Per il resto questo è stato un film che mi ha divertito tantissimo. Tanto che poi quando abbiamo finito mi mancava. Mi pare fosse Pasolini che diceva che ci sono due tipi di impressione della pellicola: da una parte quella fisica, dall’altra quella lasciata dall’atmosfera che c’era sul set che in qualche modo si imprime sul film. Questo film ha sicuramente lasciato un impressione forte sulla pellicola. Stare su quel set era bello.

L’attrice protagonista, Antonia, la compagnia di Guido nel film, è una musicista scoperta per caso da Virzì e che non aveva mai recitato prima. Come è stato lavorare con lei?

È stata un’attrice bravissima, in grado di regalarci dei momenti che poi diventavano la chiave della scena. Per esempio nelle scene in cui doveva essere aggressiva, essere un fuoco, lei lo era davvero e io non dovevo fare nulla, se non andarle dietro. E credo che questo si veda nel film: quando per esempio lei lo aggredisce e cerca di picchiarlo o di farsi picchiare, la reazione di Guido è vera e reale perché è proprio come se stesse reagendo alla sorpresa di vederla impazzire per la prima volta. Davvero, il fatto che non fosse un’attrice non professionista non è stato minimamente un problema, anzi forse un valore. Tanto che adesso Thony è candidata al David di Donatello..

Che impressione ti fa presentare il tuo film a NY?

Il pubblico in sala è molto partecipe. È un pubblico positivo, che reagisce, ride, si diverte. C’è davvero una bella atmosfera e New York sembra bellissima anche se ho potuto girarla molto poco e questa era la mia prima volta qui.. Dovrò tornarci.

Tutti i Santi Giorni sarà proiettato al Lincoln Center martedì 11, alle 21.00.

 

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