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L’ultima freakettona

Giovani partecipanti al concerto di Woodstock del 1969

Giovani partecipanti al concerto di Woodstock del 1969

Quando in albergo arrivò una signora ancora figlia dei fiori

 

La signora Sarah Parker era stata al Festival di Woodstock nell’agosto del 1969, quando aveva da poco compiuto diciotto anni.

Questa è una cosa che volle immediatamente comunicare alla reception dell’Hotel Modigliani, cinque minuti dopo essere arrivata.

"Woodstock?", le domandò il giovanissimo addetto.

"In realtà il nome della cittadina è Bethel, nello stato di New York. Woodstock era il nome della società che organizzò il Festival".

"Ah", bofonchiò il ragazzo che non sapeva assolutamente di cosa quella donna stesse parlando.

La guardò meglio. Era proprio uno stranissimo tipo. Capelli ormai quasi tutti bianchi ma che un giorno molto lontano dovevano anche essere stati biondi. Bandana rossa intorno alla fronte. T-shirt con l’immagine dei Rolling Stones, jeans sbiaditi e …piedi scalzi!

Notò che le buffe scarpe rosa di tela sottile che si era appena tolte erano posteggiate su uno dei divanetti dell’ingresso, guardate con profondo disgusto dagli altri clienti.

"Le scarpe…signora…", le sussurrò, con tono gentile.

"Si lo so, sono bellissime. Comprate in un mercatino di Sonora quattro o cinque estati fa. Se vuole gliene posso procurare un paio anche a lei. Gliele faccio spedire qui?"

"Quante persone?", domandò il receptionist, cercando goffamente di cambiare discorso.

"500 mila. Ne vennero 500 mila a Woodstock. E pensare che l’organizzazione sperava che al massimo ne sarebbero accorsi 50 mila. Fu una cosa incredibile. Tre giorni di musica, pace e amore. Lei non sa con quanti ragazzi sono stata in quei tre giorni. E chi se li ricorda tutti!", esclamò la signora, mentre un anziano signore inglese storceva il naso e rigirava velocemente le spalle, dirigendosi verso il bar.

"No, io chiedevo quante persone qui in albergo per il check in…", continuò ancora il giovane.

"Sola, amico mio. Io viaggio sempre da sola. E’ la cosa migliore. Disturba se fumo?" disse ancora la signora, tirando fuori una cartina e una busta contenente del tabacco.

"Mi dispiace davvero, signora Parker, ma in questo hotel non è permesso fumare".

"Anche qui? Pensavo che questa puttanata del no smoking fosse riservata ai soli resort americani. Credevo che qui in Europa foste un po’ più…come dire?…svegli".

"E’ la regola, signora. Non si può", aggiunse il ragazzo, continuando ancora a fissare le luride scarpe sopra al divano e poi tornando a guardare l’immagine dei Rolling Stones sulla t-shirt.

"No, loro no", disse Mrs. Parker.

"Che dice, signora?"

"Gli Stones, dico. A Woodstock non vennero, chissà perchè. Ma c’erano invece tutti gli altri. Arlo Guthrie, Grateful Dead, Joan Baez, Ravi Shankar, Canned Heat, Santana….."

"Mi fornisce un documento, signora…?", domandò intanto il disperato receptionist, mentre la donna continuava a sviscerare nomi su nomi "Creedence Crealrwater Revival, The Who, Jefferson Airplane, Joe Cocker, Crosby, Stills , Nash & Young e naturalmente lei…la grandissima Janis Joplin con la Kozmic Blues Band! Ricordo ancora quando attaccarono Piece of my heart. Mi vennero i brividi dappertutto. Avevo voglia di fare l’amore. Di fumare. Di bere. Insomma di tutto".

"Ecco fatto. La sua camera è la 302 al terzo piano. C’è anche un balconcino che affaccia sul nostro giardino interno".

"Ma almeno marijuana da comprare, ne avete?", chiese infine quella che doveva senz’altro essere l’ultima freakettona americana, mentre il ragazzo chiudeva gli occhi , facendo finta di non aver sentito la domanda.

 

 

 

 

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