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Gianandrea Noseda a ruota libera, parte seconda

Continua la nostra chiacchierata con Gianandrea Noseda, direttore musicale del Teatro Regio di Torino che questa settimana debutta al Mostly Mozart Festival e che a La VOCE di New York racconta il suo rapporto con Verdi e i suoi prossimi impegni

 

Prosegue la nostra conversazione con Gianandrea Noseda, il direttore musicale del Teatro Regio di Torino. Questa settimana il maestro debutta al Lincoln Center per il Mostly Mozart Festival, dove dirige lo Stabat Mater di Rossini e la Seconda Sinfonia di Beethoven, martedì 13 e mercoledì 14 agosto, dopodiché si esibirà a Saratoga con la Philadelphia Orchestra, venerdì 16 (musiche di Sibelius, Barber e Ciajkovskij) e sabato 17 (musiche di Borodin, Beethoven e La sagra della primavera di Stravinskij).

Vi segnaliamo inoltre due novità discografiche del maestro: con la BBC Philharmonic Orchestra, la Terza Sinfonia d’Alfredo Casella (Chandos); e con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, arie di Verdi cantate da Anna Netrebko (Deutsche Grammophon).

Dopo la prima parte della nostra intervista con Gianandrea Noseda, pubblicata la settimana scorsa, proseguiamo con qualche altra domanda al regista milanese. 

Un paio di domande per il bicentenario verdiano. Umberto Saba scrisse di Verdi: “Amavo poco, nella mia prima giovinezza, questo artista, quasi troppo genitale per essere un artista. ‘Tutti i suoi personaggi—dicevo—cantano divinamente con alito vinoso’. Ma quel ‘divinamente’ lo aggiunsi più tardi.” Verdi, che cosa significa per Lei, un Italiano del ventunesimo secolo?

Verdi è da annoverarsi tra i grandi geni dell'umanità, al pari di Leonardo e Michelangelo e come tale da considerare patrimonio universale. Artista sublime e umano che ha saputo combinare raffinatezza e semplicità e che ha, ancora oggi, la stessa forza di allora.

Dal 1842 e dal Nabucodonosor fino al giorno d’oggi, la fortuna di Verdi ha conosciuto alti e bassi. Negli ultimi quarant’anni, abbiamo visto gli allestimenti di Giorgio Strehler alla Scala, l’edizione delle opere di Verdi della University of Chicago e Casa Ricordi… e anche il Va, pensiero proposto come inno nazionale della Padania (il nostro Grande di sicuro sta facendo capriole nella tomba!). Ci può parlare di qualche esperienza verdiana (allestimenti, letture, esecuzioni) che l’ha colpita in modo particolare?

La cosa che più mi colpisce di Verdi è il suo “tratto” forte e tenero che è racchiuso nelle partiture. Verdi è superiore a qualsiasi esecuzione o allestimento di sue opere realizzato in passato e oggi.

A parte i suoi impegni al Met (Principe Igor e Andrea Chénier), ha altre date su queste sponde nella stagione ventura?

Nella stagione 2013-14, oltre agli impegni da lei menzionati, tornerò a Philadelphia e a Pittsburgh per dei concerti sinfonici e un tour americano con la Israel Philharmonic.

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