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Vedi Napoli e poi… prega!

L'eruzione del Vesuvio in un quadro del XIX secolo

L'eruzione del Vesuvio in un quadro del XIX secolo

Quando non si sa, ma i maggiori scienziati mondiali, come il Prof. Nakada Setsuya, sono certi che l'eruzione accadrà. Il Vesuvio per ora sonnecchia ma quando si sveglierà, sarà un'ecatombe

La denuncia non poteva essere più autorevole e circostanziata: il professor Nakada Setsuya, docente di geologia della Tokyo University, il più importante vulcanologo giapponese, in Italia per la dodicesima conferenza mondiale dei geo-parchi di Ascea, nel Cilento, non usa perifrasi e va subito al sodo: “Il Vesuvio erutterà di sicuro. Gli italiani farebbero meglio a parlarne e a prepararsi, così da avere un piano per gestire la situazione”.

Il professor Setsuya non ha dubbi: “Non è in discussione se ci sarà l’eruzione. Quella avrà luogo. Quello che non sappiamo, e che non è possibile prevedere, è quando avverrà. Anche se non si può prevedere quando, è importante ricordare che il Vesuvio è un vulcano attivo e non dormiente”.

Proprio l’impossibilità di poter prevedere quando l’eruzione potrà avere luogo è il problema. Stiamo parlando di una zona che definire densamente popolata è un eufemismo: si può dire che tra abitazioni legali ed edifici abusivi, si è costruito fin dentro le falde del vulcano, milioni di persone che in caso di catastrofe non sono assolutamente in grado di fare alcunché. Sarebbe un’ecatombe.

Ecatombe annunciata, perché, spiega il professor Setsuya, il Vesuvio è come una bomba ad orologeria, ogni giorno è uno in più, ma anche uno in meno: “I segnali da cui guardarsi sono gli sbuffi e gli eventuali rigonfiamenti del terreno, che solitamente preannunciano i movimenti del magma. Segnali premonitori che però a volte anticipano solo di poche ore l’eruzione”.

Un tempo, data la situazione, assolutamente non sufficiente per porre in salvo la popolazione; soprattutto perché i piani esistenti sono abbondantemente superati, e non tengono conto delle innumerevoli costruzioni abusive edificate in barba a ogni piano regolatore. Cosicché le studiate e possibili “vie d’uscita” (i sindaci della zona lo denunciano da tempo), non sono più praticabili. E da anni il “piano” per la zona dei Campi Flegrei viene rinviato. Due mesi fa la regione Campania nel suo Bollettino ufficiale ha ampliato i confini della cosiddetta “zona rossa” (il comprensorio dei Comuni a rischio in caso di eruzione). Ora le zone sono due, cosicché il numero delle persone da evacuare immediatamente in caso di eruzione è passato da mezzo milione a settecentomila. Ora non v’è chi non si renda conto che cosa può comportare evacuare in “zona sicura”, nel giro di poche ore, e per cominciare, settecentomila persone che nessuno, nel frattempo, ha provveduto a preparare a un simile, possibile evento.

Una situazione denunciata già oltre vent’anni fa dal leader radicale Marco Pannella. E come molte delle denunce e proposte radicali, vox clamantis nel deserto. “Nell’ultimo decennio”, dice Pannella, “ho continuato a tenermi informato, e viste le ultime evoluzioni negative, credo sia giusto dare un impulso affinché si torni a parlare della tragedia che potrebbe essere alle porte”.

Se i piani sono quelli che conosciamo, prosegue Pannella, “significa che non esiste alcun piano di emergenza. Finora i tecnici incaricati dai vari enti istituzionali hanno sbagliato tutto, e la prova è la nuova estensione della ‘zona rossa’ relativa al rischio Vesuvio. Insomma, si ammette di aver commesso errori importanti, ma all’annuncio all’azione manca ancora tantissimo, e finora non è stato fatto nulla”.

Pannella si dice convinto di una cosa: “Se Napoli e dintorni non sono ancora stati sommersi, è soltanto perché negli ultimi decenni siamo stati fortunati. E’ dal 1980 che ci siamo resi conto del risveglio del Vesuvio. Se ci fosse stata un’eruzione, non voglio immaginare quale scenario ci saremmo trovati davanti”.

Quando l’annunciata eruzione avrà luogo, prevedono gli esperti, le dimensioni del disastro sarà tale da far impallidire i lutti e i danni provocati dal terremoto in Abruzzo. 

“Si può vivere benissimo in presenza di un vulcano”, dice il professor Giuseppe Mastrolorenzo, ricercatore presso l’Osservatorio Vesuviano. “Ma solo se si è in grado di evacuare le zone a rischio e vivere poi in altre aree. Temiamo per la super eruzione, ma anche per quelle minori, vista la zona molto popolata. Napoli sarebbe travolta dalla cenere dei Campi Flegrei a Ovest, e del Vesuvio a Est, ma a Napoli non c’è un piano di emergenza. Tre milioni di napoletani sono a rischio, cosa da non sottovalutare. Secondo il professor Aldo Loris Rossi, uno dei padri della “Città metropolitana”, “senza interventi immediati la tragedia incombe, e ricorda le tante interrogazioni parlamentari rimaste senza risposta. Desolata la denuncia di Domenico Giorgiano, sindaco di San Giorgio a Cremano: “Non solo mancano piani di emergenza seri, ma anche i continui condoni comportano di fatto la conseguente ostruzione totale delle vie di fugs. Dal 1944 a oggi l’urbanizzazione a San Giorgio è quadruplicata, e questo fatto da solo dà l’idea delle difficoltà e della complessità della situazione”.

Un altro celebre vulcanologo, il professor Steve Sparks, avverte: “I vulcani non conoscono algoritmi o matematica. Sono imprevedibili. Le eruzioni possono verificarsi con un preavviso bassissimo o inesistente”. Non lo dice, ma il tono è quello: quando accadrà, chi si troverà in quelle zone, potrà solo pregare. Se ne avrà il tempo.

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