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Una colonna sonora per la Grane Mela

Luigi Porto non inseguiva il sogno americano, ma la musica lo ha portato a New York dove ha trovato tante occasioni ed è cresciuto professionalmente. Ma non ha dimenticato l'Italia e Cosenza

Ha 32 anni è originario di Cosenza. Si definisce un’inguaribile ottimista. Lui non pensa, agisce e basta. Non ha mai avuto il mito dell’America anzi ama l’Italia e la sua città. Nonostante questo, nel 2012 la sua passione per la musica lo ha portato a New York dove lavora come sound designer e compositore.

“Tutti i nostri sogni possono diventare realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli”. Walt Disney

Protagonista di questa sfida è Luigi Porto arrivato nella Big Apple a luglio 2012 con l’Esta che permette di restare in America come turista per 90 giorni. In questi tre mesi, durante il suo girovagare per New York, incontra il suo futuro sponsor: un compositore brasiliano con un piccolo studio ad Harlem. “Lui stava scrivendo un'opera ed io l'ho aiutato con degli arrangiamenti. Da qui abbiamo iniziato a collaborare e deciso di presentare quest'opera da camera a Manhattan. L’esibizione è avvenuta lo scorso inverno. Prima però sono dovuto rientrare in Italia perché mi era scaduto l’Esta. Poi sono ritornato poco tempo dopo. Grazie a quest’opera da presentare, infatti, ho avuto in breve tempo il Visto O-1, da artista.”

Luigi Porto

Pur non avendo l’idea del sogno americano, Luigi si è ritrovato a viverlo. È volato Oltreoceano perché voleva studiare composizione e confrontarsi con l’ambiente newyorchese che ha una tradizione nell’ambito della composizione musicale, infatti qui si sono affermati come migliori compositori nomi come Igor Stravinsky, Morton Feldman ed altri. Per questo motivo Luigi era attratto dalla Big Apple, luogo d’incontro tra novità e tradizione. “Questo è il motivo per cui sono venuto qui. Poi anch'io sono cresciuto con i film degli anni '80. Se penso a NY mi viene in mente Ghostbusters. Una delle prime cose che sono andato a vedere una volta in città è stata la biblioteca. Ho anche incontrato per la strada Bill Murray che interpretava il Dr Peter Venkman nel film e non sono riuscito a dirgli nulla. Sono rimasto pietrificato”.

Prima di arrivare nella Big Apple lavorava a Roma. Il suo ingresso nel mondo del lavoro risale a quando aveva 18 anni. Durante l’Università suonava e scriveva per alcuni quotidiani e siti internet calabresi occupandosi di cultura, spettacolo e musica. Dopo la laurea si è trasferito a Roma per specializzarsi nel suono in particolare nel cinema. Voleva diventare sound designer ed occuparsi della musica atmosferica nei film, una passione nata guardando Professione reporter, Nightmare, Elephant. Quello che colpiva Luigi non era la trama del film o i personaggi ma i suoni, le musiche di sottofondo. Da qui è nata la sua passione e la sua determinazione ad entrare a far parte di quel mondo di effetti sonori. Durante la sua esperienza romana ha iniziato anche a suonare in una band musicale e piano piano ha capito quale era la strada da seguire. “La musica si è incrociata con i suoni e ne ho fatto un mestiere. Vivere in Italia come compositore sarebbe stato difficile. Credo che lo sia ancora. Quindi sono andato a Roma e ho iniziato a lavorare con uno studio di produzione come freelance. Ho fatto un po’ di film e ho imparato il mestiere. Poi ho realizzato dei film come montatore del suono. Mi ero specializzato in ambienti ed effetti. Ho avuto anche la possibilità di lavorare con i collaboratori più stretti di Sergio Leone e con Vittorio de Seta. Ho lavorato anche per il film Coast to coast che ha avuto un grande successo”.

Luigi ha fatto colonne sonore per cortometraggi, per un lungometraggio canadese indipendente e un documentario a Roma. Poi ha incontrato il regista Romano Scavolini, famoso per il film horror Nightmare dell’81. “Lui sentì delle mie musiche e mi chiamò per realizzare la colonna sonora del suo nuovo film, della durata di sei/sette ore: è lunghissimo”. Di esperienze in Italia ne ha fatte diverse ma non sufficienti da soddisfarlo e farlo crescere professionalmente. “Non ho mai avuto il mito dell'America o di andar via dall'Italia. Anzi sono attaccatissimo alla mia terra e alle mie origini. Ci tengo a dirlo perché qui vedo troppe persone che attaccano l'Italia. Io mi arrabbio con il mio Paese perché lo amo e vedo che le cose vanno in rovina. Poi manca la meritocrazia.”

Mente lavorava a Roma è arrivata la svolta ed è sbarcato a New York. Non tutto è stato semplice: la City è molto impegnativa. I primi giorni, infatti, sono stati i più difficili perché era completamente solo. Non conosceva nessuno ma sapeva cosa fare, ovvero cercare. Così fece! Dopo una settimana conosceva molte persone, dopo due aveva uno sponsor e dopo tre settimane ha iniziato a comporre musica. Tutto tramite Craigslist: “É il motore di questa cittá. Grazie a Craigslist ho trovato casa e il mio primo coinquilino, un compositore. Siamo diventati amici ed ora stiamo lavorando insieme per un film con un budget abbastanza importante. Poi una cosa é venuta dietro l'altra. A marzo ero a New York e non conoscevo nessuno. A novembre suonavo a casa di un premio Pulitzer e il giorno dopo suonavo a Manhattan”.

A New York le cose accadono. Non si conosce il motivo, non si sa quale sia la magia o cosa ci sia nell’aria. L’unica verità è che l’impossibile può diventare possibile. Chiunque arriva nella City sa che deve arrivare pieno di energia e determinato. Qui incontri molte persone e devi essere pronto. “New York é il posto per lavorare. Non é un luogo per rilassarti. Ne è prova il fatto che quando cammini per la strada non ti puoi sedere, non ci sono panchine. Devi andar dritto, devi lavorare”.

“Ci sono persone che sognano il successo e altre che restano sveglie per ottenerlo”. John Davison Rockefeller

Intraprendere l’avventura newyorkese non è semplice come sembra. Si vivono alti e bassi, come in tutte le città, ma a New York, come tutto il resto, sono più forti, urlati. È la mentalità giusta che ti permette di superarli e continuare per la tua strada. Luigi ha questa mentalità: “Sono un inguaribile ottimista. Non riesco a pensare negativo. Quindi anche davanti alle difficoltà penso positivo. Una cosa che ho imparato finora è che se c'é un momento no, in cui le cose vanno un po’ male, io semplicemente aspetto. Le cose cambiano. É inutile creare false aspettative. New York é una cittá durissima e costosissima. C'é un detto qui: ‘Ogni volta che esci di casa, 20 dollari vengono cancellati dal tuo conto in banca’. Per vivere nella City devi fare più lavori contemporaneamente. Devi stare sempre in tensione quindi non é un paradiso. É un posto dove si lavora, dove ci sono delle opportunitá ma te le devi guadagnare tu”.

Importante per Luigi è che a New York vale la meritocrazia: “Quando mi propongo come compositore o come sound designer so che vengo scelto perché piace il mio lavoro. Se non vengo scelto é perché o non interessa quello che faccio, interessa altro in quel momento, o perché c'é qualcuno che fa il mio stesso lavoro meglio di me. Può capitare! In Italia non é cosí, Molte volte quando ti proponi chi é davanti a te é lì perché dev'essere lì non perché sia più bravo”.

Dal punto professionale, Luigi ha imparato una lezione: “Una cosa importante é che ti devi vedere per come sei. Non devi cercare di imitare gli americani sul loro terreno perché ti fregano. Ti battono. Devi venderti tu. Molti lavori li ho ricevuti perché sono italiano ed ho la sensibilitá italiana. Se avessi imitato un americano avrei perso l’occasione. Ci sono mille americani che fanno meglio il mio lavoro”.

Grazie alla sua formazione ed esperienza newyorchese, Luigi ha ottenuto anche più opportunità di lavoro in Italia. “Sono migliorato tantissimo dal punto di vista professionale. Quello che fai qui ha molta risonanza e sei più facilitato in Italia. Ho piú porte aperte rispetto a prima”. Il lavoro procede tanto che nei prossimi mesi avrà una lunga serie di impegni tra New York e l’Italia. E così Luigi si avvicina sempre di più al suo obiettivo: “Il mio obiettivo di vita é vivere di quello che faccio. Il mio sogno é di vivere di quello che faccio nella mia cittá natale. Ma senza fermarmi: vorrei vivere in viaggio, stare un po’ qui e un po’ in Italia. Ho proprio bisogno come compositore di cambiare sempre prospettiva. Altrimenti ho il blocco”.

Così il 16 novembre sarà al Baruch's Engelmann Hall di New York (Manhattan), dove ci sarà la presentazione della compagnia d'opera brasiliana NY Brazilian Opera, di cui fa parte come compositore e sound designer. La compagnia è stata fondata da un brasiliano, Joao MacDowell. I compositori sono lui, Joao MacDowell e Thiago Tiberio (brasiliano anche lui). Presenteranno tre pezzi lirici, il suo sarà per voce, strumenti ed elettronica, non può dirci il titolo perchè al momento la sua composizione sta partecipando a una competizione italiana, in forma anonima.

Dopo New York la tappa successiva sarà il 4 dicembre a Cosenza. Infine a breve uscirà il suo prossimo disco, una colonna sonora, in vinile e CD per un’etichetta di Vienna, italiana e americana.

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