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Il delitto Kennedy, la Mafia e l’America che cerca ancora un perché

di Chiara Zamin (Il Sole 24 Ore)
22 Novembre 1963: JFK and Jacqueline arrivano a Dallas

22 Novembre 1963: JFK and Jacqueline arrivano a Dallas

Riprendiamo l'intervista a Stefano Vaccara realizzata da Chiara Zamin per Il Sole 24 ORE in occasione dei 50 anni dall'assassinio di John Kennedy a Dallas. Il Direttore della VOCE di NY e autore di Carlos Marcello: The Man Behind JFK Assassination spiega perche si trattò di un tipico delitto mafioso

Sopra il video promo del libro di Stefano Vaccara

L'intervista sotto è stata pubblicata il 22 novembre 2013 da Il Sole 24 ORE

Dallas, 22 Novembre 1963. John Kennedy viene assassinato mentre sfila in una limousine decapottabile. È passato mezzo secolo da quel tragico giorno e l'America cerca ancora un perché tra mille verità e speculazioni.

Cover MArcello

La copertina del libro di Stefano Vaccara “Carlos Marcello: the Man Behind the JFK Assassination” Enigma Books 2013

"Non capisco come dopo 50 anni siamo ancora qui a chiederci di chi sia la colpa dell'omicidio. Basta osservare la dinamica dell'assassinio per capire che dietro c'è la mano della mafia". A sostenerlo è Stefano Vaccara, giornalista italiano residente a New York, direttore del quotidiano online La VOCE di New York e professore al Lehman College, dove cura un corso dedicato alla Mafia. È autore del libro "Carlos Marcello, il boss che odiava i Kennedy", uscito in Italia per Editori Riuniti e presentato all'Onu nella versione inglese, "Carlos Marcello. The Man Behind the Jfk Assassination", edita da Enigma Books, in occasione del 50esimo anniversario della morte di JFK.

Qual è stata la reazione dei media americani e internazionali nei confronti del suo libro?
"È stata una reazione di meraviglia. Negli Usa continuano a uscire speciali sull'assassinio di Kennedy che seguono la versione proposta dalla Warren Commission, la quale però fu sconfessata dallo stesso Congresso americano nel 1979. In sostanza una nuova Commissione del Congresso che investigava sull'assassinio di JFK dichiarava che fosse assurdo ritenere Lee Harvey Oswald il solo e unico autore dell'attentato.
Lo stesso John Kerry ha dichiarato pochi giorni fa alla Cnn di dubitare fortemente del fatto che Lee Harvey Oswald abbia agito da solo".

Come è iniziata la sua indagine?
"Sono partito appunto dal rapporto del Congresso del 1979. Alla fine dell'indagine che durò tre anni, si sostenne che il boss mafioso di New Orleans, Carlos Marcello, nato col nome di Calogero Minacori, figlio di emigranti siciliani di Ravanusa, Agrigento, emigrati nel 1910 negli Usa, fosse il mandante più probabile dell'assassinio di John Kennedy. La commissione del Congresso riuscì a trovare una connessione tra Oswald, Jack Ruby e Marcello, non riuscì tuttavia ad avere le prove definitive e necessarie per condannare Marcello in un tribunale".

Stefano

Stefano Vaccara durante la recente presentazione del suo libro alle Nazioni Unite

All'indomani dall'omicidio di Kennedy, il 52% degli americani credeva che il Presidente fosse stato vittima di una cospirazione. Nell'era Bush, nel 2003, tre americani su quattro si dissero convinti che la verità fosse ben diversa dalla versione ufficiale rilasciata dalle varie commissioni istituzionali. Nel suo libro lei scrive che «gli americani non sanno ancora come e perché il loro Presidente sia stato ucciso a Dallas. E forse c'è più di una motivazione per questa ignoranza».
C'e' stato un insabbiamento della verità?

"È evidente che si sia verificato un cover-up. Ma chi ha fatto l'insabbiamento non è necessariamente responsabile dell'omicidio. In realtà, come ogni delitto eccellente mafioso, subentrano ricatti e interessi che sopprimono la verità e la giustizia".

Come mai nel film di Oliver Stone JFK, vincitore dell'Oscar, non venne dato alcun ruolo rilevante al boss Marcello, quale mandante dell'assassinio?
"Il film di Oliver Stone, che nel mio libro viene completamente screditato, si basa sul processo e sulle indagini che fece il procuratore di New Orleans, Jim Garrison. Peccato però che Garrison non indagò mai sul caso Carlos Marcello e dirà alla Commissione del Congresso, anni dopo, che non lo fece perché credeva che Marcello non fosse un boss mafioso ma un venditore di pomodori".

Ma gli americani sono consapevoli del potere che ha esercitato Carlos Marcello sulle autorità politiche americane?
"A parte New Orleans, luogo in cui ha vissuto Carlos Marcello, nessuno ricorda il suo nome. Gli americani conoscono Al Capone, Lucky Luciano, John Gotti, ma Carlos Marcello, il più influente mafioso che gli Stati Uniti abbiano mai avuto per via dei suoi costanti rapporti con la politica americana, resta ancora sconosciuto".

E perché Marcello avrebbe voluto far fuori John Kennedy?
"Marcello aveva come obiettivo iniziale il fratello Robert. Marcello non era mai stato naturalizzato come cittadino e quindi rischiava in ogni momento l'espulsione. Già nel '59, Robert Kennedy era il council (consigliere investigatore) di una commissione del Congresso che indagava sui rapporti tra mafia e sindacati e aveva chiamato Carlos Marcello per essere interrogato dai senatori, tra i quali figurava anche suo fratello John. Nel corso dell'interrogatorio Marcello si appellò al Quinto emendamento della Costituzione Usa, che permette a chiunque di non rispondere a domande che possono incriminarti. E in quella occasione Robert Kennedy aveva risposto così a Marcello: «Non meriti di restare in questo Paese, prima o poi sarai espulso. E infatti Robert Kennedy, appena nominato ministro della Giustizia nel 1961, ne ordinò la cattura e l'espulsione in Guatemala (illegalmente perché Kennedy sapeva che il certificato di nascita di Marcello era un falso). Marcello alla fine riuscì a tornare negli Usa e il duello tra i due continuò fino all'epilogo di Dallas.
Come dichiarò Carlos Marcello, «bisogna tagliare la testa, non la coda, affinché il cane non morda più». La testa del cane era il Presidente John Kennedy.
Perché avvenga un "delitto eccellente di mafia", come si dice in gergo, sono necessari – oltre al movente, i mezzi, l'opportunità – altre due condizioni: la possibilità di poter ricattare chi deve fare giustizia e infine la presenza di una vittima isolata, debole, non più apprezzata dall'ambiente di potere da cui proviene. Dopo la crisi dei missili di Cuba, Kennedy era cambiato. In un discorso all'America University e in quello tenuto alle Nazioni Unite nel 1963, John Fitzgerald Kennedy annunciava radicali cambiamenti nelle relazioni internazionali ed era mal sopportato da molti gruppi di interessi. E in questo caso, per la Mafia, le condizioni per l'omicidio c'erano tutte".

Che tipo di ricatti c'erano in ballo?
"Per la famiglia Kennedy, le donne del Presidente. Sono estremamente convinto che anche nel caso della morte di Marylin Monroe ci fosse dietro la mano dei mafiosi, i quali avrebbero poi potuto ricattare i Kennedy. E poi, per quanto riguarda l'intero governo Usa, il tentativo di uccidere Fidel Castro avvalendosi del sostegno di Cosa Nostra. La Mafia americana era stata assoldata già dalla precedente amministrazione con l'obiettivo di far fuori il Presidente cubano. La Mafia gestiva una miriade di traffici criminali a Cuba e la rivoluzione castrista aveva recato un danno enorme a queste attività. L'alleanza tra governo Usa (Cia) e Mafia continuò anche dopo l'elezione dei Kennedy. Inizialmente i Kennedy non erano probabilmente a conoscenza di questi legami che comunque non vennero mai interrotti completamente e la cospirazione contro Castro continuò. Dopo la crisi dei missili di Cuba, John Kennedy aveva promesso a Krusciov che non avrebbe più cercato di eliminare Castro o di invadere Cuba. Nel '63, a un anno dalla crisi dei missili, questi intrighi nei rapporti tra Cia e Mafia dovevano oramai rimanere un segreto".

Che fine ha fatto Carlos Marcello?
"Carlos Marcello non è stato mai processato per l'omicidio di JFK. Negli anni Ottanta è stato condannato per truffa e corruzione. Nel corso del processo venne ascoltata soltanto una piccola parte delle registrazioni realizzate dalla Fbi. Ma se fossero state prese in esame tutte, i forti legami tra il boss mafioso Marcello e Washington sarebbero emersi sicuramente. Del resto, quando Marcello andò in carcere, confessò al suo compagno di cella, un informatore dell'Fbi, di aver ordinato lui l'uccisione di Kennedy. In quell'occasione disse: "Sì, l'ho fatto ammazzare io, e se avessi potuto l'avrei fatto con le mie stesse mani". Stranamente l'Fbi archiviò definitivamente questo documento. Nel 2006 il ricercatore Lamar Waldron trovò per caso questa documentazione e la utilizzò per scrivere il suo libro "Legacy of Secret". Carlos Marcello verrà scarcerato nel 1989 e morirà nella sua abitazione da uomo libero nel 1993".

Il boss di New Orleans era quindi ancora vivo quando avvennero le stragi di Palermo, che videro l'uccisione di Falcone e Borsellino. Ritiene ci sia stato un legame con la mafia "Made in Italy"?
"Nell'omicidio impunito di Kennedy vedo una sorta di collegamento con le stragi compiute dalla mafia siciliana che aveva sicuramente forti legami con quella di New Orleans. Vedere che il "little man", come veniva chiamato Marcello per via della sua statura, restava impunito di un delitto eccellente come quello del presidente Kennedy, ha sicuramente potuto rafforzare un boss come Totò Riina, nell'alzare il tiro delle sue stragi, sicuro che se tutte le condizioni fossero state rispettate, ovvero la capacità di ricatto verso lo Stato e l'isolamento dell'obiettivo, avrebbe potuto agire indisturbato come Marcello. In Italia poi non tutto andò come programmato dalla Mafia. Nel caso di Marcello, invece, il suo piano funzionò alla perfezione".

Questa intervista è stata pubblicata il 22 novembre 2013 da Il Sole 24 ORE

Guarda la presentazione del libro di Stefano Vaccara al club dei corrispondenti delle Nazioni Unite

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