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Va’ dove ti porta il sogno

Chiara Basso, mantovana, abbandona la sicurezza di un contratto in Italia per fare la giornalista freelance in America: “New York è dura, competitiva, veloce ma offre anche la possibilità di rialzarsi per combattere e vincere... Ci si sente soli quando non si è capiti"

L’11 settembre del 2001 si trovava a MTV a Milano quando c’è stato l’attentato terroristico alle Torri Gemelle. Ha visto le Torri sgretolarsi al suolo in televisione e proprio in quel momento ha giurato a se stessa che un giorno sarebbe andata a New York, ma da giornalista. Così ha iniziato la gavetta per quotidiani e televisioni locali per poi un giorno decidere che era arrivato il momento di fare le valige e partire per gli States dove ormai vive da quattro anni.

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni. Paulo Coelho

Lei è Chiara Basso, 37enne originaria di Mantova, un animo nomade ed un carattere determinato. Idealista più che ideologica, una sognatrice realista. Sicura di raggiungere i suoi obiettivi e con la valigia sempre pronta per una nuova avventura.

Chiara lascia la sua città dopo la maturità per laurearsi a Bologna in Lettere Moderne. Poi vive in diversi posti tra Milano, Londra, Spagna, Egitto, Roma ed infine New York. Qui arriva nel 2010 dopo un lungo peregrinare alla ricerca della sua strada. L’ha trovata nel giornalismo. La scintilla per l’informazione è scattata, come anticipato, l’11 settembre 2001 dopo l’attentato alle Torri Gemelle.

Quel giorno lascia Milano e torna nella sua città. Comincia a collaborare per la Gazzetta di Mantova ed una Tv locale dove si occupava di cronaca locale, cultura e spettacoli. Vuole diventare una giornalista professionista allora decide di iscriversi al master in giornalismo alla IULM. Una volta terminato il master inizia a lavorare per una radio, un sito e per un’agenzia di stampa di Roma. Qui si occupa di Esteri, la sua passione come racconta: “Ho sempre e solo voluto occuparmi di Esteri. Mentre lavoravo a Roma ho iniziato a studiare cinese con l'idea di trasferirmi in Cina. Mi sembrava un paese tutto da scoprire e non coperto abbastanza dai media italiani nonostante stia diventando sempre più importante sullo scacchiere internazionale. Purtroppo dopo due settimane di viaggio-esplorazione in Cina sento dentro di me che lì non ci potevo proprio vivere”. Così ha cambiato destinazione. L’agenzia dove lavorava collaborava con un'altra agenzia a NY. Aveva chiesto più volte di essere trasferita nella sede della Big Apple per alcuni mesi come già altri avevano fatto. Il trasferimento non è avvenuto. Allora dopo quattro anni di speranze per quel biglietto aereo che non arriva capisce che lo avrebbe fatto da sola. Era giunto il momento di rifare le valigie: “Mi trovavo in un momento della mia vita in cui mi sono detta: se non provi ora, quando?”

Lascia Roma e dopo una breve sosta in Francia è volata a New York con visto da turista: “Sono partita con un biglietto di ritorno per 4 mesi dopo perché avevo un matrimonio in Italia a cui non volevo mancare ma era anche una data simbolica che mi ero data per tornare in caso l'esperienza non mi fosse piaciuta o non avesse funzionato. Non sono partita con il pensiero: non tornerò mai più. Cito la canzone scritta da Vasco Rossi: Prima di partire, porta con te la voglia di non tornare più. Anche se avevo quel biglietto di ritorno, sapevo che un ritorno da ciò da cui ero partita (situazioni, luoghi, affetti) non ci sarebbe mai più stato”. Infatti non lo è stato. Abbandona la sicurezza di un contratto e a New York inizia a vivere come freelance: “Fare la freelance è stata una novità per me. Ho imparato sul campo, giorno dopo giorno”. Nella City scrive per diverse testate italiane sui temi più disparati, dalla politica americana al lifestyle, ma quasi tutti con una costante: la devono incuriosire.
 Nel 2011 ha scritto della morte di Osama Bin Laden da Ground Zero. Una parte del suo sogno, di raccontare una notizia da prima pagina vissuta dal vivo, si era realizzato.

chiara

Una volta deciso che la cosa può e deve essere fatta, bisogna solo trovare il modo. 
Abraham Lincoln

Non è stato tutto semplice. “Vivere da freelance in una delle città più care del mondo non è facile”. Comunque se si è determinati come Chiara è possibile. Oltre al problema economico un’altra difficoltà, come per molti appena arrivati, è stata trovare una casa. I primi tempi ha dovuto adattarsi dormendo su molti divani di amici mentre cercava una sistemazione. “New York è dura, competitiva, veloce ma offre anche la possibilità di rialzarsi per combattere e vincere. Appena arrivata un amico mi ha detto: devi essere dura se vuoi rimanere qui. Dopo quasi 4 anni sono ancora qui.. sì penso proprio di esserlo”.

La sua sfida più grande nella Big Apple per lei è stato sopravvivere fino ad oggi. Nei momenti di difficoltà Chiara mantiene lucidità e resta focalizzata su ciò che desidera: “Di solito mi ripeto: disperarsi non cambia le cose, anzi le peggiora perché non hai la lucidità per affrontarle. E poi il mitico motto di Rossella O'Hara: domani è un altro giorno”. In questi momenti dove la vita ti mette ala prova Chiara non ha mai pensato di tornare indietro. Tornerebbe se avesse un motivo per farlo o semplicemente perché pensa che la sua avventura nella Big Apple sia terminata. “La mia filosofia di vita è: si vive una volta sola, quindi non c'è tempo per disperarsi. E: i sogni vanno seguiti ma solo se si è disposti ad affrontare tutto ciò che deve essere affrontato. Se non li si raggiunge si vivrà almeno senza rimorsi”. Lei i suoi sogni li sta realizzando come fare un viaggio sulle strade americane su una Fiat 500.

I buoni giornalisti scrivono ciò che pensano; i migliori quello che dovrebbero pensare i loro lettori. 
Georges Elgozy

L’idea di realizzare questo viaggio le è nata nel periodo della crisi economiaca ed aveva lo scopo di dimostrare agli americani che si può viaggiare anche con una macchina piccola e per documentare la ripresa dalla crisi economica come racconta Chiara: “Oltre 8mila chilometri in Usa in due mesi su una 500. Perché la 500?  La macchina stessa è stata un simbolo della ripresa in Italia negli Anni Sessanta e ora appartiene a un'azienda che, almeno negli Usa, si è rimessa in piedi dopo una grave crisi. Detroit e New Orleans con quello che hanno passato in quest’ultimi due anni sono pure un simbolo (pensiamo anche solo alla piattaforma BP) di un paese che ha attraversato una profonda crisi. La domanda dietro il mio viaggio era: Is US back on track? Oppure stanno ancora in panchina per l'Half Time? Come diceva Clint Eastwood nello spot Chrysler mandato in onda a febbraio 2012 durante il Super Bowl?” Un viaggio sulle strade americane e dentro se stessa raccontato sul suo blog chiarabasso.com. Un’esperienza che le ha fatto vedere come davanti alle difficoltà gli americani restano ottimisti convinti che tutto si sistemerà. “Mi ha colpito la speranza e la voglia di risollevarsi da parte di persone che avevano sofferto molto. Un atteggiamento che vorrei vedere anche in Italia”.

Anche quando non puoi fare niente riguardo a una situazione, puoi fare molto riguardo al tuo atteggiamento verso la situazione” Zig Ziglar

Su questo viaggio Chiara sta scrivendo un libro e questo nuovo impegno le lascia poco tempo libero. Infatti le sue giornate sono super impegnate tra lavoro, amici e altri impegni “Mi sveglio presto perché lavoro tenendo conto del fuso orario italiano e di solito non mi stacco dal computer fino alle 5 del pomeriggio, poi varie ed eventuali: palestra, yoga, amici, conferenze, mostre.. ora mi sto dedicando al libro quindi in realtà il tempo libero si è molto ridotto. Lo dedico davvero a persone, cose e situazioni a cui tengo. Ecco un'altra cosa che ho imparato a NY è che il tempo non va sprecato con persone o cose che non ci interessano… è così poco!”

Poco tempo ma impiegato bene e le relazioni? “Quelle di tipo amoroso forse qui sono un po' più difficili. troppi stimoli, troppe occasioni, troppa gente da conoscere. Noto, soprattutto tra gli uomini poca profondità, ma anche qui non bisogna generalizzare”.

New York è una città che ti fa sentire la solitudine alla pari di altri luoghi l’importante e sapersi circondare da persone con gli stessi interessi e valori con cui condividere momenti. “Qui non credo ci si senta più soli che da altre parti. Anzi, qui più che altrove mi sono creata un gruppo di persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene più che da altre parti. Il segreto, credo, consiste nel trovare persone like-minded o che comunque condividono una tua certa visione della vita o che siano stimolanti. Ci si sente soli quando non si è capiti… un po' come la favola del brutto anatroccolo”.

“Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia” Epicuro

Per ora Chiara è di casa a New York forse un giorno la lascerà o forse no: “A NY ti senti al centro dell'azione. Al momento non riuscirei a vedermi da nessun'altra parte ma non escludo che un giorno potrei sentire l'esigenza di andare altrove. Dipende dalle circostanze, dalle opportunità e dal mio stato d'animo. Non uso mai la parole "per sempre" per i luoghi”.

Tanti sogni realizzati ed altri ancora da realizzare come ”vedere pubblicato (e con successo) il romanzo ispirato ai miei due viaggi, un tributo d'amore all'America con tutte le sue contraddizioni. Un sogno che realizzerò! Almeno lo finisco, poi spetta a voi comprarlo”.

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