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Social network: italiani più presenti degli americani, ma la politica li sottovaluta

Marco Baldocchi si occupa di posizionamenti SEO e progetti per il web aziendale. Lo abbiamo intervistato e ci ha parlato delle differenze nell'uso dei social network tra Italia e USA. Se nel nostro paese siamo più connessi, oltre oceano fanno un uso più strategico del web

Marco Baldocchi è giovane, sposato, si occupa di web e marketing, ha studiato  alla Business school del Sole 24 ore. Appassionato di social, studia il fenomeno per cui nel nostro Paese i media sociali sono esplosi in modo esponenziale. È anche un promotore delle smart cities. È titolare di un studio pubblicitario e si occupa di posizionamenti SEO e progetti per il web aziendale. Recentemente è stato negli USA per lavoro e vacanza e ha avuto modo di osservare, da esperto, le differenze tra l'uso dei social network in Italia e negli USA.

“Apparentemente gli italiani sono più social degli americani — ci dice Marco — Questa è la prima impressione che si ha leggendo i dati della ricerca che LiveXtension ha effettuato intersecando i dati offerti dal rapporto Audiweb del giugno 2013 e da quello di Pew Research 2013 (aprile-maggio). I risultati sono infatti significativi: il 75% della popolazione italiana connessa al web utilizza le reti sociali, contro il 72% di quella americana. Questo, tuttavia, evidenzia solo un lato “pettegolo” degli italiani — già messo in luce da Nielsen alla fine del 2011 — e non un’attitudine digitale. Interessante è la finestra d’età degli utenti con una grossa presenza di over 50, a dimostrare come i social network non siano un “gioco da ragazzini”. Nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 64 anni gli italiani sono molto più “social” degli americani (75% contro 60%) ed in quella over 64 gli italiani si mettono in luce con un 60% di utenti attivi contro il 43% degli utenti d’oltre oceano”.

marco

Quindi siamo in pole position rispetto agli States?

I dati, sebbene interessanti, non devono trarre in inganno. Sono in realtà “falsati” da Facebook (in assoluto il social network che registra i numeri maggiori) nel quale gli italiani sono leader assoluti. Una forte componente di questo strumento è però la curiosità degli utenti nell’intrufolarsi nella privacy di amici e parenti. Su altri social come Linkedin, Twitter, Tumblr, Instagram e soprattutto Pinterest siamo ancora sensibilmente indietro rispetto agli USA. Inoltre, un dato che deve essere messo in forte risalto, è che tra i più giovani (età compresa tra i 18 ed i 29 anni), cioè coloro che avranno il futuro in mano, l’Italia è in netto ritardo: 78% contro 89% degli utenti americani.

Quindi questa analisi non deve giustificare facili entusiasmi.. In Italia abbiamo ancora ritardi nella diffusione della cultura digitale?

Nelle mie ricerche ho preso alcuni esempi di utilizzo dei social network nel paese guidato da Barack Obama. Ad esempio il tema  l’esercito ed il recruiting: quale migliore modo di raggiungere una generazione di giovani che trascorre molto tempo su siti come Facebook se non utilizzare proprio i social network come strumenti di recruiting? L’idea dell’esercito americano di aprire pagine su Facebook, lanciare un canale video su YouTube ed aprire un account Twitter ha incentivato all’arruolamento i giovani, ma ha anche favorito una conversazione più aperta sulla vita nell'esercito, incoraggiando i più curiosi a fare domande. Poi penso alle banche e l’accesso al credito. Negli Stati Uniti al momento di richiedere un prestito, l’istituto di credito, a titolo di garanzia, setaccia l’attività sui social network per capire se il richiedente può essere un buon pagatore: niente busta paga, utilizzo della carta di credito, contratto lavorativo, adesso il controllo è social, o almeno in buona parte. Questa notizia, è apparsa tempo fa in articolo sul quotidiano Mother Jones ed infatti si può riscontrare che LendUp, ad esempio, ritiene che un’intensa attività sui social network è sintomo di una buona condizione economica mentre Lenddo nega i prestiti a chi tra i suoi amici ha cattivi pagatori: per la serie dimmi chi frequenti, anche virtualmente, e ti dirò chi sei. Molto più vicino al nostro modo di vedere è Neo, che da Linkedin analizza il curriculum vitae cercando di capire le possibilità di trovare lavoro per un soggetto, nel caso in cui avvenga un improvviso licenziamento. Ciò non significa che per gli USA questa sia la normale prassi, ma dimostra un avvicinamento molto più concreto ad un mondo molto più 2.0, infatti questo nuovo metodo di controllo non è contemplato nelle leggi americane sui finanziamenti e sicuramente alimenterà nel prossimo futuro molte discussioni. Ed infine, veniamo alla politica e allo Smart Governance: Obama è stato un maestro di comunicazione, digitale e non, e durante la sua campagna elettorale ha fatto dei social network un grande strumento di comunicazione ma soprattutto di ascolto dei propri elettori.

Secondo te quindi come si è evoluto l’utilizzo delle tecnologie per la comunicazione politica negli ultimi 100 anni, mettendo a paragone America e Italia?

Partiamo dagli anni 30-50: in America il primo mezzo utilizzato per fare comunicazione politica massiva è stata la radio con il presidente Roosevelt che dal 1933 al 1944 ha trasmesso fino a 30 eventi radio. In Italia nel campo della comunicazione siamo arrivati in ritardo, negli anni 50 in radio si ascoltava il programma Il Convegno dei cinque. Negli anni 60 in America Kennedy con la TV ha trasmesso e diffuso i propri comunicati in modalità massiva considerando che la penetrazione della TV in America nel 1965 era intorno al 92,6%. In Italia, agli esordi dell’arrivo della televisione, la RAI manda in onda Tribuna Politica e Tribuna Elettorale, utilizzata dai rappresentanti politici per fare comunicazione politica riguardo programmi e impegni verso l’elettorato. Per arrivare, poi, agli anni 2008 – 2012, quando in America Obama utilizza i social network e in entrambe le tornate elettorali vince le elezioni a presidente americano. La comunicazione politica fatta anche attraverso i social network presenta diversi vantaggi. Per esempio i costi di una campagna televisiva per ottenere le stesse visualizzazioni ottenute da Obama su YouTube (14,5 milioni) equivale ad un investimento di circa 47 milioni di dollari. Inoltre i social network e le potenzialità del monitoring permettono di fare analisi più dettagliate. Un esempio che rende lampante il risultato politico è l’utilizzo dei social network nelle elezioni del 2012 in America: Obama: 29 tweet al giorno, 19 milioni di followers e 4 video su YouTube condivisi; Romney: 1 tweet al giorno, 7 milioni di followers e 1 un video condiviso su YouTube.

E in Italia oggi come va la politica sui social?

In Italia dagli anni ’60 in poi si sono susseguite diverse rivisitazioni della comunicazione politica in TV che negli anni novanta hanno rappresentato il massimo impegno della comunicazione politica portando nelle case degli italiani dibattiti, confronti, spot politici personali e di partito che perdurano ancora oggi con trasmissioni, spesso urlate, che pochi messaggi fanno passare se non attacchi reciproci. Negli ultimi anni finalmente la rete ha fatto capolino tra i canali utilizzati per la comunicazione politica attraverso blog personali, siti internet, e l’uso dei social network, in particolare Twitter e Facebook. Anche in questo caso dobbiamo però precisare, che molto spesso non c’è una vera strategia dietro ai profili dei politici italiani, a differenza dei rappresentanti made in USA.  Sono ancora pochi, troppo pochi, i nostri rappresentanti che fanno un uso corretto e consapevole di questi strumenti. Molti ancora li considerano un “gioco” o uno strumento poco importante ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ma questo non dovrebbe sembrarci strano, non siamo abituati a dire che gli Stati Uniti sono 30 anni avanti?

 

Potete trovare Marco Baldocchi su Facebook e Twitter, sulla sua pagina personale oppure su quella aziendale dove dispensa consigli utili.

 

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