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La particella della mia vita: intervista con Fabiola Gianotti, la ricercatrice che ha scoperto il bosone di Higgs

La ricercatrice Fabiola Gianotti durante la lecture alla NYU

La ricercatrice Fabiola Gianotti durante la lecture alla NYU

In occasione della nomina di Fabiola Gianotti a direttore del CERN di Ginevra ripubblichiamo la nostra intervista alla ricercatrice italiana già a capo del team che identificò il bosone di Higgs, in cui ci spiegava l'importanza di quella scoperta e diceva che l'Italia, per quanto non abbia nulla da invidiare ad altri paesi in termini di formazione, necessita investimenti

 

É a capo del team di ricerca del CERN che nel 2012 scoprì quella che fu ribattezzata la particella di dio, sa spiegare la scienza con semplicità e chiarezza anche ai non addetti ai lavori, ha un entusiasmo e un'energia travolgenti, ed è una donna. Una donna italiana. Fabiola Gianotti è stata un poco la madre di quella particella sub-atomica che è il mattoncino su cui è costruito l'universo.

Mercoledì 5 marzo, la ricercatrice ha tenuto una presentazione alla New York University dal titolo The Higgs Boson and Our Life, nella quale, con estrema semplicità e riuscendo anche ad essere divertente, ha spiegato come il suo team di ricerca sia arrivato a scoprire il bosone di Higgs e quali siano le implicazioni di questa importante scoperta.

Alla fine del suo intervento abbiamo avuto l'opportunità di fare una chiacchierata con Fabiola Gianotti.

Può spiegare ai nostri lettori, in parole semplici, che cos'è il bosone di Higgs?

È una particella molto speciale che permette di spiegare perché le altre particelle elementari come gli elettroni e il quark, ovvero i costituenti fondamentali del nucleo atomico, hanno la massa che hanno.

fabiolaE perché è così importante?

Perché la domanda sulla massa dei costituenti dell'atomo, che sembra un po' astratta, in realtà non lo è. Se queste particelle (i quark e gli elettroni) non avessero massa, come per esempio il fotone, gli atomi non starebbero assieme e quindi non ci sarebbero e se non ci fossero gli atomi non ci sarebbe la chimica, non ci sarebbero gli elementi che conosciamo e non ci sarebbe la materia, quindi non ci saremmo noi e non ci sarebbe l'universo.

E lei è la persona che ha scoperto questa importantissima particella.

Il bosone di Higgs è stato scoperto da due esperimenti, ciascuno composto da circa 3.000 fisici, più il team che si occupa della parte dell'acceleratore. Io mi sono trovata ad essere coordinatrice dell'esperimento ATLAS che è uno dei due esperimenti (l'altro si chiama CMS) negli anni precedenti alla scoperta e durante la scoperta.

E allora perché si chiama Bosone di Higgs e non bosone di Gianotti? Chi è questo Higgs?

Peter Higgs insieme con Francois Englert e altri fisici è fra le persone che avevano predetto l'esistenza di questa particella nel 1964 e infatti il premio Nobel per la fisica è stato dato nel 2013 a Higgs ed Englert per la loro teoria che poi gli esperimenti hanno potuto verificare. Loro ne avevano matematicamente predetto l'esistenza, ma poi il Bosone è stato prodotto e osservato grazie agli esperimenti.

Che ruolo ha avuto l'Italia in questa scoperta?

L'italia contribuisce in modo molto importante al progetto LHC attraverso L'INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con 600 scienziati e con grandissimi contributi intellettuali e tecnologici. C'è stato un momento in cui quattro esperimenti di LHC erano coordinati da italiani.

A cosa apre in futuro la scoperta del bosone di Higgs?

Dal punto di vista della fisica è una particella nuova per cui dovremo misurarla in dettaglio. Bisognerà fare un lavoro di base per riuscire a capirne le proprietà. In qualche modo ci permette di dire che ci aspettiamo della fisica nuova, nuove particelle, nuovi fenomeni, a scale di energia non troppo elevate. Dovremmo poter scoprire una nuova fisica quando LHC riprenerà ad operare nel 2015 -16. Dico dovremmo perché in natura non sappiamo mai, alla fine dei conti è lei che decide.

Lei oggi è qui per raccontare agli studenti della NYU, ma anche a semplici curiosi, questa importante scoperta. Crede che sia importante comunicare la scienza al grande pubblico?

È estremamente importante. La conoscenza, come l'arte, è un bene che appartiene all'umanità. Uno non fa un quadro per se stesso, o magari lo fa anche per se stesso ma poi vorrà anche esporlo, farlo vedere, un musicista non scrive la musica per sentirla in camera sua, la scrive per poterla condividere e così anche la conoscenza appartiene a tutti. Inoltre, per i progetti scientifici, i laboratori di ricerca sono finanziati con denaro pubblico quindi è corretto e doveroso condividere quello che si fa col pubblico. È stato bellissimo vedere come la società e anche i giovani hanno reagito alla scoperta del bosone di Higgs, due anni dopo c'è ancora un grandissimo entusiasmo. La società ha fame di conoscenza.

Partecipa spesso a incontri di questo tipo?

Cerco di farlo, compatibilmente con i miei impegni, perché penso sia un dovere. E anche un piacere, devo dire.

E qui a New York è venuta appositamente per questa presentazione alla NYU o c'è anche dell'altro?

Ho abbinato questo incontro con la prima proiezione del film Particle Fever che viene proiettato in questi giorni, qui al Film Forum di New York. È un documentario girato da Mark Levinson e montato da Walter Murch che è stato il montatore di Coppola per Apocalypse Now e Il Padrino (Parte III, ndr) e ha vinto l'Oscar per Il Paziente Inglese. Il film ha seguito la vita di quattro fisici del CERN, e io sono una di questi, a partire dal 2010 fino alla scoperta del bosone di Higgs. Quando hanno iniziato queste riprese non si sapeva che si sarebbe scoperto il bosone di Higgs e quindi il documentario segue la storia e il lavoro degli scienziati fino alla sperata conclusione dell'esperimento. Non l'ancora visto e sono molto curiosa.

Come le sembra la situazione della ricerca nel suo campo, in Italia?

L'Italia è un paese che ha una scuola e delle tradizioni eccelse in fisica. Ha ancora un'università e degli enti di ricerca che sono fiori all'occhiello. La formazione è ottima e la dimostrazione è che molti fisici italiani poi li esportiamo all'estero. I nostri giovani non hanno nulla da invidiare in termini di preparazione a chi viene da altri Paesi. Il problema dell'Italia è la mancanza di fondi e quindi il precariato, il sistema che spesso non è meritocratico. Bisogna dare un termine al precariato.

Se avesse il potere fare una sola cosa, un provvedimento, una legge per la ricerca italiana, cosa farebbe?

Bisogna aumentare gli investimenti per la ricerca. Devono essere al livello della media europea. Diciamo, il 2%, non al livello della frazione del percento.

 

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