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Camilla T. Crespi, la scrittrice globetrotter che guarda l’Italia con gli occhi di un’americana. E viceversa

Da Praga al Bel Paese a New York facendo diversi lavori, ma conservando la passione per i romanzi e la cucina. Poi i tanti libri e successi. Abbiamo intervistato Camilla T. Crespi, autrice di The Breakfast Club Murder, che ci ha detto: "Nella scrittura preferisco l'Inglese all'Italiano. È più diretto. Ha più grinta"

Una vita vissuta tra l’Italia e gli Stati Uniti. Una passione, la scrittura, diventata una professione. Camilla Trinchieri Crespi è una globetrotter prima per necessità poi per amore e infine per passione. Nata a Praga da padre italiano e da mamma americana, ritorna negli Stati Uniti dove si diploma al Barnard College. Decide però di andare a vivere in Italia dove trascorrerà molto tempo lavorando anche come assistente di Fellini, Visconti e Lina Wertmuller.

Per una delusione d’amore si ritrasferisce a New York, per iniziare una nuova vita. All’inizio lavora come agente di vendita per De Cecco e nel campo delle traduzioni e pubblicitario, poi il matrimonio e un master in writing alla Columbia. Come scrittrice, ha pubblicato sette novelle nella raccolta The trouble with… mentre in Italia sono stati pubblicati Cercando Alice e Il prezzo del silenzio.

libroOggi Camilla presenta il suo ultimo libro The Breakfast Club Murder (Five Star) un giallo intrigante ambientato in Connecticut ricostruito intorno a due temi molto cari a Camilla: le donne e il cibo.

Anche in questo tuo ultimo libro metti insieme gli elementi del giallo e quelli della cucina. Come hai scelto questo legame e questa combinazione già presente in The Trouble With a Small Raise?

Il cibo sostiene, rincuora e ci mantiene in vita. Mi sembra giusto contrapporlo alla morte. A me piace molto cucinare e fin da bambina la cucina era il mio posto preferito. È una stanza che mi dava calore vero, ma anche psicologico.

Cercando Alice, il tuo penultimo romanzo, è molto autobiografico. Ci sono elementi che riconducono alla tua vita in The Breakfast Club Murder?

Anch'io, come Lori mi sono rifatta una vita di punto in bianco, lasciando l'Italia e una carriera nel doppiaggio cinematografico. Arrivata a New York pensai di fare la caterer come Lori. Invece trovai un lavoro diverso, meno stressante. Un' altro elemento è l'importanza delle amicizie che ti sostengono quando ne hai bisogno. Crescendo non ho avuto l'appoggio di una madre perciò ho dato a Lori una madre invadente, a volte pesante, ma anche simpatica. Ellie è forse il mio personaggio preferito.

Ancora una volta , le donne sono protagoniste dei tuoi romanzi. A che tipo di donna ti sei ispirata , parlando della tua ultima protagonista Lori Corvino?

Quando un personaggio mi entra in testa non penso mai da dove viene l'ispirazione. Credo che se pensassi al personaggio, questo potrebbe fuggire spaventato. Lori certamente mi assomiglia in certi punti. Condividiamo l'amore per la cucina e anche la voglia di trovare soluzioni. Ho conosciuto tante donne nella mia vita. Avrò preso un po' da una, un po' dall'altra. Un minestrone.

Nata a Praga ma vissuta tra l'Italia e l'America. Globetrotter prima per necessità (padre diplomatico) poi per amore. Come vivi oggi il rapporto tra i due tuoi paesi?

camillaAll'inizio l'ho vissuto con grande difficoltà. L'Italia mi mancava moltissimo. Con il passare degli anni questa mancanza si è affievolita, però continuo a non sentirmi nè americana, nè italiana. Certo avere un piede qui e uno lì mi ha aiutato come scrittrice. Ho vissuto in tanti paesi. A dodici anni avevo già vissuto in sette città di sei paesi diversi e imparato quattro lingue. Per non soffrire quando ci spostavamo, imparai a rimanere sull'orlo del tappeto a osservare, invece di fare parte di un posto.

Nonostante tu sia italiana preferisci scrivere in inglese, la tua madre lingua. Come ti senti quando leggi i tuoi libri tradotti in italiano?

Non potrei scrivere in italiano avendo fatto solo l'asilo in una scuola italiana. In italiano la lingua parlata è molto diversa da quella scritta che è più formale. Ho per fortuna un'ottima traduttrice ma confesso che a volte sono impaziente con la lungaggine della lingua italiana. L'inglese è più diretto. Ha più grinta.

Tornando all'Italia. Il film La grande bellezza vincitore dell'Oscar è piaciuto agli americani ma ha diviso pubblico e critica italiani. Tu che hai lavorato con Fellini, che ha in qualche modo ispirato Sorrentino, cosa pensi di questo film?

A me è piaciuto moltissimo. Per me era la dolce (leggi: degradante) vita dell'era Berlusconiana. Forse Sorrentino voleva dire che non è cambiato nulla nel paese da quel lontano 1960. Penso che chi non ama questo film si senta forse insultato dal film, non si riconosce. C'è, sì, una critica verso una certa tipologia di italiani, ma il film ti dà anche molte emozioni. Almeno per me.

Spesso gli americani hanno una visione edulcorata del nostro paese
così come gli italiani degli Stati uniti. Come vedi invece l'America dall'Italia e l'Italia dall'America?

Da qui vedo un'Italia bella che soffre, che crolla come le mura di Pompei sotto la pioggia. Che non sa come rimettersi in piedi, che ha perso fiducia. Non sono religiosa ma sono felice che finalmente ci sia almeno una figura positiva come Papa Francesco. È un uomo che dà speranza. Sarebbe bello trovare un governo che susciti la stessa reazione e poi si mettesse a lavorare sodo.

L'America, invece, crede di essere sempre nel giusto. Non sa ascoltare o percepire l'altro. Questa per me, sia come italiana che come americana, è  la sua grande debolezza. È arrogante ma allo stesso tempo generosa. Gli italiani vogliono avere le stesse agevolazioni degli americani, ma poi vogliono anche odiarla o far finta che non gliene importa niente.

 

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