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Intervista con Dacia Maraini: il coraggio dell’idealismo

La scrittrice italiana parla del suo ultimo libro, Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza, alla Casa Italiana NYU, giovedì 13 marzo. L'abbiamo incontrata a colazione e abbiamo chiacchierato a lungo di scrittura, di religione, di papa Francesco, di politica, di donne. Qui vi proponiamo la prima parte dell'intervista, dedicata alla sua ultima opera, alla figura di Santa Chiara e al rapporto tra la scrittrice e il suo personaggio

A colazione davanti a un tè e un bagel, in un albergo che ha un sapore da vecchia New York, incontro la più nota scrittrice italiana, simbolo femminista e protagonista degli anni più intensi della cultura del Novecento. Dacia Maraini è appena rientrata da un giro tra diverse università americane dove ha tenuto lezioni sul suo ultimo libro e il suo lavoro di scrittura. E si prepara all'incontro di questa sera (giovedì 13 marzo), alla Casa Italiana della NYU dove tornerà a parlare di Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza, un libro uscito lo scorso autunno per Rizzoli, che racconta la vita della famosa Santa con lo sguardo laico e la curiosità storica di una scrittrice che si è spesso confrontata col passato.

Nelle sue parole che si fanno corpo, lieve eppure così intellettualmente presente, incontro Chiara, la giovane donna di famiglia nobile che scelse di seguire Francesco e di fuggire dal mondo, per vivere in povertà.

Perché ha scelto di occuparsi di questo personaggio?

Sono vent'anni che mi interesso delle mistiche e ci sono arrivata attraverso i loro scritti, avendo scoperto che nei conventi ci sono ancora moltissimi scritti che sono stati obliati, se non nascosti e censurati. Perché le mistiche pretendevano di comunicare direttamente con dio senza passare attraverso la Chiesa. E questo alla Chiesa non andava giù. E poi i loro scritti erano molto sensuali e anche questo la Chiesa non accettava. Per cui sono stati a lungo nascosti, anzi è già tanto che non li abbiano distrutti tutti. Alcuni di questi scritti sono bellissimi. A partire da quelli di Chiara che è stata una delle prime. Per esempio le lettere che lei ha scritto in risposta alla figlia del re di Boemia, Agnese, che le chiedeva consigli su come aprire un convento di Clarisse. Ce ne sono quattro di queste lettere – che sono state anche pubblicate – e sono davvero molto belle. Inoltre danno l'idea di quanto Chiara fosse famosa, era molto popolare al suo tempo e la sua fama aveva viaggiato in tutta Europa.

Quando dice che la scrittura delle mistiche è sensuale, cosa intende? In che senso sensuale?

C'è per esempio Angela da Foligno, che è un'altra mistica, che racconta che lei scende nella tomba di Cristo, si adagia sul suo corpo e con il fiato lo riporta alla vita. È un'immagine ai limiti. Sesso non c'è, ma c'è una sensualità fortissima. Sono cose che la Chiesa non ha mai accettato ma che facevano parte dell'immaginazione di queste mistiche che si rivolgevano a Cristo come a uno sposo e da sposo lo trattavano, tirando fuori tutta la loro sensualità.

Può, questo personaggio, essere ancora attuale e d'esempio nella contemporaneità, anche in relazione al modo in cui oggi è vissuta la spiritualità?

libroCertamente il suo messaggio più importante sta in questo suo voto alla povertà radicale che non era elogio della povertà in una società di ricchi e di poveri ma era scelta di povertà in quanto tutto quello che c'è sulla terra appartiene a dio e quindi a tutti. C'era un'idea molto radicale, la proprietà per Chiara non esisteva proprio. Era come pretendere di impossessarsi di qualcosa che apparteneva a dio. Quindi la scelta della povertà era un'imitatio Christi. E Cristo è stato povero, è stato pellegrino, non ha mai avuto una casa, non ha avuto proprietà, né servi, andava da una città all'altra a predicare la parola di dio. Per Chiara se uno voleva essere religioso doveva essere così, imitare Cristo. Invece la Chiesa era ricchissima, potentissima, faceva le guerre, andava a conquistare paesi, aveva un impero, tutte cose che a un cristiano non andavano giù. Cristo non ha mai parlato di guerre, ha detto porgi l'altra guancia, ama il prossimo tuo. Non ha detto ama il prossimo tuo cristiano, ha detto ama il prossimo tuo in genere.

Tutto questo dava fastidio alla Chiesa che aveva un'impostazione politica, quella di una potenza, un impero. Loro si opponevano all'impero però, sia lei che Francesco, non si sono mai opposti direttamente alla Chiesa, per cui non potevano essere chiamati eretici. Loro volevano rinnovare la Chiesa dall'interno. Chiara rispettava formalmente tutta la gerarchia, non ha mai detto una parola contro i papi. Però poi nella pratica faceva delle cose che a loro non andavano.

Allora la Chiesa aveva bisogno di essere riformata e forse ne ha bisogno ancora oggi. Vede in papa Francesco un riformatore?

Se la Chiesa ha bisogno di essere riformata, dipende dai punti di vista. Il papa di oggi non a caso ha preso il nome Francesco e la pensa come Francesco, almeno sembra. Vuol dire ritorno alla povertà a un rapporto egualitario con tutti, anche con le altre religioni. Dalla politica di Francesco mi pare venga fuori un atteggiamento non di odio e guerra contro chi è diverso, ma di conversazione e dialogo.

E secondo lei sarà in grado di riportare la Chiesa alla cristianità autentica?

È difficile dirlo. Però lui ci proverà. Ci sta provando. Io credo alla sua buona fede. Non credo che sia uno di quelli che dicono le cose e poi non le fanno. Finora ha dimostrato coerenza. Però ha dietro un potere molto organizzato e stabilizzato.

Il suo interesse nei confronti di Chiara e delle mistiche è un interesse di tipo storico o anche spirituale? Lei è una persona religiosa?

No, io non sono religiosa. Sono laica. Non sono atea perché mi sembra che dire con assoluta certezza che dio non esiste è come dire che dio esiste. Come si fa a dirlo? Io non lo so. Magari spero che esista un senso a tutto questo, ma non lo so. Non sappiamo nulla. Però mi interessa storicamente e culturalmente il Cristianesimo perché, come diceva Croce, non possiamo non dirci cristiani, veniamo da quel mondo lì, abbiamo quelle radici e quindi bisogna conoscerle. Conoscere meglio il Medioevo, capire cosa è successo nella Chiesa è importante. Per esempio a me, come donna, interessa capire perché da un Cristo che era molto rispettoso delle donne, che ha parlato con la prostituta, ha guarito tante donne, si è rivolto con tanto affetto alla samaritana, perché da quel Cristo, la chiesa, dopo nemmeno 400 anni, è diventata misogina.

E che idea si è fatta?

La mia idea è che mano mano che la Chiesa da un movimento clandestino, diffuso, solidale, di idealismo straordinario è passata a diventare stato, istituzione, ha sentito il bisogno di armarsi, di creare delle gerarchie potenti. E, come succede sempre nella storia, nel momento in cui un movimento si istituzionalizza, si arma e si difende, le donne vengono fatte fuori. La misoginia nasce nel momento in cui si stabilisce una struttura fissa, rigida che pensa soprattutto a difendersi e a conquistare terre, anime o quello che sia. Il cambiamento è stato impressionante dal cristianesimo originario, primitivo in cui le martiri erano quasi tutte donne perché, per la prima volta in un mondo fatto di disuguaglianze, Cristo aveva detto siamo tutti uguali. Quelli che più si appassionarono al suo messaggio furono gli schiavi e le donne perché finalmente qualcuno diceva loro che non c'erano differenze, che erano tutti figli di dio. Questa è stata la più grande rivoluzione della storia e non è un caso che il cristianesimo sia stato così importante. Però poi ha preso un'altra strada, dopo che con Costantino è diventato religione di stato. La cosa contraddittoria e curiosa era che per loro le donne da una parte, erano delle minorenni a vita, incapaci di intendere e di volere, deboli, da proteggere, dall'altra, erano persone diaboliche e pericolosissime che si facevano sedurre dal demonio.

Quali sono le basi culturali di questo modo di vedere la donna?

Secondo loro la donna, in quanto debole e fragile, era costantemente esposta al pericolo di diventare preda del demonio. La prova, secondo loro, era nel fatto che avesse accettato di mangiare la mela proibita. Oggi ne ridiamo, ma la responsabilità della cacciata dal paradiso terrestre è stata fatta pesare sulle donne per secoli e secoli. Tu sei colpevole, sei tu che ci hai fatto cacciare. Questo lo dice san Paolo, lo dice Sant'Agostino, lo dicono tutti i padri della Chiesa.

E nel suo essere donna, cosa può insegnare Santa Chiara alle donne di oggi?

Innanzitutto questa grande dignità. Intanto va detto che lei è stata la prima donna a scrivere una regola. Prima le regole erano scritte tutte dagli uomini. Secondo: il rifiuto di ogni gerarchia. Che lei applicava anche all'interno del convento dove erano tutte uguali e lei faceva anche i lavori più umili. Terzo: il rifiuto della proprietà come schiavitù, come legame. La proprietà porta con sé il bisogno di difenderla. Secondo Chiara se si hanno proprietà ci si comincia ad armare. Quindi il rifiuto della proprietà era uno strumento di libertà. E noi viviamo in una società basata sul possesso. Chi possiede soldi vale, chi non possiede soldi non ha potere e non vale niente. Soprattuto nella società americana. Questi sono discorsi validi ancora oggi e possono essere da esempio.

Scrivere di un personaggio storico prevede un lavoro diverso rispetto al creare personaggi di fantasia?

Ogni racconto è un'interpretazione. Non esiste la verità assoluta. Ognuno la può interpretare a modo suo. Certo è esistita questa donna, che ha vissuto in quel periodo, che ha avuto quella storia, aperto quel convento: queste sono cose vere da cui non si scappa. Però poi ognuno dà la sua interpretazione della storia. La chiesa ha dato un'interpretazione diversa. L'ha fatta santa, ma poi ha stravolto il suo testamento. Lei aveva scritto che nei suoi conventi doveva vigere il principio della povertà assoluta, si viveva di elemosina. Le Clarisse rifiutavano qualsiasi proprietà. Ma la Chiesa, non appena morta Chiara, ha costretto i conventi delle Clarisse ad accettare le donazioni e quindi le proprietà. Prima l'hanno fatta santa, in appena due mesi, quando di solito ci volevano anni. E questo dimostra quanto era importante e popolare: era già stata fatta santa dalla gente. Però poi immediatamente sono venuti meno alla fedeltà alle sue idee. Per la chiesa era importante dare donazioni e proprietà perché, attraverso l'economia, controllava i conventi. Come sempre chi dà i soldi controlla. Le proprietà, le terre, tutto quello che avevano i conventi apparteneva al Vaticano. Per questo la Chiesa non ha mai accettato, anche se tollerato, la regola di Chiara. E questa è la forza della sua disobbedienza, perché lei obbediva formalmente ma nel suo dire “non accetto nulla” c'era anche un modo per sottrarsi al controllo. E quindi aveva una sua libertà.

Che rapporto si è instaurato tra la scrittrice Dacia Maraini e il personaggio Santa Chiara?

Io mi affeziono ai personaggi. Cerco di capirli sempre meglio. Racconto nel libro che a un certo punto comincio a sognarla. Per me questo è il segno che sono veramente entrata nel racconto e nella storia. Vuol dire che il personaggio è diventato parte della tua famiglia virtuale.

E che che tipo era la Chiara dei suoi sogni?

Una donna coraggiosissima, di una forza d'animo straordinaria. Un'idealista. Siccome viviamo in un tempo di poco idealismo e in un paese che non crede nelle idee e che non ha nessuna fedeltà alle proprie scelte, mi è sembrato un esempio bellissimo. In questo paese sbracato, egoistico, frammentato un esempio così mi fa sentire bene. Vuole dire che c'è qualcosa di diverso nell'Italia. Per me è stato anche scoprire delle radici nobili. Lei ha dato un senso fortissimo della coerenza delle idee e io ho provato una vera ammirazione.

 

Sull'Italia sbracata lasciamo, per ora, Dacia Maraini. Abbiamo continuato a parlare a lungo della società italiana, di giovani, di politica e di scrittura. Ma questa è la prossima puntata: qui la seconda parte dell'intervista

 

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