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L’amore al tempo dei capelli grigi. Intervista con Fanny Ardant

L'attrice che è stata musa di François Truffaut è a New York per presentare al Tribeca Film Festival Les Beaux Jours diretto da Marion Vernoux. L'abbiamo incontrata per parlare del film e di relazioni 

La divina Fanny Ardant, tra le muse di François Truffaut, è ammaliante di persona, quanto sul grande schermo. Il Tribeca Film Festival l’ha accolta per presentare Les Beaux Jours (Bright Days Ahead), film diretto da Marion Vernoux, dove Fanny interpreta Caroline, una donna che ha superato la mezz’età e viene travolta dall’infatuazione per un uomo più giovane di lei.

Il delicato racconto elude il mito della cougar, che deve rimarcare la propria emancipazione trattando l’uomo più giovane come fiore all’occhiello. Caroline è una dentista in pensione, la sua migliore amica è morta di recente, il marito pur essendo presente non sembra in grado di dare sollievo alle problematiche che la donna interiorizza. Le figlie le regalano un abbonamento ad un circolo per anziani dove Caroline, tra una lezione di ceramica e una di teatro, approda ad un corso d’informatica il cui insegnante sarà il fascinoso Julien. Sarà lui a farle riscoprire la gioia di vivere, nonché l’amore che Caroline nutre per il marito, Patrick.

La poliedrica attrice, che si divide tra teatro e cinema, e che da qualche anno si è cimentata con successo anche dietro la macchina da presa, racconta a La VOCE di New York, come dà vita ai suoi personaggi.

Quali sono state le difficoltà nell’interpretare questo personaggio?

Non penso in termini di difficoltà quando affronto un personaggio. Preferisco divertirmi con un personaggio, non mi piace “la performance”, ovvero quando devi dimostrare di essere adatto per un determinato ruolo. Voglio invece perdermi nel ruolo ed affidarmi al regista. Lanciare qualcosa e fare dei tentativi. Mi piace affrontare la parte come un cane che corre nella foresta, sotto un cielo che a volte è sereno ed altre volte è cupo, talvolta si deve essere rapidi, mentre altre volte bisogna rallentare. È una questione d’istinto.

posterCome avete costruito il rapporto di fiducia attore-regista con Marion?

La fiducia è difficile da spiegare. O c’è o non c’è. Dal principio quando ho incontrato Marion, mi sono trovata a mio agio. Adoro il fatto che sia precisa, franca, e ricettiva.

Mentre il rapporto di fiducia con gli altri attori?

Non ho necessità di conoscere a fondo un attore per riuscire a recitare con lui, penso sia una cosa immediata, fatta di sguardi. Non amo gli attori eccessivamente seriosi, amo quelli più spavaldi. Il mio sogno sarebbe di recitare con Sean Penn o Jack Nicholson, che non sai mai come reagiranno. Voglio essere colta di sorpresa.

Qual è stato il tuo approccio alla relazione di Caroline con un uomo più giovane?

Si tratta del famoso triangolo amoroso: l’amante, il marito e la donna, che ha dato vita a molti drammi attraverso l’arco della storia, si pensi al personaggio di Fedra. Penso che Marion è stata scaltra nel decidere di affrontare questo archetipo in maniera positiva. Improvvisamente la donna si rende conto di amare il marito e la sua famiglia. Non è una donna in preda alla disperazione o accecata dal sesso. Per questo motivo il tutto è vissuto in maniera più leggiadra: Caroline ha una sbandata per un uomo più giovane di lei ma non cade nel cliché. Per me questo film sprigiona una gran voglia di vivere, anche se c’è molto dolore all’inizio.

È questo ciò che ti ha attratto della parte?

Penso di sì, amo molto il fatto che alla fine suo marito rappresenta tutta la sua vita. Quindi torna da lui non come se fosse una sconfitta, bensì è consapevole che è con lui che può condividere tutto. È come un inno d’amore che fa al marito alla fine.

Hai letto il libro che ha ispirato il film, Une jeune fille aux cheveux blancs?

Non l’ho letto. Per me era un film realizzato da Marion, dal suo punto di vista, non avevo bisogno di avere troppe informazioni, era tutto nella sceneggiatura.

Però so che sei una grande lettrice, sopratutto della letteratura americana…

Adesso sto leggendo The Goldfinch della grande scrittrice Premio Pulitzer Donna Tartt è un libro molto intrigante. Penso che ciò che preferisco dell’America è proprio la letteratura. A mio avviso i più grandi scrittori sono americani, ho iniziato a leggere Raymond Carver, e poi ho seguito tutti i suoi discepoli.

 

Qui tutte le proiezioni di Bright Days Ahead in programma al Tribeca Film Festival.

 

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