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Smetto quando voglio: intervista a Valeria Solarino

Divertente racconto dell'Italia di oggi, in cui un gruppo di ricercatori universitari, tra le menti più eccelse del paese, per riprendersi la dignità e pagare l'affitto si trasforma in una banda di improbabili spacciatori. In proiezione al Festival Open Roads, Smetto quando voglio è un'intelligente riflessione comica su disoccupazione e genere umano. Ce la racconta Valeria Solarino

Dal palcoscenico del Teatro Stabile di Torino ai film italiani di maggior successo di questi anni, Valeria Solarino ha un percorso artistico intenso, punteggiato di una varietà di ruoli, che l'hanno vista interprete di commedie romantiche, film d'autore, drammi televisivi in costume, e ora una commedia pura, divertente e dalla scrittura acuta come Smetto quando voglio, film d'esordio di Sydney Sibilia, in proiezione al Festival Open Roads.

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Valeria Solarino in una scena del film

L'attrice italiana racconta così il tuo ruolo nel film: “Interpreto l'unico personaggio femminile del film, unica donna in una banda di uomini. Faccio l'assistente sociale, e questo stesso elemento è fonte di commedia, è paradossale, perché mi ritrovo a recuperare ragazzi che sono caduti o ricaduti nella droga a causa della sostanza sintetizzata dal mio fidanzato, il capo della banda, interpretato da Edoardo Leo. Giulia (il mio personaggio) è una maniaca del controllo, vuole controllare ogni aspetto della propria vita, primo fra tutti il fidanzato, che in verità la teme, ed è per questo che invece di dirle la verità, a proposito del contratto di ricerca non rinnovato e tutto il resto, comincia a raccontarle una serie di bugie che lo mettono in una situazione sempre più assurda”.

Giulia è la voce del buon senso (seppur tutt'altro che simpatica!) rispetto a una banda di uomini, tutti cervelloni, che però non ne fanno una giusta, infilandosi nei guai a ogni passo, a ogni scena. Una situazione in cui molte donne si riconoscono!

“Si, anche se il mio personaggio è diverso da me, lo sento molto vero. Conosco molte donne così, alcune sono mie amiche, che vogliono avere tutto sotto controllo”.

Ci racconti del tuo incontro con il regista?

Ho fatto il classico provino su parte. Io ci speravo tanto, quando ho letto la sceneggiatura ho subito voluto fare il film. È una commedia raffinata, con un'idea forte alla base. Sentivo che il regista era un giovane capace, con delle idee. Sapevo che anche molte altre attrici stavano sostenendo un provino, e io avevo fatto principalmente commedie sentimentali, mentre questa era una commedia vera, che doveva far ridere, quindi ero un po' preoccupata. Ma mi sono tranquillizzata quando, facendo il provino, ho sentito Sydney che rideva, e allora ho capito che funzionava, che avrei potuto avere la parte.

C'è qualcosa in particolare che ti aveva colpito della sceneggiatura?

Il fatto che alla base c'era un tema molto serio, quello della disoccupazione, ma che era anche un pretesto per raccontare altro, e farne una commedia: si ride del fatto che loro sono inadeguati. Sono inadeguati rispetto a quello che fanno, come banda di spacciatori, di ladri, sono inadeguati rispetto alla vita dei ragazzini che si trovano a frequentare. Non sono abituati a quella vita, alle discoteche, non sono mai nel posto giusto, e non fanno mai la cosa giusta. Mi piace molto il fatto che sia un film che fa ridere pur con uno sfondo di riflessione. Questa era l'intenzione di Sydney, e ci è riuscito perfettamente.

Rivedendo il film adesso, c'è una scena, o un aspetto del film, che ti piace particolarmente?

La scena della rapina secondo me è la scena più bella, è divertentissima, fanno tutto quello che non dovevano fare, ed è girata benissimo!

Ci puoi raccontare brevemente il tuo percorso artistico? Non tanto una serie di fatti e film interpretati, che sono noti, ma visto da te…

Ho sempre cercato di fare le cose che mi piacevano veramente, e ho la fortuna di poter scegliere i ruoli, i progetti. Non ho mai avuto una strategia, come attrice, ma ho solo fatto quello che mi piaceva, in cui credevo. I personaggi che ho interpretato li ho amati tutti, nessuno escluso, li ho tutti scelti e voluti. Ho cominciato con il teatro, e non immaginavo allora una carriera nel cinema. Poi ho interpretato un piccolo ruolo nel film di Mimmo Calopresti La felicità non costa niente, ero ancora alla scuola dello Stabile di Torino. E da lì ho scoperto il cinema e me ne sono innamorata.

Hai fatto tanto cinema, ma anche televisione: sono tipi di racconto diversi, spesso rivolti a un pubblico diverso. Come cambia, se cambia, il tuo lavoro, nella preparazione di un personaggio, o sul set?

La preparazione non cambia più di tanto: ci tengo molto a preparare bene i miei personaggi, sia da sola che con il regista. Naturalmente i tempi televisivi sono molto più stretti, quindi anche la preparazione deve essere molto accurata, perché poi c'è pochissimo tempo per girare. Al cinema invece i tempi sono meno frenetici, anche sul set…

Locandina Smetto quando voglioC'è un ruolo femminile che avresti voluto interpretare, o che vorresti interpretare, al cinema o in TV?

Nikita, di Luc Besson. Un ruolo così è il mio sogno, è un bellissimo personaggio. Amo Nikita non solo perché è un film d'azione, ma perché è ricco di tante cose. Quanto ai personaggi televisivi invece non saprei, di serie televisive non ne guardo molte, solo qualche episodio ogni tanto, non riesco a seguirle tutte di fila, e – afferma ridendo –non sono capace di scaricarle! Mentre giravamo, Sydney Sibilia, che invece è appassionato di serie TV americane, mi citava spesso alcune serie cult, tipo Lost o Breaking Bad. Io, come dicevo, le conosco poco, ma da quello che vedo le serie americane sono di altissima qualità, come sceneggiatura, regia, hanno degli attori bravissimi.

Smetto quando voglio ci riporta un po' alla commedia all'italiana, per quanto abusato questo paragone possa essere: una vera commedia che racconta la società italiana di questi anni, una satira sociale acuta, spietata e comprensiva insieme. Per situazione comica e personaggi, potrebbe prestarsi anche a un remake, come spesso fa in questi ultimi anni il cinema americano.

Pensi sia un film che potrebbe funzionare fuori dall'Italia?

Forse si, però ha qualcosa di tipicamente italiano: il modo di arrangiarsi. I protagonisti non hanno un sogno, come avrebbero dei protagonisti americani. Non partono dal nulla per arrivare chissà dove, perché da noi si pensa che chi parte dal nulla ci resta! In America, e nel cinema americano, è diverso: Pietro (Edoardo Leo) avrebbe brevettato la sua invenzione e sarebbe diventato ricchissimo. Qui invece non è così, perché lui e gli altri cercano semplicemente di arrabattarsi, di arrangiarsi come possono. Non è un caso che questo film sia stato scritto in Italia.

Per finire, a cosa stai lavorando adesso?

Ho appena finito di girare un'altra opera prima, Mi chiamo Maya, di Tommaso Agnese. E quest'estate girerò il film di Michele Placido.

 

Smetto quando voglio (I can quit whenever I want il titolo in cartellone) sarà proiettato al Festival Open Roads Venerdì 6 giugno e Domenica 8 giugno alle 9.00 pm.

 

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