Cerca

PeoplePeople

L’Amministratore a New York: intervista a Umberto Montella

Uno spaccato su quanto di umano accade durante le riunioni di condominio, specchio della società nazionale e dell’alienazione contemporanea; il docu-film di Umberto Montella L'Amministratore al Walter Reade Theatre

La riunione di condominio è la nemesi di qualunque condomino, e l’infausto compito di dover placare gli animi furenti degli abitanti di un qualsiasi palazzo spetta sempre al all'amministratore. Questo è lo spunto del regista Vincenzo Marra che utilizza il condominio come specchio della società nazionale, esplorando le problematiche dell’alienazione contemporanea.

L’Amministratore, mostra l’avvocato Umberto Montella nel ruolo di amministratore di condomini a Napoli, tediato e assillato dai lamentosi amministrati. L’ultimo lavoro di Marra segna il quinto capitolo di film documentari dedicati a Napoli, entrando così nella vita di un popolo che vive un periodo di crisi, in maniera interclassista, dove il racconto a confine tra documentario e film di finzione cattura la quotidianità di Umberto Montella.

La VOCE ha intervistato in esclusiva L’amministratore di Vincenzo Marra, Umberto Montella.

 

Il condominio in qualche modo è lo specchio del paese?

Innanzitutto devo fare i complimenti al regista, perché Vincenzo Marra è riuscito con un’arte inaudita a far vedere in maniera chiara, di cui non mi ero accorto nemmeno io nel corso di 45 anni che faccio l’amministratore, l’umanità che trapela nei miei condomini. La cosa che più mi ha colpito è che, seppur sapessero che c’erano le telecamere che li riprendeva, erano talmente naturali che hanno fatto uscire un lato che era sconosciuto ad altri.

Come vi siete conosciuti con Vincenzo Marra?

È stato un inganno. [ride] Tutto nasce con una telefonata di un collega, che io stimo molto, Mario Pasquariello, in cui mi diceva che un amico di sua figlia voleva dei consigli sulle riunioni condominiali per fare un film. Faceva capo a me perché io amministro 80 condomini per tutta Napoli. Venne poi il collaboratore, Massimiliano Pacifico, che ha montato il film, e chiese di poter partecipare a delle riunioni. Poiché io insegno questa materia, spesso porto degli uditori alle riunioni. Poi un giorno mi disse che Vincenzo Marra mi voleva conoscere, io l’avevo sentito perché in Tribunale era stato proiettato il suo film, Il gemello. Venne Marra nel mio studio, e squillò il telefono al quale risposi e mentre parlavo tirò fuori una telecamera e iniziò a riprendermi. Appena conclusi la telefonata mi disse che ero il suo personaggio. In tre secondi aveva dato le coordinate per predisporre le riprese nel mio studio. Non mi ha neanche dato la possibilità di poter ribattere. Mi sono trovato improvvisamente coinvolto. Tutta la troupe era composta da bravissimi ragazzi, per niente invadenti, quindi noi abbiamo continuato a lavorare come se nulla fosse.

Come è stato vivere sotto l’occhio vigile delle telecamere?

Per otto mesi ho vissuto come sotto l’occhio del Grande Fratello. Noi continuavamo a lavorare tranquillamente, fino al punto che ci eravamo scordati delle telecamere. Anche se le vedevo girare intorno non ci facevo più caso. Quando sono venuti a riprendere le scene nelle riunioni condominiali – dove avvengono i litigi, le urla – io speravo che la presenza di estranei e telecamere placasse gli animi, invece hanno bisticciato come sempre. La naturalezza di tutte queste persone mi ha sorpreso. Ma soprattutto queste cose vedendole quotidianamente non le vado ad approfondire, anche se ci metto l’anima. Per me è stata una cosa molto bella.

Che cinema le piace?

Io sono appassionato di film western. Mia moglie si domanda come io faccia a trovare un film western in televisione ogni sera. Questo genere mi distende. Già alle 7 di mattina sono a lavorare e non ho mai un orario preciso in cui finisco, perché le riunioni si fanno di sera. A volte posso finire alle 8 o a mezzanotte, dipende. Quindi la mia mente sta sempre in esercizio, per cui i film troppo impegnativi mi stancano. Invece il western mi rilassa. E poi per fare l’amministratore devi sempre sparare per primo. Si va a braccio non si deve mai preparare nulla.

Quindi L’Amministratore di condominio ha delle doti attoriali?

L’amministratore deve essere per forza un attore, perché ogni giorno recita. Non ha mai un copione. Si deve adeguare a quello che è il programma dei propri amministrati, a seconda della loro scaletta devi adeguare il tuo personaggio, la tua battuta, il tuo modo di essere. Bisogna lavorare all’impronta. In più a volte devi fingere, magari a volte ci si vorrebbe comportare in maniera diversa, secondo il proprio stato d’animo, rispondere a tono alle provocazioni. Invece bisogna sempre trattenersi e cercare di essere calmo, sereno, adeguarti a quelle che sono le loro esigenze e cercare di guidarli. Quindi logicamente siamo dei veri attori, poi siamo napoletani, e il napoletano è un attore nato.

Napoli è esemplificativa di come funzionano i condomini in Italia?

Io spesso e volentieri mi confronto con i colleghi del Nord, perché sono vicepresidente dell’ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari), così come realtà milanesi o romane.: c’è un divario. Loro sono molto professionali e manageriali, sono molto distaccati. A Napoli abbiamo una platea completamente diversa, perché abbiamo “la povera gente” e dobbiamo rapportarci con le persone che hanno difficoltà quotidiane. Nel film si vede. Il mio collaboratore fa pagare 10 euro al mese a gente che ha mesi di arretrati. Non posso imporre una quota a chi non ce la fa. Infatti la nuova legge che è uscita in Italia sui condomini – da un anno è entrata in vigore – pone dei paletti molto ferrei e per noi diventa difficile applicarla. Secondo la legge, se entro sei mesi i condomini non pagano io dovrei agire giudiziariamente, ma dovrei agire contro tutti. E quando si instaura un rapporto umano diventa difficile. Nel film si vede anche attraverso la società bene di Napoli, che sarebbero i fratelli Marino che si odiano: in quell’occasione parliamo di tutto al di fuori del condominio, io cerco di farli incontrare e fare in modo che si rappacifichino perché uno di loro sta morendo. A Milano è più probabile che un amministratore non se ne occuperebbe, perché non rientra nella nostra mansione.

Qual è la situazione più bizzarra capitata in 45 anni di professione?

Ne ho viste di tutti colori. Un episodio legato proprio alla gente umile con la quale abbiamo a che fare riguarda una donna famosissima a Napoli, che vicino al teatro doveva recitava Eduardo De Filippo, a Piazza San Ferdinando, aveva un “basso.” A Napoli il basso è una sorta di mini stanza che si affaccia direttamente sulla strada, infatti i famosi “bassi napoletani” sono dei locali popolati da tante persone piccolissimi e fatiscenti, e furono anche vietati. In questo basso lei vendeva caramelle e sigarette di contrabbando, dominava la piazza ed era molto ignorante. La stanza doveva viveva era in affitto e io curavo il patrimonio della proprietaria. Invitai l’affittuaria a stipulare il nuovo contratto di locazione; era molto ingombrante e già per farla venire in studio, da me, fu un’impresa. Le spiegai in cosa consisteva il contratto, pensando che lei comprendesse e infine presi la penna e le dissi dove doveva firmare e feci una croce. Lei mi guardo e disse: “Ma l’ha già fatta lei tale e quale”.

Adesso che si trova a New York con questo film, si è informato su come funzionano le riunioni di condominio qui?

Stamattina sono sceso presto perché volevo vedere com’è la vita condominiale qua. Purtroppo sono andato da solo e non parlo l’inglese, ma dal momento che mi ha accompagnato mio cognato che lo parla benissimo, perché a Napoli lavora alla NATO, domani me lo porto per informarmi. Poi sono stato in Cina, in India, ogni volta che viaggio la prima cosa che vado a chiedere è come funzionano i condomini. Ad esempio in Cina non esistono i condomini, esiste – come c’era una volta in Italia – il famoso “capo palazzo” che risponde alla municipalità, quindi non è un amministratore libero è una specie di controllore dello stato. In Brasile invece ci sono delle holding che riescono a tenere duemila condomini, come una cooperativa, come se fosse una società, non come da noi che il singolo fa l’amministratore. Ma anche io nel mio piccolo ho cercato di creare in Italia, a Napoli, una struttura holding, dove lavorano molti collaboratori.

 

L’Amministratore viene proiettato al Walter Reade Theatre, lunedì 9 giugno alle 6.30 pm e martedì 10 giugno all’1.30 pm.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter