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Il cielo senza confini di Guido Mattioni

Abbiamo intervistato Guido Mattioni che, nel suo secondo romanzo, Soltanto il cielo non ha confini, racconta di due gemelli messicani che riescono a superare il confine tra Messico e USA e le cui vite prenderanno due pieghe molto diverse. Una storia inventata ma che ha molto da dire a noi che accogliamo i migranti

Dai campi di fagioli di Surco en el Suelo (Messico) agli Stati Uniti; questo è il viaggio, ricco di speranze, avventure e capovolgimenti, che intraprendono Hernando e Diego, fratelli protagonisti di Soltanto il cielo non ha confini, il nuovo romanzo di Guido Mattioni. “Un confine – spiega l’autore – è una riga inventata, inesistente in Natura, tracciata arbitrariamente da pochi uomini per condizionare la libertà di movimento di altri individui; fa parte di ciò che chiamiamo Storia, è vero, ma sono libero di dire che è una gran schifezza di Storia”.

guidoGuido Mattioni, giornalista con alle spalle 35 anni di carriera a Il Giornale, è al suo secondo romanzo. Dopo l’autobiografico Ascoltavo le maree, Soltanto il cielo non ha confini parte da “un mio punto di vista formativo – spiega l’autore – nel senso del bagaglio di esperienza lavorativa e di abitudine alla frequentazione del mondo. Mondo che amo, dove mi trovo sempre e dovunque a mio agio; e forse è anche per questo che odio i confini”.

Mattioni ha vissuto sulla propria pelle la “crudeltà” delle barriere, non solo nel suo lavoro di inviato speciale negli Stati Uniti, a partire da quando, nel maggio 1986, inviato del settimanale Epoca, riuscì a inserirsi come giornalista embedded  in una pattuglia del Border Patrol, la polizia di confine incaricata di arginare l’immigrazione clandestina (“lungo il terribile confine che divide il Messico dagli Stati Uniti, ho visto cose che mi sono rimaste per sempre dentro, nel cuore, e ho sentito il bisogno di testimoniarle”); quel disagio l’ha incontrato sin da piccolo, “quando con i miei genitori andavamo a trovare amici da Udine, dove vivevo, a Gorizia. Quella rete metallica che allora divideva due mondi, l'Ovest dall'Est, mi faceva ribollire il sangue e probabilmente sono rimasto quel bambino, alla faccia dei miei sessant'anni suonati”.

Caino e Abele, ma anche Rocco e Simone di Rocco e i suoi fratelli, tante solo le immagini a cui potremmo accostare Hernando e Diego, i due gemelli che prendono vita dalla penna scorrevole e trascinante di Mattioni. “I Diego e gli Hernando li ho visti, su quel confine, nel buio, con l'acqua del Rio Grande alla cintola per inseguire il loro sogno americano – racconta l’autore -; li ho visti arrestare, li ho visti tremare di paura e di rabbia su un cellulare della polizia di confine, li ho visti ancora zuppi d'acqua sotto interrogatorio in una stazione del Border Patrol. La mia ispirazione è stato il mix di sensazioni provate allora. Una storia così è forse accaduta soltanto ieri o forse sta accadendo in questo preciso momento, da qualche parte tra Ciudad Juarez e El Paso”. I due fratelli messicani sono talmente diversi l’uno dall’altro, e così privi di sfaccettature nella loro cristallina incarnazione del “Bene” e del “Male”, da sembrare quasi stereotipi: “L'ho fatto proprio per stressare un concetto, per dimostrare come il diverso destino di due fratelli gemelli, nati e cresciuti nella stessa famiglia e con i medesimi principi, possa trasformarsi in un confine. Un confine esistenziale”.

libroE proprio grazie a questi moderni Atlanti del Bene e del Male, che capiamo quanto siano determinanti gli interventi del Paese che “accoglie” nel forgiare il destino di chi varca il confine. Che conseguenze avrà, ad esempio, la politica di respingimento che sta attuando Obama nei confronti dei minori non accompagnati proveniente dal Centro America? Mattioni non ha dubbi: “Se fossi al posto di Obama avrei molta più paura di quei bambini americani – troppi! – che imparano a usare armi automatiche regalate loro dai genitori, che non di piccoli chicanos in cerca di un padre e di una madre dai quali potranno ricevere senz'altro affetto, non pistole o mitragliatori. Penso che un domani potranno essere americani senz'altro migliori dei primi, quelli con l'occhio puntato su un bersaglio in un poligono di tiro. Obama, che pure non ha l'assillo della rielezione, sta di fatto assecondando la "pancia" dell'America (o meglio di una sua parte, e certamente non la migliore) anziché quel cervello e quel cuore che l'America ancora ha. Su questo il Presidente mi sta profondamente deludendo. I muri e le reti metalliche arginano forse il problema, che di certo non lo risolvono, ma che molto probabilmente lo aggravano”.

E se Mattioni non si occupa più delle cronache da Lampedusa, ha comunque le idee chiare anche sulle sfide che i movimenti migratori pongono ancora oggi all’Italia e all’Europa: “Ai politici, quantomeno a certi politici e al loro elettorato, vorrei dire che non possiamo pretendere di mutare la geografia e che il canale di Sicilia è in fondo per l'Europa quello che il Rio Grande è per il continente americano: un passaggio obbligato di chi è disperato, ci piaccia o no. Così come, ci piaccia o no, mettiamoci in testa che lo tsunami umano proseguirà fino a quando ci saranno mondi ingiusti e violenti (mondi che oltretutto siamo spesso noi, paesi ricchi, a creare, magari per diventare ancora più ricchi). All'Europa vorrei dire di vergognarsi per la sua colpevole ignavia, perché il problema non è solo italiano così come non è solo texano o californiano negli Usa. Agli italiani, soprattutto a quelli che gridano seccati ‘ributtiamoli in mare’, e poi magari vanno a messa tutte le domeniche, vorrei suggerire di mettersi una mano sulla coscienza e di sforzarsi di immaginare che cosa farebbe con quei disperati il Gesù Cristo che loro così assiduamente e indegnamente nominano e pregano. A chi tiene alla qualifica di ‘essere umano’ raccomanderei di avere sempre ben presente la propria condizione di privilegiati ai quali non è toccata in sorte la fuga da una guerra, dalla fame, da una persecuzione religiosa o da uno stramaledetto dittatore o califfo che sia”. E aggiunge, “mi sento profondamente onorato di essere compatriota dei pescatori siciliani per il cuore che ci mettono nel salvare quei disperati, anche a costo di perdere una nottata di lavoro; mentre mi vergognerei di essere cittadino di un Paese – la Spagna – i cui agenti non esitano a sparare sui clandestini. Negli occhi che vedo in tv, quelli che brillano nel buio sui barconi in arrivo sulle nostre sponde, rivedo la stessa luce, il medesimo mix di sentimenti, dalla paura alla speranza, che vidi 28 anni fa lungo il confine tra Messico e USA”.

E, forse, sono proprio loro, i cittadini che ogni giorno, volontariamente, aiutano i loro fratelli meno fortunati, ad aver capito che “il Padreterno, nella sua saggezza creatrice, di confini non ne ha mai tracciati. Ci ha pensato poi l'uomo, con la sua arrogante stupidità. E a dirlo è un vecchio laico, ma un laico che ha sempre avuto un gran rispetto del Padreterno. Anzi, di tutti i padreterni”.

 

 

Soltanto il cielo non ha confini è acquistabile in tutte le principali librerie “fisiche” d’Italia, nonché su quelle virtuali di Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Ibs, ecc, in versione sia cartacea che ebook. Chi vive negli Stati Uniti può acquistare sia il primo (Ascoltavo le maree) che il nuovo romanzo di Mattioni alla Libreria italiana Pino di San Francisco, che spedisce in tutti gli States. Ascoltavo le maree è disponibile anche in una versione self-published in inglese (Whispering Tides), disponibile sia su Amazon sia su Barnes and Noble. È in fase di scrittura il terzo romanzo di Mattioni, la cui uscita è prevista per il prossimo anno, “trent'anni di viaggi americani, quelle del popolo nomade che vive in continuo movimento da un angolo all'altro di quel grande Paese: per lavoro, per necessità, ma anche per scelta”.

 

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