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Billy Sacramento, attore italiano a Los Angeles in cerca dell’onda umana

Yari Gugliucci pubblica un secondo libro sul personaggio un po' "alter ego" che questa volta passa dal sesso sfrenato alla crisi d'identità. In questa intervista l'attore-scrittore ci spiega da dove nasce il bisogno di far rivivere il Billy affatto inventato 

Billy Sacramento ritorna a settembre con un’altra storia. Yari Gugliucci ci stupisce ancora con il suo libro “Secondo Billy Sacramento",  che si divora in poche ore e ti immerge in una storia che appartiene a molti di noi. Billy Sacramento inizia con il suo funerale. Cosa accadrà a il turbolento Billy che vuole cambiare assolutamente la sua vita disordinata e avventurosa? Il libro è già un successo editoriale e presto sarà tradotto in altre lingue (www.billysacramento.com). Yari Gugliucci, attore laureato in sociologia, attore straordinario che abbiamo apprezzato al cinema, a teatro e in fiction di successo e che suona anche il piano divinamente, si rivela al suo pubblico con “una penna”  talentuosa e sorprendente. Gli Stati Uniti Gugliucci li frequenta da molti anni da Los Angeles a New York. 

copertina

Yari Gugliucci in classifica con il suo secondo Billy. Yari ma chi è Billy Sacramento?

“Billy è un personaggio reale, un attore italiano che vive a Los Angeles. Il suo funerale ovviamente non può essere quello di un comune mortale visto che attira una folla di curiosi, amici e divi del cinema. Da qui parte la storia”.

Billy è il tuo alter ego?

“Lo è e non lo è. Mentre il primo libro è molto autobiografico, una sorta di diario, il secondo cambia registro. A New York mi fecero la stessa domanda ed io risposi: “Sentite, paragonandomi ad un autore minore come Sheakespeare…con il suo Riccardo III, un personaggio cattivo e marcio e Amleto, il Principe buono…io credo che Billy Sacramento sia un po’ Riccardo e un po’ Amleto”. Billy è un erotomane che nel primo libro si da al sesso sfrenato e che si salva alla fine grazie alla famiglia. Un finale buono, rassicurante. Nel secondo Billy, ha una crisi di identità. La trama è surreale. Lui vuole essere un anonimo ma mentre prima cercava forsennatamente il sesso ora ha bisogno di tanti corpi e allora eccolo alle file ai botteghini, alle mense dei poveri, alle stazioni in biglietteria: vuole sentirsi parte del mondo ed è in questi bagni di folla che Billy “respira”. Noi siamo molecole dell’umanità. E’ dunque un modo di essere un’onda umana.  A un certo punto accade qualcosa che gli cambia la vita nonostante le pressioni degli amici che non capiscono il suo “no” alla fortuna”.

Lucio Dalla era un tuo grande fan…

“Sì, è vero. Mi regalò il libro di Pessoa, un libro sull’inquietudine dove ci sono solo pensieri. E anche Billy è così: ci sono i suoi pensieri. Per esempio se devo parlarti della morte lo faccio in una sola pagina. Dell’amore in tre righe. Sono pensieri in movimento e appartengono all’uomo contemporaneo”.

Billy racconta la nostra vita fatta di social, di apparenza e basata sull’io.

“Sì. Noi oggi siamo andati oltre, siamo al bordo della vita. La famiglia, la religione, la scuola è tutto crollato. Siamo smarriti. Durante i miei masterclass, ultimamente, ho parlato di smarrimento e abbiamo riflettuto sulla morte del grande Robin Williams, lui ci ha dato una lezione. Lezione forte. Se Billy Sacramento parte dalla sua morte è perché metaforicamente la morte è una fuga”.

Tu hai interpretato magistralmente Giancarlo Siani, il giornalista napoletano ammazzato dalla camorra perché sapeva troppo. Oggi la libertà di stampa è seriamente a rischio?

“La libertà di stampa è il primo passo per una nuova civiltà. Leggendo un filosofo contemporaneo, a proposito di democrazia definisce la libertà di stampa come forma di anarchia. E’ uno strumento forte come le armi che se non sai usarlo può essere terribile. Quindi va gestita. In Italia io credo che siamo abbastanza liberi come informazione”.

L’Italia sembra non avere più il controllo dello Stato

“Sì perché manca la cultura. Vedi una volta c’erano grandi statisti e politici come Berlinguer, De Gasperi, Togliatti, Almirante, che tenevano discorsi al Paese ed avevano la cultura per guidare un popolo. Oggi abbiamo Ministri giovanissimi che non possono avere la gestione di Ministeri nevralgici proprio perché non hanno esperienza, cultura. Gestire un territorio è una cosa molto difficile. Vedi se pensi allo sbarco degli alleati in Sicilia grazie a Lucky Luciano, cosa ne è rimasto? Gli Americani sono tornati in Patria e la mafia ad oggi ha fatto quello che voleva,  senza una battuta di arresto. Oppure in Iraq si combatte, si caccia il monarca o il dittatore e poi si va via”.

 

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