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La sofferenza dei napoletani a New York per la scomparsa di Pino Daniele

Pino Daniele alla pizzeria napoletana Ribalta, nel West Village, nel 2013

Pino Daniele alla pizzeria napoletana Ribalta, nel West Village, nel 2013

Per una giornalista napoletana di passaggio da New York apprendere la notizia della morte di Pino Daniele è stato come "un colpo al cuore" e così la partita Cesena-Napoli diventa l'opportunità per ritrovarsi, alla pizzeria Ribalta nel Village, con altri napoletani e condividere il dolore

 

Napoli la riassumi in due parole. Calcio e musica. Ovunque nel Mondo, i napoletani restano legati alle loro tradizioni, alla loro storia di vita, alla loro squadra di calcio e a Pino Daniele, la loro musica.  New York non fa eccezione. Me ne sono accorta subito quando qui, da New York ho appreso la notizia che Pino Daniele era morto. Colto da infarto. Si scrive Pino Daniele, si legge Napoli. Pino è Napoli. Credo che tutti i napoletani nessuno escluso, abbiano legato almeno un momento della loro vita ad una poesia del Pino nostrano. Sapere che non c'è più è davvero un colpo al cuore, perché con Pino muore l'ultimo baluardo di napoletaneità nel Mondo.

Quando muore un personaggio famoso, noi giornalisti tiriamo fuori quello che in gergo si chiama "coccodrillo", un pezzo già pronto da pubblicare per l'evenienza, giusto per non farsi cogliere impreparati. Credo sinceramente che Napoli non era preparata a perdere la sua voce. E' stato strano viverlo da qui, a meno sei ore di fuso orario dalla mia Napoli: è stato come quando muore qualcuno di famiglia e tu non ci sei. Non è esagerato, è così. Il mio ricordo è andato subito a quando, esattamente un anno fa, il 5 gennaio del 2014 ho avuto l'onore di ascoltarlo al teatro Palapartenope di Napoli, nel tour Tutta n'ata storia. Lì c'era il Pinuccio old-style, quello degli Stazione Centrale, per capirci. Quello che sul palco di Fuorigrotta ha duettato con Tullio de Piscopo e James Senese, con Tony Caputo e col fratello Nello Daniele. Pino Daniele non cantava già più, tradito dal suo cuore debole, ma fu emozionante lo stesso perché diciamocelo, quello era il VERO Pino, quello di "Je sto vicino a te" e non certo di "Dubbi non ho". Da anni, non era più il Pino della protesta ma sapeva tornare ad esserlo quando era con la sua vecchia, prima band. Della vera Napoli. 

Oggi il Napoli, la squadra di calcio, gioca contro il Cesena e io da buona supporter, come dicono qui, non potevo certo perderla. E a New York, per vedere la partita c'è un solo posto dove devi andare: il Ristorante Ribalta, al West Village, dei napoletanissimi Rosario Procino & Pasquale Cozzolino. Il Napoli ha vinto, 1-4, non ha perso "In cas co' Cesen" come un giovanissimo e compianto Massimo Troisi diceva alla bella Giuliana De Sio, nel film "Scusate il ritardo". Ne approfitto per vedere la partita con i napoletani che sono qui. Troppa neve, orario strano (le 12, qui a NY), giorno di lavoro, il ristorante non è pieno. Ma lo è abbastanza per ricordare Pinuccio. Ai napoletani chiedo di parlarmi di lui e della polemica che ha accompagnato la notizia dei funerali a Roma e non a Napoli. Una polemica tanto forte da portare la famiglia (i figli, ndr) a consentire un ultimo saluto a Pino anche all'ombra del Vesuvio. Tra un gol e l'altro degli azzurri di Benitez, quelli che a Cesena osservano un minuto di silenzio per la voce di Napoli che ha smesso di cantare, ho raccolto le risposte dei napoletani. 

 

Rosario, 43 anni, ristoratore, napoletano, da 16 anni a New York 

Pino Daniele, cos'è stato per Napoli e qual è il tuo ricordo di Pino?

"Pino è Napoli. Ci sono tate anime della città ma per me lui è Napoli. Non è semplicemente un cantante: credo che tutti i momenti della mia vita siano legati a lui, dal primo bacio alla prima cotta, forse anche alla prima sigaretta. Quando sono arrivato qui, in America, ascoltare Pino mi faceva sentore un po' meno solo, mi ricordava Napoli. Ho avuto la fortuna di ospitarlo nel mio ristorante, di conoscerlo. Era timido e non distaccato o antipatico come qualcuno lo descriveva. Solo e semplicemente timido. Ci mancherà Pinuccio". 

Cosa pensi delle polemiche legate al fatto che i funerali si celebreranno a Roma anche se a Napoli ci sarà una commemorazione?

"Rispetto la famiglia ma era stato ingiusto negare l'ultimo saluto di Napoli al suo Pino. La decisione di una specie di "doppio funerale" mi sembra io minimo. Roma credo sia un po' troppo anti-Napoli in questo momento. Per la sepoltura a Grosseto, invece, penso sia una cosa solo della famiglia". 

Pensi che se lui avesse potuto scegliere, avrebbe scelto Napoli per farsi dire addio? 

"Io non penso che lui abbia scelto. Lui amava Napoli. I funerali a Roma credo siano una scelta dei figli e basta. Tra l'altro c'è una canzone di Pino, inedita che sa di testamento. Ovvio che potrebbe anche essere una scelta sua ma ne dubito".

 

Sergio, 39 anni, napoletano avvocato, in USA da 3 mesi

Cosa è Pino Daniele per te e per i napoletani?

"Pino è una parte importante di Napoli, è morta una parte di Napoli. Lui era il simbolo di Napoli nel Mondo, lui che l'ha sempre difesa. In un primo momento ho pensato fosse uno stupido scherzo, poi purtroppo ho capito che era vero".

Cosa pensi della doppia commemorazione? 

"Non ho seguito la polemica ma era assurdo non permettere a Napoli l'ultimo saluto al suo idolo".

 

Achille, 27 anni, napoletano, studente di giurisprudenza, in America "per amore"

Cosa è Pino Daniele per te e per i napoletani?

"Sapere che è morto mentre sto qui in USA è stato come perdere uno di famiglia e stare lontano. Lui è Napoli".

E cosa pensi delle polemiche sul funerale? 

"Onestamente penso che non abbia scelto lui… Bisogna rispettare le volontà del defunto. E infatti la scelta della doppia celebrazione lo dimostra. Da napoletano, avrei voluto i funerali a Napoli ma non avrei filmato per la petizione che qualcuno ha fatto partire sul web". 

E sulla sepoltura a Grosseto? Secondo te cosa voleva lui?

"Bella domanda… Non possiamo saperlo. Io penso che tutti siano legati a Napoli per Pino Daniele. Prima del match ci sarà un minuto di raccoglimento per Pino Daniele. Mi sembra il minimo". 

 

Pasquale, 37 anni, napoletano, ristoratore e chef, da 3 anni e mezzo a New York 

Cosa è Pino Daniele per te e per i napoletani? 

"Pino Daniele è stato la colonna sonora della mia gioventù. L'unico. E qui a New York ho avuto la fortuna di cucinare per lui. L'ho saputo subito della sua morte da un tweet su Internet. Non è facile da digerire…. E' come aver perso uno di famiglia. Uno che raccontava la vita attraverso tanti messaggi, canzoni che spesso sapevano di denuncia. Come 'Fatt na pizza'".

E cosa pensi di tutta la polemica per i funerali? 

"Pino Daniele deve essere celebrato a Napoli, il napoletano è la sua lingua. Napoli è stata la sua musa". 

 

Rosario e Pasquale ci informano che da Ribalta (48 E 12th St), domenica 11 gennaio, prima della partita Napoli-Juventus, ci sarà una cerimonia per commemorare la scomparsa di Pino Daniele.

 


Nunzia*Nunzia Marciano, napoletana in questi giorni negli Stati Uniti, è una giornalista di Canale 8, Tv di Napoli.

 

 

 

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